Papilloma virus (HPV) nell’uomo

Che cos'è e quali conseguenze può avere

Con il contributo di MSD

Il papilloma virus umano (HPV) è un virus molto diffuso nella popolazione, che si trasmette principalmente per via sessuale. Quando se ne parla, sono ancora in molti a credere che si tratti di un problema quasi esclusivamente femminile, soprattutto per la dimostrata correlazione con il tumore del collo dell’utero. In realtà, l’uomo non è affatto esente dal rischio di contrarre l’infezione di cui l’HPV è responsabile e le conseguenze per la sua salute possono essere altrettanto importanti. Una volta contratto, il papilloma virus nell’uomo non sempre provoca sintomi: nella maggior parte dei casi, l’infezione si risolve spontaneamente grazie all’intervento del sistema immunitario. In altre occasioni, l’HPV si rende evidente con lesioni benigne della cute e delle mucose, chiamate condilomi o verruche ano-genitali (cioè escrescenze carnose di consistenza più o meno dura e di colorito variabile, dal rosa al brunastro). Altre volte ancora, nella popolazione maschile l’HPV predispone all’insorgenza di alcuni tumori del pene, dell’ano e dell’oro-faringe. Nonostante ciò, ancora oggi la consapevolezza sui rischi potenziali dell’infezione da HPV, soprattutto nell’uomo, è scarsa e troppo frequentemente si tende a sottostimare, erroneamente, la capacità del virus di causare tumori nell’uomo.

Considerata la premessa, cosa è importante sapere sul papilloma virus, quale impatto può avere l’HPV per la salute dell’uomo e cosa fare per proteggersi dall’infezione? Per un corretto approccio alla questione, abbiamo consultato il dottor Daniele Gianfrilli, ricercatore in Endocrinologia ed Andrologia presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale “Sapienza” Università di Roma, centro di riferimento nel panorama nazionale per la ricerca e prevenzione del papilloma virus umano declinato al maschile e diretto dal Prof Andrea Lenzi.

Papilloma virus: cos’è?

Il papilloma virus umano (HPV, dall’inglese Human papilloma virus) è un agente virale a DNA caratterizzato da un’ampia variabilità genetica: se ne conoscono oltre 130 sierotipi in grado d’infettare l’uomo. “Di questi, circa 40 tipi però si possono associare a patologie del tratto ano-genitale e oro-faringeo, sia benigne che maligne” spiega il dottor Daniele Gianfrilli. I cosiddetti “papilloma virus a basso rischio” (detti anche “a basso potenziale oncogeno”) provocano le già citate lesioni della pelle e delle mucose, come le verruche ano-genitali, i condilomi o i papillomi. Altri ceppi - come HPV 16 e il 18 - hanno, invece, un potenziale oncogeno, cioè sono fortemente associati a trasformazioni cellulari precancerose (chiamate displasie) che, se non trattate, possono evolvere in un vero e proprio tumore di ano, pene o cavo orofaringeo.

HPV: quali sierotipi sono più pericolosi per l’uomo?

Come anticipato, diversi papilloma virus correlano a differenti manifestazioni cliniche in chi li contrae. Più nel dettaglio, gli HPV responsabili di verruche cutanee e genitali hanno un potenziale oncogeno molto basso, quindi sono considerati meno pericolosi. Le patologie neoplastiche della sfera genitale maschile, dell’ano, del cavo orale (lingua, bocca, tonsille) e dell'orofaringe, associate all’infezione vede implicati, invece, alcuni genotipi del papilloma virus che presentano un alto potenziale oncogeno. Il professor Gianfrilli indica che “sono 12 i tipi più ad alto rischio con potenziale oncogeno (tra cui HPV 16, 18, 45, 31, 33, 52, 58 e 35), responsabili oltre che dei tumori della cervice uterina, anche di tumori anali, del pene, dell’orofaringe e del colon, sia nell’uomo che nella donna”.

Infezione da HPV negli uomini: quanto è comune?

L’infezione da papilloma virus umano è “una patologia a trasmissione sessuale molto diffusa che coinvolge il 40% della popolazione mondiale di entrambi i sessi” sottolinea il dottor Daniele Gianfrilli. Per quanto riguarda gli uomini, è stato stimato che almeno il 70% della popolazione maschile contragga l’HPV almeno una volta nella vita, anche se nella maggior parte dei casi l’infezione è transitoria.

Con quali modalità l’uomo può contrarre l’HPV?

Il papilloma virus umano si contrae prevalentemente attraverso rapporti sessuali di tipo orale, vaginale e/o anale. Qualsiasi forma di contatto intimo non protetto, inclusa la stimolazione manuale dei genitali e lo scambio di giocattoli erotici, può considerarsi una pratica a rischio, soprattutto in presenza di alcuni cofattori, come la tendenza ad avere numerosi rapporti non protetti, occasionali e frequenti con più partners sessuali. Va segnalato, poi, che molti soggetti sono contagiosi anche senza saperlo, in quanto portatori del papilloma virus umano o affetti da una forma asintomatica dell’infezione: questa sorta di “inconsapevolezza” favorisce il contagio e la diffusione dell’agente virale. “L’HPV si diffonde facilmente attraverso il contatto con la cute e le mucose. Ciò significa che è possibile contrarre il virus anche senza avere rapporti sessuali completi, cioè di tipo solo penetrativo. Tutti i tipi di rapporto sono quindi a rischio. Una stessa persona può essere inoltre infettata con più di un tipo di HPV” conferma il dottor Daniele Gianfrilli.

Quali problemi può causare l’HPV nell’uomo?

La maggior parte delle infezioni da HPV si risolve spontaneamente nell’arco di alcuni mesi, senza conseguenze per la salute. Tuttavia, quando il virus non viene eliminato dal sistema immunitario, l’infezione riesce a persistere, favorendo, a seconda del sierotipo implicato, l’insorgenza di lesioni nell’area genitale o nell’orofaringe. Per quanto riguarda i ceppi virali a basso rischio, il dottor Daniele Gianfrilli precisa che “le manifestazioni cutanee e mucose possono comparire dopo un periodo di incubazione che va da 1 a 6 mesi. Nell’uomo, le lesioni condilomatose si localizzano prevalentemente sul prepuzio, sul solco balano prepuziale, nel meato uretrale, a livello penieno e anale”. Quando l’infezione persiste, nel 5-10% circa dei casi, si registra un alto rischio di sviluppare lesioni pretumorali (displasie) a livello dell’ano, del pene o del distretto oro-faringeo. Alcune di queste alterazioni precancerose possono regredire spontaneamente nell’arco di qualche mese o anno o rimanere invariate. Una piccola percentuale di displasie correlate all’infezione da HPV può essere all’origine, invece, di tumori maschili, specie in presenza di alcuni cofattori che aumentano il rischio dell’evoluzione in senso neoplastico (come nel caso, ad esempio, degli stati di immunodepressione o delle infezioni persistenti).

Come viene diagnosticata l’infezione da HPV nell’uomo?

L’infezione da HPV nell’uomo viene riscontrata fondamentalmente con la valutazione clinica delle lesioni sospette. “Per questo motivo, una visita andrologica di routine consente una diagnosi precoce e, conseguentemente, un trattamento più efficace” ricorda il dottor Daniele Gianfrilli, aggiungendo poi che “mentre per la donna esiste una metodica di screening validata quale il Pap-test (per la prevenzione delle neoplasie della cervice uterina), per il maschio non esiste un vero e proprio test di screening standardizzato per l’infezione da HPV”. Per accertare la presenza del papilloma virus umano e determinare il sierotipo coinvolto nel processo patologico, l’iter diagnostico prevede la biopsia, cioè il prelievo di una piccola quantità di tessuto, poi oggetto di analisi citologiche e test per la ricerca del DNA virale mediante amplificazione con PCR (reazione a catena della polimerasi). Il professor Gianfrilli indica, poi, il brushing penieno come esame più sensibile nello stabilire l’infezione da HPV nell’uomo, rispetto a quello uretrale ed alla ricerca del virus nel liquido seminale, anche se ancora non del tutto applicabili nella normale pratica clinica. In tale contesto, accertamenti meno specifici sono, invece, la peniscopia e l’anoscopia con acido acetico al 3-5%: una volta applicata, la sostanza evidenzia eventuali lesioni non visibili ad occhio nudo, ma non permette la caratterizzazione del ceppo virale coinvolto.

HPV nell’uomo: che ruolo ha l’andrologo?

Tra i medici specialisti a cui far riferimento per l’iter che permette di confermare o escludere un’infezione da HPV nell’uomo c’è sicuramente l’andrologo. A prescindere dal sospetto di aver contratto il papilloma virus, il dottor Gianfrilli aggiunge che “effettuare visite andrologiche periodiche è sicuramente fondamentale per una diagnosi precoce dell’infezione e una prevenzione della diffusione, ma soprattutto consente una prevenzione primaria, tramite la corretta informazione del paziente”.

Esiste una cura per l’infezione da HPV nell’uomo?

Attualmente, non esiste una cura per l’infezione da papilloma virus umano, ma è possibile trattare le lesioni condilomatose, pretumorali o altre ad essa correlate, se il paziente non va incontro alla regressione spontanea. Quando necessario, sono disponibili diverse opzioni per gestire le conseguenze dell’HPV nell’uomo: trattamenti chirurgici locali, laserterapia, diatermocoagulazione o crioterapia delle lesioni e farmaci topici (come, ad esempio, antimitotici, caustici o induttori di interferoni). Come sottolinea il dottor Daniele Gianfrilli “nessuna evidenza scientifica suggerisce la superiorità di un trattamento rispetto all’altro e nessun trattamento singolo è ideale per tutti i pazienti e per tutte le manifestazione. In questo contesto è pertanto fondamentale un’adeguata prevenzione dell’infezione.

Come proteggersi dall’infezione da HPV: il profilattico è efficace?

In termini di prevenzione, evitare comportamenti sessuali irresponsabili che aumentano le probabilità di contrarre l’infezione da HPV è senza dubbio un intervento utile (ricordiamo, per esempio, un numero elevato di partners sessuali e il sesso non protetto). Ricorrere al profilattico, indossandolo correttamente ogni volta che si praticano dei rapporti sessuali, limita in maniera significativa il rischio di infezione, ma non lo elimina completamente. Tuttavia, l’uso del preservativo ha un’efficacia solo parziale nel prevenire l’infezione da papilloma virus nell’uomo, poiché il contatto con il virus può avvenire tra le parti non coperte dal profilattico. In generale, il contagio può avvenire tramite contatto delle lesioni su pelle o mucose di genitali e cavo orale, soprattutto se ci sono cellule virali attive e se sono presenti lacerazioni, tagli o abrasioni.

Perché si parla ancora troppo poco di HPV negli uomini?

Fino a qualche anno fa, l’attenzione nei riguardi delle infezioni causate dal papilloma virus umano si concentrava prevalentemente sul rapporto tra HPV e tumore della cervice uterina, ponendo come obiettivo primario la prevenzione delle neoplasie femminili. In realtà, le evidenze che dimostrano come il papilloma virus umano abbia un impatto anche sulla salute dell’uomo sono sempre più numerose e in continuo aggiornamento. Il dottor Daniele Gianfrilli conferma che “spesso, nell’uomo il problema viene sottovalutato poiché nella maggior parte dei casi l’infezione è asintomatica. L’uomo pertanto non si rende conto di avere l’infezione cosa che facilita anche la diffusione. Nell’immaginario collettivo inoltre - probabilmente anche a causa delle massicce campagne di prevenzione degli ultimi anni - l’infezione da HPV è immediatamente associata alla donna e al carcinoma della cervice uterina. L’HPV, invece, come precedentemente visto, può essere causa di patologie e di tumori che colpiscono anche gli uomini.” In conclusione, il migliore approccio dovrebbe coinvolgere entrambi i sessi, non trascurando la necessità di trasferire una completa e corretta informazione anche agli uomini sui rischi dall’infezione da papilloma virus e sulla possibilità di proteggersi in modo consapevole.

 

Contenuto sponsorizzato da MSD