Sindrome di Calimero: cos'è, come si manifesta e come affrontarla

Sindrome di Calimero: cos'è, come si manifesta e come affrontarla
Ultima modifica 29.02.2024
INDICE
  1. Sindrome di Calimero: cos'è
  2. Come si manifesta la sindrome di Calimero
  3. Perché ci sentiamo delle vittime? Il “locus of control”
  4. Sfogarsi fa bene?
  5. Come si affronta la Sindrome di Calimero

Sindrome di Calimero: cos'è

Sentirsi costantemente vittime delle circostanze, convinti che il mondo cospiri contro di noi, ci porta a percepire la vita come irrimediabilmente avversa, impedendoci di cogliere opportunità di crescita e cambiamento.

Per "sindrome di Calimero" si indica un atteggiamento vittimistico che porta a vivere ogni evento in maniera ostile. Proprio come Calimero, l'iconico personaggio dell'omonimo cartone animato, chi presenta questa problematica tende a lamentarsi spesso, considerandosi vittima degli altri e delle circostanze. Il termine "sindrome di Calimero" indica comunemente un modo di affrontare la vita attraverso la lente della vittimizzazione.

Come si manifesta la sindrome di Calimero

La sindrome di Calimero è una condizione che può caratterizzare alcuni periodi della nostra vita o indicare, più in generale, un modo proprio di alcune persone per affrontare la realtà. Chi riscontra questa problematica manifesta continue lamentele su se stesso e sugli altri, colpevolizzando per la propria condizione forze esterne a sé, come la sfortuna o il "karma".


In particolare, la sindrome di Calimero si manifesta con:

  • produzione di lamentele costanti, allo scopo di richiamare compassione, più che elaborare soluzioni;
  • uso di un filtro "negativo" nella lettura della maggior parte degli eventi;
  • senso di solitudine e incomprensione per la propria condizione;
  • overthinking e ruminazione riguardo eventi passati;
  • scarso senso critico, dove le proprie idee difficilmente sono messe in dubbio accogliendo punti di vista diversi dal proprio;
  • invidia e frustrazione verso i successi e le condizioni di altre persone;
  • scarsa empatia e sensazione di essere sempre "in credito" di giustizia e riconoscimento, tralasciando le emozioni e i bisogni delle altre persone;
  • senso di fallimento e sconfitta nel costante paragone con l'altro;
  • comunicazione manipolativa e basata sul senso di colpa;
  • deresponsabilizzazione su eventi passati, attribuendo la colpa a persone o circostanze al di fuori del proprio controllo, e tendenza a sottostimare la propria responsabilità nell'affrontare il presente.
Per approfondire: Overthinking: cos'è, quali sono i sintomi, le cause e come si cura

Perché ci sentiamo delle vittime? Il “locus of control”

La tendenza a sentirsi "vittima" della sfortuna, del destino o di altre persone, è manifestata da chi è solito spiegare gli eventi della propria vita attribuendo colpe esterne a se stesso, sottostimando la responsabilità personale sia nell'aver contribuito alle condizioni oggetto di lamentela, che nella propria emancipazione dalle stesse, senza dover dipendere dall'intervento di terzi.

Il modo in cui le persone percepiscono la "centrale di controllo" della propria vita è stato definito "locus of control" (Rotter, 1966). Chi possiede un locus of control interno vede se stesso come il principale artefice del proprio destino, collegando ciò che gli accade alle scelte effettuate personalmente. Dall'altra parte, chi ha un locus of control esterno tende a credere, invece, che gli eventi della propria vita siano determinati prevalentemente da fattori al di fuori del proprio controllo, come la sorte o le circostanze.
Avere un locus of control interno o esterno può impattare notevolmente su motivazione e impegno personali. Chi si percepisce come il principale responsabile degli eventi della propria vita è più incline a risolvere efficacemente i problemi, a gestire lo stress e a raggiungere la propria realizzazione. Al contrario, chi ha un locus of control esterno, come nel caso della sindrome di Calimero, può sentirsi spesso impotente, manifestando comportamenti passivi e umore depresso. Spesso, chi ha questo atteggiamento trova difficile raggiungere i propri obiettivi poiché la maggior parte delle energie è impiegata nel pessimismo e nella colpevolizzazione, piuttosto che nell'azione orientata: se "tanto va tutto male", non ci si preoccupa delle azioni concrete per provare a perseguire gli obiettivi desiderati o a migliorare le proprie condizioni.

Sfogarsi fa bene?

Quando ci si sente in balia degli eventi, può capitare spesso di avvertire il bisogno di lamentarsi. Parlare delle proprie emozioni, in alcuni casi, può dare conforto, creando un legame più profondo tra noi e l'interlocutore. Ma, sebbene comunemente si creda che sfogarsi sia utile per alleviare il disagio mentale, ritornare spesso sugli eventi spiacevoli, può riattivare la sofferenza emotiva, portandoci a rivivere nuovamente la situazione e alimentando ulteriormente le nostre percezioni distorte, senza procedere alla loro elaborazione. Lamentarci soddisfa il nostro personale bisogno di condivisione, ma non sembra essere una prassi efficace per elaborare l'esperienza emotiva. Inoltre, da un punto di vista relazionale, rendere i propri rapporti un contenitore di costanti vittimizzazioni e lamentele ha impatto anche sul grado di reciprocità e di soddisfazione percepite all'interno degli stessi, con conseguenze che potrebbero portare l'interlocutore ad allontanarsi da una relazione così "inquinata" e difficile da sostenere.


Inoltre, avere un pensiero orientato al vittimismo spinge a focalizzarsi solo sulle difficoltà, tralasciando del tutto, invece, le potenzialità della situazione, e innescando in un circolo vizioso di pensieri limitanti e senso di impotenza che allontanano notevolmente dalla soluzione del problema. La sindrome di Calimero ha ripercussioni sull'autostima e sul senso di autoefficacia di chi ne soffre, con un impatto generale sulla sua salute mentale. La percezione delle ingiustizie subite focalizza rigidamente la persona su di sé e sulla propria condizione di vittima.
In alcuni casi, la propensione a vedersi come una vittima può essere la manifestazione di un disagio mentale più profondo, come depressione o traumi. Affrontare questa condizione può essere, pertanto, il primo passo per rompere il ciclo della vittimizzazione e iniziare a prendersi carico del proprio processo di guarigione.

Come si affronta la Sindrome di Calimero

Sentirsi vittima degli eventi, attribuendo la colpe a cause esterne, porta chi manifesta la sindrome di Calimero a non guardare i propri limiti e le proprie responsabilità e, di conseguenza, a non imparare dai propri errori. Se questa problematica è attribuibile prevalentemente alla presenza di un locus of control esterno, è importante ricordare che questa tendenza non è una condizione statica, destinata a restare immutata nel tempo, ma, piuttosto, di un'attitudine che può essere modificata e allenata, attraverso un lavoro di consapevolezza e azioni pratiche. Prendere coscienza del proprio locus of control è il primo passo per affrontare la cosiddetta "sindrome di Calimero" e assumere finalmente un ruolo da protagonista nella propria vita. Attraverso la comprensione delle proprie abitudini mentali e il riconoscimento dei propri modelli di pensiero limitanti, sarà possibile iniziare un percorso di crescita orientato verso una maggiore flessibilità cognitiva e verso la creazione di una mentalità più resiliente.
In questo processo di trasformazione, cercare supporto e costruire una rete di sostegno diventa un aspetto fondamentale: un percorso con un professionista della salute mentale potrebbe essere molto utile per imparare ad aprirsi senza limiti e favorire la costruzione di un reale senso di autoefficacia.

Fonti

  • Bandura, A. (2001). Social cognitive theory: An agentic perspective.
  • Dweck, C. S. (2006). Mindset: The New Psychology of Success.
  • Lefcourt, H. M. (2013). Locus of control: Current trends in theory and research. Psychology Press.
  • Rotter, J. B. (1966). Generalized expectancies for internal versus external control of reinforcement. Psychological Monographs: General and Applied, 80(1), 1-28.
  • Seligman, M. E. P. (2011). Flourish: A Visionary New Understanding of Happiness and Well-being.

Autore

Dott.ssa Ilaria Albano
Dr. Ilaria Albano, psicologa con formazione in Psicologia Cognitiva e Neuroscienze, si occupa di divulgazione scientifica, benessere e empowerment. Founder del progetto "Psicologa Scortese", ogni sabato mattina ha una rubrica in diretta su Radiofreccia.