COVID-19 - Varianti SARS-CoV-2: Quali Sono e Cosa Sappiamo

COVID-19 -  Varianti SARS-CoV-2: Quali Sono e Cosa Sappiamo
Ultima modifica 05.05.2022
INDICE
  1. Introduzione
  2. Mutazioni e Varianti
  3. Varianti Coronavirus
  4. Sintomi delle Varianti
  5. Farmaci e Vaccini
  6. Individuazione delle Varianti
  7. Monitoraggio delle Varianti
  8. Come Proteggersi dalle Varianti?
  9. Contatto con Positivi alle Varianti
  10. Approfondimenti

Le fonti consultate per la stesura di questo articolo sono i siti ufficiali del Ministero della Salute, dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), dell'Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) e dell'ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control).

Introduzione

Nel contesto dell'attuale pandemia, cresce sempre più la preoccupazione per le varianti del Coronavirus che si stanno diffondendo ormai ovunque.

Il nuovo Coronavirus - anche noto come 2019-nCoV o, più correttamente, SARS-CoV-2 - è il responsabile della sindrome respiratoria nota come COVID-19 e della pandemia che interessa ormai tutti i Paesi del Mondo.

Analogamente a qualsiasi altro virus, anche SARS-CoV-2 presenta una tendenza alla mutazione dando origine a varianti diverse, alcune di queste preoccupano più di altre. Vediamo quindi quali sono e cosa sappiamo sul loro conto. Prima di ciò, tuttavia, può essere utile fare un passo indietro e capire perché e cosa significa che il virus muta.

Per approfondire: Coronavirus: Cos'è? Sintomi e Contagio

Approfondimento: Varianti COVID o Varianti di SARS-CoV-2?

In molte occasioni si legge o si sente parlare di "varianti COVID"; tuttavia, è bene precisare che tale dicitura non è corretta. Questo perché è il virus - in questo caso SARS-CoV-2 o nuovo Coronavirus, che dir si voglia - a mutare, quindi a generare varianti man mano che si diffonde e si replica. La COVID (Coronavirus Disease), invece, è la malattia che l'infezione virale è in grado di scatenare e qualsiasi variante può causarla.

Pertanto, è più corretto parlare di "varianti di SARS-CoV-2", piuttosto di "varianti COVID", benché ormai si tratti di una diciutura entrata a far parte del linguaggio comune.

Mutazioni e Varianti

Cosa significa che il Virus Muta e Come si formano le Varianti di SARS-CoV-2?

Partiamo con il dire che nei virus la mutazione del genoma è un fenomeno da considerarsi normale, soprattutto per quelli ad RNA quale è il SARS-CoV-2.

Una variante di un virus si genera quando questo, moltiplicandosi all'interno delle cellule dell'ospite, subisce una o più modificazioni - definite, per l'appunto, mutazioni - all'interno del suo genoma (o patrimonio genetico), rendendolo in questo modo differente rispetto al virus originario.

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Mutazioni del nuovo Coronavirus sono state osservate fin dalle primissime fasi della pandemia. Tuttavia, mentre alcune di esse non hanno un impatto di diretto e significativo beneficio per il virus, altre possono conferirgli caratteristiche che ne possono migliorare la sopravvivenza, come, ad esempio, una maggiore trasmissibilità, una maggiore patogenicità con induzione di una forma di malattia più severa (COVID-19 nel caso specifico di SARS-CoV-2) o la possibilità di "aggirare" l'immunità acquista dall'individuo in seguito ad un'infezione naturale o ad eventuali vaccini. Nel momento in cui il virus si "arricchisce" di queste caratteristiche si ha che fare con varianti che generano preoccupazione.

Varianti Coronavirus

Quali sono le Varianti di SARS-CoV-2 che stanno preoccupando di più?

Le varianti del nuovo Coronavirus che suscitano le preoccupazioni maggiori sono caratterizzate da differenti mutazioni, fra cui mutazioni della proteina nota come "spike", ovvero quella proteina virale che consente allo stesso virus di "agganciarsi" alle cellule dell'organismo ospite.

Le varianti di preoccupazione o VOC (dall'inglese Variants of Concern) sono state inizialmente nominate in funzione del luogo in cui sono state isolate la prima volta; in seguito, l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), ha deciso di rinominare le varianti con lettere greche di modo da evitare l'insorgere di discriminazioni nei confronti dei Paesi nei quali le varianti sono state identificate inizialmente. Vediamole più nel dettaglio.

Variante Delta (ex variante indiana)

La variante Delta - anche nota come B.1.617 - è stata identificata per la prima volta a ottobre 2020, poco dopo l'identificazione di quella inglese.

Il sito ufficile del Ministero della Salute dedicato al Nuovo Coronavirus afferma che la variante Delta "include una serie di mutazioni tra cui E484Q, L452R e P681R" e che si caratterizza per una "trasmissibilità dal 40 al 60% più elevata rispetto alla variante Alfa, ed è associata ad un rischio relativamente più elevato di infezione in soggetti non vaccinati o parzialmente vaccinati".

Per approfondire: Varianti Coronavirus SARS-CoV-2: le Mutazioni del Virus

Variante Omicron o BA.1

La variante Omicron - anche nota come BA.1 - ha iniziato a destare preoccupazione a fine novembre 2021. I primi casi sono stati segnalati in Botswana e Sudafrica.

La variante omicron presenta più di 30 mutazioni della proteina spike (ossia quella impiegata dal coronavirus per eludere le difese delle cellule del nostro organismo) e presenta quasi tutte le mutazioni delle varianti di preoccupazione (VOC).

Benché la presenza di mutazioni non significhi necessariamente che la variante in questione sia più rischiosa di quelle attualmente circolanti, omicron desta comunque preoccupazioni in quanto si teme possa essere più contagiosa e che possieda una capacità maggiore di eludere le difese immunitarie già sviluppate. Le ricerche si concentrano quindi in questo senso, ma per avere valutazioni tecnico-scientifiche più accurate sarà necessario attendere ancora. La situazione, pertanto, è in evoluzione.

Per approfondire: Variante Omicron SARS-CoV-2: Sintomi, Contagiosità e Vaccini

Variante Omicron 2 o BA.2

Anche la sottovariante di Omicron - chiamata comunemente Omicron 2 e indicata come BA.2 - rientra all'interno delle varianti di preoccupazione.

Tale sottovariante presenta modificazioni in alcune delle mutazioni di Omicron, incluse quelle nella proteina Spike. Sulla base dei dati finora disponibili, Omicron 2 appare più contagiosa di Omicron, ma - almeno pe ril momento - non sembra aumentare i casi di ospedalizzazione.

Per approfondire: Omicron 2: Cos’è una Sottovariante? Cosa Sapere su Omicron BA.2

Altre varianti Omicron

Oltre ad Omicron 1 e 2, rientrano nella lista delle varianti dipreoccupazione anche altri tipi di varianti Omicron, quali:

  • Omicron 3 (o BA.3);
  • Omicron 4 (o BA4);
  • Omicron 5 (o BA.5);
  • Varianti Omicron ricombinanti BA.1/BA.2, come la variante XE (si tratta di una variante di SARS-CoV-2 derivante dalla ricombinazione fra le varianti Omicron BA.1 e Omicron 2 BA.2, segnalata per la prima volta nel Regno Unito, a gennaio 2022).

Varianti di Interesse

Le varianti di interesse o VOI (dall'inglese Variants of Interest) sono varianti che ancora non preoccupano tanto quanto le VOC sopra descritte, ma che vengono monitorate in quanto presentano mutazioni genetiche che sono note per avere, o per le quali si prevede, la capacità di influenzare le caratteristiche del virus, come ad esempio trasmissibilità, gravità della malattia indotta, "fuga immunitaria" (cioè capacità di "eludere" le difese immunitarie), resistenza al trattamento, ecc.

Secondo quanto riportato dall'ultimo agiornamento dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, al momento non vi sono varianti di interesse circolanti.

Fra le varianti di interesse precedentemente circolanti, ne ricordiamo alcune:

  • Variante Epsilon
  • Variante Zeta
  • Variante Eta
  • Variante Theta
  • Variante Iota
  • Variante Kappa
  • Variante Lambda
  • Variante Mu

Varianti Sotto Monitoraggio (VUM)

Le varianti sottoposte a monitoraggio o a controllo (VUM - dall'inglese Variants Under Monitoring) sono varianti di SARS-CoV-2 individuate nel corso degli screening che vengono normalmente effettuati nel corso della pandemia, o sulla base di evidenze scientifiche preliminari.

Tali varianti vengono tenute sotto contorllo in quanto presentano mutazioni che si ritiene possano influenzare le caratteristiche del virus, rendendole simili ad alcune VOC, e comportando rischi e consguenze. Tuttavia, le prove a riguardo sono ancora deboli e l'evidenza dell'impatto fenotipico o epidemiologico ancora non è chiara e risulta quindi necessatio un loro monitoraggio e una valutazione successiva mentre si attende emergano nuove prove.

Fra le varianti tenute sotto monitoraggio, ritroviamo:

  • Variante B.1.640 (segnalata per la prima volta in diversi Paesi a settembre 2021, ha ricevuto la designazione di VUM nel novembre del medesimo anno).
  • Variante XD (variante ricombinante segnalata per la prima volta in Francia a gennaio 2022; ha ottenuto la designazione di VUM a inizio marzo 2022).
Per saperne di più sulle Varianti Ricombinanti, leggi anche: Deltacron: Sintomi, Contagio e Cosa Sapere sulla Variante COVID-19

Varianti Declassificate

Le varianti declassificate sono varianti di SARS-CoV-2, la cui classificazione è stata modificata secondo almeno uno dei seguenti criteri:

  • La variante non è più in circolazione;
  • La variante è in circolazione da molto tempo senza alcun impatto sulla situazione epidemiologica complessiva;
  • L'evidenza scientifica dimostra che la variante non è associata ad alcuna proprietà preoccupante.

Le varianti declassificate sono molteplici, fra queste, la più nota è la variante alfa (ex variante inglese).

Variante Alfa (ex variante inglese)

La variante Alfa è stata isolata per la prima volta in Gran Bretagna ed è stata segnalata all'OMS dal Regno Unito nel dicembre 2020. La variante è stata nominata come SARS-CoV-2 VOC 202012/01 (Variant of Concern, anno 2020, mese 12, variante 01) ma è anche nota come B.1.1.7.

Dai dati finora raccolti è emerso che questa variante possiede una maggior trasmissibilità che si traduce in un maggior numero di infezioni determinando, di conseguenza, anche un aumento dei casi gravi.

Fino ad ora non sono emerse evidenze di un eventuale effetto negativo nei confronti dei vaccini ad oggi disponibili.

Variante Beta (ex variante sudafricana)

La variante Beta è stata isolata per la prima volta nell'ottobre 2020 in Sud Africa e ne è stata annunciata la scoperta all'OMS dalle autorità nazionali del Paese nel dicembre del 2020. In Sud Africa la variante è stata nominata 501Y.V2 ma è anche nota come B.1.351.

È stata segnalata per la prima volta in Europa nel dicembre 2020, dopo Natale. Nonostante non sembri caratterizzarsi per una maggiore trasmissibilità, questa variante preoccupa in quanto potrebbe generare un effetto di "immune escape" nei confronti di alcuni anticorpi monoclonali. Dal momento che un simile effetto potrebbe riguardare anche l'efficacia degli anticorpi sviluppatisi in seguito a somministrazione del vaccino, la variante beta è attentamente monitorata.

Variante Gamma (ex variante brasiliana)

La variante Gamma- anche nota come P.1 - è stata isolata per la prima volta in Brasile nel dicembre 2020. A inizio gennaio 2021, la sua presenza è stata segnalata anche in Europa, Italia compresa. Viene monitorata con attenzione in quanto dotata di maggior trasmissibilità e perché pare che possa diminuire l'efficacia dei vaccini.

In contemporanea, si stanno eseguendo studi per verificare se questa variante è in grado di causare un maggior numero di infezioni in soggetti che hanno già sperimentato la COVID-19 e che ne sono già guariti.

Per approfondire: Variante Inglese SARS-CoV-2: perché preoccupa?

Sintomi delle Varianti

Come si presentano le malattie causate dalle Varianti del Nuovo Coronavirus?

Al momento, pare che i sintomi delle malattie indotte dalle varianti di SARS-CoV-2 alfa, beta, delta e gamma si manifestino con i medesimi sintomi con cui si manifesta la malattia causata dalle varianti precedenti.

Per approfondire: Coronavirus 2019-nCoV: Come Riconoscere i Primi Sintomi e Cosa Fare

L'eccezione sembra riguardare invece la variante Omicron, i cui sintomi paiono essere più lievi e con una durata di pochi giorni. Nonostante ciò, è opportuno precisare che per quanto riguarda gli individui suscettibili, la gravità dell'infezione sostenuta dalla variante Omicron di SARS-CoV-2 non è cambiata.

Per approfondire: Sintomi Omicron: Come Si Riconosce, Incubazione e Differenze Per maggiori informazioni: Variante Omicron: Perché sembra Meno Grave di Delta

Farmaci e Vaccini

I Farmaci e i Vaccini disponibili sono Efficaci contro le Varianti?

I vaccini sono e restano efficaci nel prevenire la COVID-19 in forma grave e le conseguenze, anche molto severe, che possono scaturire dalla contrazione della malattia, anche quando indotta dalle varianti, benché alcune di esse possano presentare mutazioni capaci di diminuirne, almeno in parte, l'efficacia.

I produttori dei vaccini, inoltre, stanno studiando la possibilità di fare ulteriori richiami in modo da poter garantire la protezione anche dalle nuove varianti.

Per quanto riguarda i farmaci finora adottati nel trattamento della COVID-19 indotta da SARS-CoV-2, vi sono alcuni dati che indicano una riduzione dell'efficacia di alcuni anticorpi monoclonali. Ad ogni modo, studi e osservazioni in merito sono tuttora in corso.

La situazione su fronte farmaci e vaccini, pertanto, è in continua evoluzione.

Per approfondire: Farmaci COVID-19: quali sono? Come si Cura la COVID?

Individuazione delle Varianti

Le Varianti possono essere Diagnosticate tramite i Test attualmente impiegati?

Stando alle informazioni finora disponibili, sembra che i test diagnostici attualmente in uso funzionino correttamente anche nella rilevazione delle varianti. Come si legge sul sito ufficiale dell'Istituto Superiore di Sanità "il Ministero della Salute raccomanda l'uso di test molecolari non esclusivamente basati sul gene S. Si può ricorrere ai test antigenici, ma per le eventuali conferme sono necessari  i test antigenici non rapidi (di laboratorio) o quelli rapidi con lettura in fluorescenza (cioè letti con apposite apparecchiature), che garantiscano alta specificità e sensibilità".

Per approfondire:

Tampone Molecolare COVID-19: Test Molecolare Test Antigenico COVID-19 - Test Antigenici Rapidi Tampone Rapido - Test Rapido COVID: Cos’è e Come Funziona?

Naturalmente, i test diagnostici non sono in grado di determinare quale variante ha colpito il paziente. Per conoscerla è necessario eseguire un test specifico noto come "sequenziamento", grazie al quale è possibile determinare l'esatto genoma del virus. Questo tipo di test, altamente specialistico, viene effettuato solo in appositi centri specializzati.

Monitoraggio delle Varianti

Come vengono Monitorate le Varianti del nuovo Coronavirus in Italia?

Nel nostro Paese le varianti vengono monitorate secondo le raccomandazioni dell'ECDC (dall'inglese European Centre for Disease Prevention and Control - Centro Europeo per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie) e sotto la coordinazione dell'Istituto Superiore di Sanità.

In particolare l'ECDC raccomanda di selezionare casualmente a livello nazionale - quindi, di sequenziare - almeno circa 500 campioni ogni settimana con le seguenti priorità:

  • Individui vaccinati contro SARS-CoV-2 che successivamente si infettano nonostante una risposta immunitaria al vaccino;
  • Contesti ad alto rischio, quali ospedali nei quali vengono ricoverati pazienti immunocompromessi positivi a SARS-CoV-2 per lunghi periodi;
  • Casi di reinfezione;
  • Individui in arrivo da Paesi con alta incidenza di varianti SARS-CoV-2;
  • Aumento dei casi o cambiamento nella trasmissibilità e/o virulenza in un'area;
  • Cambiamento nelle performance di strumenti diagnostici o terapie;
  • Analisi di cluster, per valutare la catena di trasmissione e/o l'efficacia di strategie di contenimento dell'infezione.

Le analisi delle varianti vengono effettuate nei laboratori delle singole Regioni o Province Autonome ai quali l'ISS ha chiesto di "selezionare dei sottocampioni di casi positivi e di sequenziare il genoma del virus per individuare in particolare la presenza della variante inglese. Successivamente verrà poi individuata la presenza della variante brasiliana e, se necessario, anche quella sudafricana".

Come Proteggersi dalle Varianti?

Come riportato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS), al momento le misure per prevenire l'infezione rimangono invariate da quelle finora in uso. Pertanto, utilizzo delle mascherine, distanziamento sociale e igiene delle mani devono continuare ad essere rigorosamente adottate e rispettate in qualsiasi circostanza.

Naturalmente, è fondamentale rispettare anche tutte le indicazioni e le restrizioni imposte dalle normative attualmente in vigore.

Contatto con Positivi alle Varianti

Come ci si deve comportare in caso di Contatti con Positivi alle Varianti del Nuovo Coronavirus?

I comportamenti da tenere in caso di contatto con caso positivo di COVID-19 sono disciplinati dalla normativa attualmente vigente in materia.

Più precisamente, ad oggi, le indicazioni sulle gestione dei casi positivi e dei contatti stretti di casi positivi sono contenute all'interno del nuovo Decreto Legge 24 marzo, 2022, n.24. Di seguito, tali indicazioni verranno brevemente riassunte, così come riportate sul sito Ufficile del Ministero della Salute. Il testo integrale del decreto è consultabile cliccando qui.

Casi positivi COVID-19

Coloro che, in seguito ad esecuzione di tampone molecolare o tampone antigenico, risultino positivi per SARS-CoV-2 devono essere sottoposte ad isolamento. In questo caso, valgono le medesime indicazioni riportate dalla Circolare n. 60136 del 30 dicembre 2021, ossia:

  • Necessità di almeno dieci giorni di isolamento dal primo tampone positivo, di cui gli ultimi tre senza sintomi (esclusi la perdita di gusto e di olfatto).
  • I giorni di isolamento si riducono a sette per colore che hanno ricevuto la dose booster, per chi ha completato il ciclo vaccinale da meno di 120 giorni o è guarito dal Covid-19 da meno di 120 giorni.
  • Si può uscire dall'isolamento soltanto dopo un test negativo. Se si è ancora positivi al test molecolare o antigenico e non si presentino sintomi da almeno 7 giorni (esclusi perdita di gusto o perdita di olfatto) si potrà interrompere l'isolamento al termine dei 21 giorni.

Contatti stretti

  • Gli individui che hanno avuto contatti stretti con soggetti confermati positivi al SARS-CoV-2 devono applicare il regime di autosorveglianza, consistente nell'obbligo di indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo FFP2, al chiuso o in presenza di assembramenti, fino al decimo giorno successivo alla data dell'ultimo contatto stretto.
  • Nel caso in cui durante il periodo di autosorveglianza si manifestino sintomi che potrebebro indicare una possibile infezione da SARS-CoV-2, si raccomanda di effettuare un test antigenico o molecolare per la rilevazione di SARS-CoV-2. In caso di risultato negativo, il test andrà ripetuto, se ancora sono presenti sintomi, al quinto giorno successivo alla data dell'ultimo contatto.
  • Gli operatori sanitari devono eseguire un test antigenico o molecolare su base giornaliera fino al quinto giorno dall'ultimo contatto con un soggetto contagiato.

Contatto Stretto: cosa si intende?

Per contatto stretto o "ad alto rischio" di un caso probabile o confermato COVID-19 si intende:

  • Una persona che vive nella stessa casa di un caso COVID-19.
  • Una persona che ha avuto un contatto fisico diretto con un caso COVID-19 (per esempio la stretta di mano).
  • Una persona che ha avuto un contatto diretto non protetto con le secrezioni di un caso COVID-19 (ad esempio toccare a mani nude fazzoletti di carta usati).
  • Una persona che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso COVID-19, a distanza minore di 2 metri e di almeno 15 minuti.
  • Una persona che si è trovata in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d'attesa dell'ospedale) con un caso COVID-19 in assenza di DPI idonei.
  • Un operatore sanitario o altra persona che fornisce assistenza diretta ad un caso COVID-19, oppure personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni di un caso COVID-19 senza l'impiego dei DPI raccomandati o mediante l'utilizzo di DPI non idonei.
  • Una persona che ha viaggiato seduta in treno, aereo o qualsiasi altro mezzo di trasporto entro due posti in qualsiasi direzione. rispetto a un caso COVID-19; sono contatti stretti anche i compagni di viaggio e il personale addetto alla sezione dell'aereo/treno dove il caso indice era seduto.

Gli operatori sanitari, sulla base di valutazioni individuali del rischio, possono ritenere che alcune persone, a prescindere dalla durata e dal setting in cui è avvenuto il contatto, abbiano avuto un'esposizione ad alto rischio.

Approfondimenti

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Autore

Ilaria Randi
Laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, ha sostenuto e superato l’Esame di Stato per l’Abilitazione alla Professione di Farmacista