Dieta e ristorante: cosa mangiare?
Ultima modifica 12.04.2024
INDICE
  1. Perché mangiare al ristorante?
  2. Come si fa a non sgarrare la dieta mangiando fuori?
  3. Cosa mangiare in pizzeria quando si è a dieta?

Rimanere a dieta essendo "costretti" a mangiare al ristorante non è affatto semplice; oppure sì?

In realtà, tutto dipende dal contesto, dalla propria capacità di giudizio e scelta, nonché dalla motivazione e volontà.

Di seguito, parleremo brevemente di come gestire in modo corretto i pasti fuori porta, con specifico riferimento alla frequentazione di locali tipo ristorante o pizzeria.

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Perché mangiare al ristorante?

Questo articolo si riferisce prevalentemente a quelle situazioni nelle quali è "impossibile dire no".

Cosa significa? Dopo tutto, nessuno "ci punterà mai una pistola alla testa", imponendoci di mangiare fuori. Vero... ma, nel pratico, solo parzialmente corretto.

Da un lato troviamo le difficoltà logistiche e gestionali dei pasti e dei singoli alimenti fuori porta. Chi trascorre tutto il giorno fuori e intende mangiare solo ciò che è previsto nello schema del dietista, potrebbe essere obbligato ad organizzarsi tutti i giorni con un contenitore termico, oppure a cercare un forno a microonde per rigenerare le pietanze. Difficile, ma - di solito - non impossibile. In questa situazione rimane da capire "se ne valga la pena"; ovvero, si dovrebbero contestualizzare i pro- e i contro- sia delle alternative, sia del risultato che l'aderenza al sistema ci fornirebbe.

Dall'altro, dovremmo parlare anche di benessere mentale. Tale aspetto è davvero fondamentale alla buona riuscita della terapia dietetica, e si basa anche su un certo margine di flessibilità. Sappiamo che circa 1/5 di tutto ciò che mangiamo "deve" appagarci; pena, un maggior rischio di abbandonare il metodo. Pertanto, è fondamentale ascoltarsi e imparare a conoscersi.

Tirando le somme, possiamo quindi fare un importante distinguo:

  • chi sceglie di mangiare fuori "per lavoro", o a causa di esso;
  • chi vorrebbe mangiare fuori "per non dire no", con l'intento di mantenere un certo svago.

Nel secondo caso, la scelta di frequentare un ristorante quando si è a dieta rappresenta il primo forte indicatore di volontà e motivazione. Ciò significa che, se abbiamo deciso di intraprendere un percorso, lo abbiamo fatto consapevolmente alle rinunce necessarie rinunce; nel momento in cui ciò "pesasse troppo" dal punto di vista mentale, qualcosa non va.

Le decisioni richiedono una valutazione importante, riferita al "valore" dello "sgarro" (termine orribile) in questione. In pratica, è molto diverso accettare l'invito a una ricorrenza familiare che si verifica tre o quattro volte all'anno, rispetto a quello della solita compagnia di amici che esce due o tre volte a settimana. Ma è anche vero che, di giorno in giorno, emotivamente parlando, non abbiamo sempre gli stessi bisogni.

Come si fa a non sgarrare la dieta mangiando fuori?

Se decidessimo di attenerci il più possibile alla dieta mangiando al ristorante, avremmo sostanzialmente due possibilità:

  • Scegliere gli stessi alimenti, o prodotti dalle caratteristiche simili;
  • Scegliere un solo piatto, valutando "com'è fatto", aggiustando poi l'apporto complessivo nei pasti successivi.

A tal proposito, è doveroso un consiglio: non scegliete mai il locale che pensate possa cucinare in modo dietetico, ma, piuttosto, quello più disponibile nei confronti dei clienti. Mi spiego meglio...

Recarsi in un macrobiotico o in un vegano, o in un bar modaiolo, potrebbe comportare molte più difficoltà della trattoria di quartiere. Chi segue una linea "precisa" ha anche dei vincoli etici, pratici, morali. Diverso è per chi cucina senza abbracciare alcuna filosofia particolare.

Nel pratico, se nella dieta trovassimo: a pranzo 100 g di riso, 100 g di carne o pesce magro o formaggi light o uova, 250 g di verdure e 2 cucchiai d'olio, per prima cosa potremmo chiedere al cameriere <<Fate anche riso in bianco o pasta al pomodoro, e petto di pollo o pesce alla piastra con insalata?>> Nel 99% delle trattorie o dei ristoranti, vi risponderanno di sì.

Ma potrebbe anche succedere che la maggior parte dei colleghi scelga un posto diverso, oppure che nella zona dove "siete capitati" non ci sia un posto simile. In questi casi, la cosa migliore da fare è approfittarne per mangiare qualcosa di buono, limitando i danni quando possibile, e aggiustare la dieta nel resto della giornata.

Non fatevi ingolosire dall'ottimo prezzo che i ristoratori propongono per il "menù lavoro"; scegliete solo un piatto e accontentatevi.

Nel pratico, se nella dieta trovassimo gli stessi alimenti di cui sopra a pranzo, due frutti a metà pomeriggio, e, a cena: 150 g di carne o pesce magro o formaggi light o uova sode, 75 g di pane, 250 g di verdure e 2 cucchiai d'olio, potremmo decidere di:

  • Mangiare un primo o un secondo molto condito; questo ci porterà via gran parte dei grassi che ci spettano nella dieta e, pertanto, per far tornare i conti, dovremo sacrificare i condimenti;
    • Se il primo fosse "molto" abbondante, difficilmente avremo fame a metà pomeriggio, e potremmo decidere di sacrificare un frutto e una o de fette di pane della cena;
    • Se il secondo fosse "molto" abbondante, potremmo avere la necessità di sacrificare tutta o parte della pietanza serale, oltre al condimento.

Esistono, tuttavia, delle scelte che non possono essere compensate: parliamo, ad esempio, di fritti, grosse pizze, primi piatti giganti (tutti), insaccati cotti (cotechino, zampone, salama da sugo, bondiola ecc.), taglio "alla fiorentina" intero, porzioni oltre i 100 g di formaggi grassi ecc.

Cosa mangiare in pizzeria quando si è a dieta?

E' una domanda molto frequente. Diciamo che, se si è a dieta, la pizza non è esattamente il cibo più semplice da gestire nella quotidianità.

Ma è anche vero che:

  • Le pizze non sono tutte uguali;
  • Molte pizzerie propongono anche alcuni piatti da ristorante.

Una margherita media fornisce circa 700 kcal, delle quali la prevalenza è fornita da carboidrati e grassi. Aggiungendo altri ingredienti di origine animale, come salumi o formaggi, l'apporto energetico aumenta vertiginosamente. Possiamo, d'altro canto, diminuirlo eliminando la mozzarella.

L'aggiunta di verdure sembra una buona idea, ma, spesso l'utilizzo dell'olio per cucinarle è eccessivo. Ciò si traduce in un aumento energetico consistente, rispetto a quanto ci aspetteremmo.

Se consideriamo che una dieta ipocalorica per un uomo medio sedentario è di circa 1700-1800 kcal / die, e per una donna circa 1500-1600 kcal die (entrambe, ± 200/300 kcal, in base alle caratteristiche soggettive e al livello di attività fisica, escludendo gli atleti), la pizza non può rientrare ragionevolmente nello schema senza dover apportare sostanziali modifiche agli altri pasti.

In tutti i casi, la cosa migliore sarebbe "sapere prima" se ci si recherà in pizzeria. In tal caso, sarebbe possibile anticipare la modifica della dieta mangiando solo un secondo piatto con verdure nel pasto precedente.

Le pizzerie sono i locali peggiori dove mangiare se si è a dieta?

Assolutamente no. Con la pizza, "sappiamo di che morte morire", e possiamo limitare sensibilmente il problema.

In genere, sono molto (molto, molto) peggio gli wok sushi all-you-can-eat. Anche le più esili ragazze, oltrepassano facilmente il 50% dell'apporto calorico giornaliero in un singolo pasto.

Altri locali modaioli, come quelli che propongono poke bowls, sono letteralmente presi d'assalto da tutti i lavoratori che non intendono sforare con la dieta. Il problema è che mangiare "una cosa sola", mettendoci dentro tutto ciò che troviamo, non garantisce di limitare l'apporto calorico, soprattutto nel momento in cui si scelgono ingredienti come avocado, salmone, frutta oleosa, salse di vario genere ecc.

Per concludere, è possibile mangiare al ristorante rispettando la dieta, ma è sempre necessario capire se ne valga la pena nel caso specifico, e quali possibilità ci offre la ristorazione collettiva in genere. Se parliamo dell'eccezione, vale la pena mettere la dieta "nel cassetto" e godere di un pasto di qualità, in compagnia, piuttosto che ostinarsi a voler rispettare lo schema - soprattutto se la finalità è mera estetica, piuttosto che salutistica.

Autore

Dott. Riccardo Borgacci

Dott. Riccardo Borgacci

Dietista e Scienziato Motorio
Laureato in Scienze motorie e in Dietistica, esercita in libera professione attività di tipo ambulatoriale come dietista e personal trainer