Varianti Coronavirus SARS-CoV-2: Quali Sono e Cosa Sappiamo

Varianti Coronavirus SARS-CoV-2: Quali Sono e Cosa Sappiamo
Ultima modifica 11.05.2021
INDICE
  1. Introduzione
  2. Mutazioni e Varianti
  3. Varianti Coronavirus
  4. Sintomi e Manifestazioni
  5. Farmaci e Vaccini
  6. Individuazione delle Varianti
  7. Monitoraggio delle Varianti
  8. Come Proteggersi dalle Varianti?
  9. Contatto con Positivi alle Varianti

Le fonti consultate per la stesura di questo articolo sono i siti ufficiali del Ministero della Salute, dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), dell'Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) e dell'ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control).

Introduzione

Nel contesto dell'attuale pandemia, cresce sempre più la preoccupazione per le varianti del Coronavirus che si stanno diffondendo ormai ovunque.

Il nuovo Coronavirus - anche noto come 2019-nCoV o, più correttamente, SARS-CoV-2 - è il responsabile della sindrome respiratoria nota come COVID-19 e della pandemia che interessa ormai tutti i Paesi del Mondo.

Analogamente a qualsiasi altro virus, anche SARS-CoV-2 presenta una tendenza alla mutazione dando origine a varianti diverse, alcune di queste preoccupano più di altre. Vediamo quindi quali sono e cosa sappiamo sul loro conto. Prima di ciò, tuttavia, può essere utile fare un passo indietro e capire perché e cosa significa che il virus muta.

Per approfondire: Coronavirus: Cos'è? Sintomi e Contagio

Mutazioni e Varianti

Perché e cosa significa che il Virus Muta?

Partiamo con il dire che nei virus la mutazione del genoma è un fenomeno da considerarsi normale, soprattutto per quelli ad RNA quale è il SARS-CoV-2.

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Mutazioni del nuovo Coronavirus sono state osservate fin dalle primissime fasi della pandemia. Tuttavia, mentre alcune di esse non hanno un impatto di diretto e significativo beneficio per il virus, altre possono conferirgli caratteristiche che ne possono migliorare la sopravvivenza, come, ad esempio, una maggiore trasmissibilità, una maggiore patogenicità con induzione di una forma di malattia più severa (COVID-19 nel caso specifico di SARS-CoV-2) o la possibilità di "aggirare" l'immunità acquista dall'individuo in seguito ad un'infezione naturale o ad eventuali vaccini. Nel momento in cui il virus si "arricchisce" di queste caratteristiche si ha che fare con varianti che generano preoccupazione.

Varianti Coronavirus

Quali sono le Varianti di SARS-CoV-2 che stanno preoccupando di più?

Ad oggi (Febbraio 2021), le varianti del nuovo Coronavirus che suscitano le preoccupazioni maggiori sono tre e tutte si caratterizzano per mutazioni della proteina nota come "spike", ovvero quella proteina virale che consente allo stesso virus di "agganciarsi" alle cellule dell'organismo ospite.

Le tre varianti prendono il nome dal luogo in cui sono state isolate la prima volta e sono le seguenti:

Variante Inglese

La variante inglese è stata isolata per la prima volta in Gran Bretagna ed è stata segnalata all'OMS dal Regno Unito nel dicembre 2020. La variante è stata nominata come SARS-CoV-2 VOC 202012/01 (Variant of Concern, anno 2020, mese 12, variante 01) ma è anche nota come B.1.1.7.

Dai dati finora raccolti è emerso che questa variante possiede una maggior trasmissibilità e si ipotizza una maggiore patogenicità per la quale sono in corso degli studi. Fino ad ora non sono emerse evidenze di un eventuale effetto negativo nei confronti dei vaccini ad oggi disponibili.

Per approfondire: Variante Inglese SARS-CoV-2: perché preoccupa?

Variante Brasiliana

La variante brasiliana - anche nota come P.1 - è stata isolata per la prima volta in Brasile nel dicembre 2020. A inizio gennaio 2021, la sua presenza è stata segnalata anche in Europa, Italia compresa. Viene monitorata con attenzione in quanto dotata di maggior trasmissibilità e perché pare che possa diminuire l'efficacia dei vaccini.

In contemporanea, si stanno eseguendo studi per verificare se questa variante è in grado di causare un maggior numero di infezioni in soggetti che hanno già sperimentato la COVID-19 e che ne sono già guariti.

Variante Sudafricana

La variante sudafricana è stata isolata per la prima volta nell'ottobre 2020 in Sud Africa e ne è stata annunciata la scoperta all'OMS dalle autorità nazionali del Paese nel dicembre del 2020. In Sud Africa la variante è stata nominata 501Y.V2 ma è anche nota come B.1.351.

È stata segnalata per la prima volta in Europa nel dicembre 2020, dopo Natale, e viene tenuta sotto controllo in quanto manifesta una più elevata trasmissibilità e, anche in questo caso, pare possa avere un effetto negativo sull'effetto dei vaccini. Non è chiaro se possa dare origine ad una malattia più grave. Gli studi a riguardo sono ancora in corso.

Variante Indiana

La variante indiana - anche nota come B.1.617 - è stata identificata per la prima volta a ottobre 2020, poco dopo l'identificazione di quella inglese. Inizialmente, la variante indiana non ha suscitato particolare preoccupazione in Europa in quanto a destare il maggiore allarme è stata la rapidissima diffusione di quella inglese (B.1.1.7). Tuttavia, da quel momento, la variante in questione si è rapidamente diffusa sia India che in altri Paesi (Italia inclusa) e, ad oggi (aprile 2021), inizia a destare preoccupazione a causa della situazione drammatica in cui molte aree dell'India si trovano.

Aggiornamento 9 Maggio

Secondo il rapporto settimanale dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Salute) dell'9 maggio 2021, la variante indiana sembra avere una maggiore trasmissibilità ed evidenze preliminari suggeriscono una potenziale riduzione dell'efficacia di un anticorpo monoclonale impiegato nel trattamento di COVID-19, il bamlanivimab.

I potenziali impatti della variante indiana sull'efficacia dei vaccini e sull'efficacia delle altre terapie per la COVID-19, così come sul rischio di reinfezione rimangono, tuttavia, incerti. In merito si stanno conducendo diversi studi, pertanto, la situazione è in evoluzione.

Per approfondire: Varianti Coronavirus SARS-CoV-2: le Mutazioni del Virus

Sintomi e Manifestazioni

Come si presentano le malattie causate dalle Varianti del Nuovo Coronavirus?

Al momento pare che le malattie indotte dalle varianti di SARS-CoV-2 si manifestino con i medesimi sintomi con cui si manifesta la malattia causata dalle varianti precedenti.

Per approfondire: Coronavirus 2019-nCoV: Come Riconoscere i Primi Sintomi e Cosa Fare

Farmaci e Vaccini

I Farmaci e i Vaccini disponibili sono Efficaci contro le Varianti?

I vaccini al momento disponibili sembrano essere efficaci sulla variante inglese e un po' meno efficaci sulle varianti brasiliana e sudafricana, ma sono ancora in corso studi e approfondimenti a riguardo. Per quel che concerne la variante indiana, invece, al momento non si hanno ancora dati in merito all'efficacia dei vaccini, benché si ritiene improbabile che possano risultare del tutto inefficaci. Ad ogni modo, anche in questo caso gli studi sono in corso.

I produttori dei vaccini, inoltre, stanno studiando la possibilità di fare ulteriori richiami in modo da poter garantire la protezione anche dalle nuove varianti.

Per quanto riguarda i farmaci finora adottati nel trattamento della COVID-19 indotta da SARS-CoV-2, non vi sono ancora dati disponibili in merito. Pertanto, non è ancora possibile determinare se essi siano efficaci anche nel contrastare la malattia e/o nel migliorarne i sintomi quando questa viene scatenata da una delle varianti sopra menzionate. Anche in questo caso, gli studi sono ancora in corso. Da alcuni articoli preliminari, tuttavia, sembrerebbe che alcuni anticorpi monoclonali in fase di studio potrebbero non rivelarsi efficaci nei confronti delle varianti.

La situazione su fronte farmaci e vaccini, pertanto, è in continua evoluzione.

Individuazione delle Varianti

Le Varianti possono essere Diagnosticate tramite i Test attualmente impiegati?

Stando alle informazioni finora disponibili, sembra che i test diagnostici attualmente in uso funzionino correttamente anche nella rilevazione delle varianti. Come si legge sul sito ufficiale dell'Istituto Superiore di Sanità "il Ministero della Salute raccomanda l'uso di test molecolari non esclusivamente basati sul gene S. Si può ricorrere ai test antigenici, ma per le eventuali conferme sono necessari  i test antigenici non rapidi (di laboratorio) o quelli rapidi con lettura in fluorescenza (cioè letti con apposite apparecchiature), che garantiscano alta specificità e sensibilità".

Per approfondire:

Tampone Molecolare COVID-19: Test Molecolare Test Antigenico COVID-19 - Test Antigenici Rapidi Test Sierologici COVID-19: Cosa Sono e Come Funzionano?

Naturalmente, i test diagnostici non sono in grado di determinare quale variante ha colpito il paziente. Per conoscerla è necessario eseguire un test specifico noto come "sequenziamento", grazie al quale è possibile determinare l'esatto genoma del virus. Questo tipo di test, altamente specialistico, viene effettuato solo in appositi centri specializzati.

Monitoraggio delle Varianti

Come vengono Monitorate le Varianti del nuovo Coronavirus in Italia?

Nel nostro Paese le varianti vengono monitorate secondo le raccomandazioni dell'ECDC (dall'inglese European Centre for Disease Prevention and Control - Centro Europeo per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie) e sotto la coordinazione dell'Istituto Superiore di Sanità.

In particolare l'ECDC raccomanda di selezionare casualmente a livello nazionale - quindi, di sequenziare - almeno circa 500 campioni ogni settimana con le seguenti priorità:

  • Individui vaccinati contro SARS-CoV-2 che successivamente si infettano nonostante una risposta immunitaria al vaccino;
  • Contesti ad alto rischio, quali ospedali nei quali vengono ricoverati pazienti immunocompromessi positivi a SARS-CoV-2 per lunghi periodi;
  • Casi di reinfezione;
  • Individui in arrivo da Paesi con alta incidenza di varianti SARS-CoV-2;
  • Aumento dei casi o cambiamento nella trasmissibilità e/o virulenza in un'area;
  • Cambiamento nelle performance di strumenti diagnostici o terapie;
  • Analisi di cluster, per valutare la catena di trasmissione e/o l'efficacia di strategie di contenimento dell'infezione.

Le analisi delle varianti vengono effettuate nei laboratori delle singole Regioni o Province Autonome ai quali l'ISS ha chiesto di "selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus per individuare in particolare la presenza della variante inglese. Successivamente verrà poi individuata la presenza della variante brasiliana e, se necessario, anche quella sudafricana".

Come Proteggersi dalle Varianti?

Come riportato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS), al momento le misure per prevenire l'infezione rimangono invariate da quelle finora in uso. Pertanto, utilizzo delle mascherine, distanziamento sociale e igiene delle mani devono continuare ad essere rigorosamente adottate e rispettate in qualsiasi circostanza.

Naturalmente, è fondamentale rispettare anche tutte le indicazioni e le restrizioni imposte dalle normative attualmente in vigore.

Contatto con Positivi alle Varianti

Come ci si deve comportare in caso di Contatti con Positivi alle Varianti del Nuovo Coronavirus?

Il Ministero della Salute informa che i contatti dei pazienti con COVID-19 - sospetti o confermati - per infezione da variante devono:

  • Considerando la maggior trasmissibilità delle varianti, eseguire un test molecolare il prima possibile dopo l'identificazione e al quattordicesimo giorno di quarantena, allo scopo di consentire un ulteriore rintraccio dei contatti.
  • NON interrompere la quarantena al decimo giorno.
  • Nella settimana successiva il termine della quarantena, devono osservare rigorosamente le misure di distanziamento fisico, indossare la mascherina e in caso di comparsa di sintomi isolarsi e contattare immediatamente il medico curante.

Nota: questo genere di comportamento deve valere per tutta la popolazione.

Il Ministero della Salute aggiunge, inoltre, che il Dipartimento di prevenzione deve effettuare la ricerca retrospettiva dei contatti di un caso da variante confermato - cioè oltre le 48 ore e fino a 14 giorni prima dell'insorgenza dei sintomi dello stesso caso confermato - o di esecuzione del tampone nel caso in cui il caso sia asintomatico, allo scopo di identificare la possibile fonte di infezione ed estendere ulteriormente il tracciamento dei contatti ai casi eventualmente individuati.

Autore

Ilaria Randi
Laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, ha sostenuto e superato l’Esame di Stato per l’Abilitazione alla Professione di Farmacista