Marijuana per la Cura del Dolore

Generalità

L'uso della marijuana per la cura del dolore è diffuso e legalizzato in diversi Paesi ormai da moltissimo tempo. In Italia, invece, l'impiego della marijuana per contrastare il dolore è consentito dalla legge da poco più di dieci anni (2006).

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Naturalmente, l'uso della marijuana per la cura del dolore è legale solo se questa sostanza è prescritta dal medico e solo se è prodotta dagli enti preposti secondo rigorosi criteri disciplinati dalla legge.

In Italia, l'unico stabilimento autorizzato alla produzione della marijuana per la cura del dolore è il chimico-farmaceutico militare di Firenze.

Lo sapevi che…

La cura del dolore non è l'unica indicazione terapeutica approvata della marijuana. Infatti, la marijuana per uso terapeutico (quindi, quella prodotta dal suddetto stabilimento) può essere utilizzata anche per:

Composizione

Quali sono i Principi Attivi contenuti nella Marijuana per la Cura del Dolore?

I principi attivi di interesse medico-farmaceutico presenti all'interno della marijuana sono i cannabinoidi e, in particolare, il THC (o delta-9-tetraidrocannabinolo, un cannabinoide psicoattivo) e il CBD (cannabidiolo, un cannabinoide non psicoattivo).

Al THC sono imputate molte delle proprietà attribuite alla pianta, comprese quelle antidolorifiche che giustificano l'uso della marijuana per la cura del dolore. Il CBD, invece, è in grado di aumentare l'azione antidolorifica del THC e di prolungarne la durata d'azione, riducendone allo stesso tempo gli effetti collaterali, soprattutto quelli indotti a carico del tratto respiratorio e a livello cardiovascolare.

Dal momento che i cannabinoidi ritenuti importanti per l'effetto terapeutico sono THC e CBD, la marijuana per la cura del dolore impiegata in terapia dovrà essere titolata e standardizzata in questi principi attivi.

A questo proposito, ricordiamo che le varietà di marijuana che si possono impiegare in ambito medico sono molte, ognuna delle quali presenta un determinato contenuto di THC e di CBD. La marijuana per la cura del dolore prodotta in Italia si chiama Cannabis FM-2 ed ha un contenuto di THC compreso fra il 5% e l'8% e un contenuto di CBD compreso fra il 7,5% e il 12%.

Meccanismo d'azione

Come agiscono i Principi Attivi della Marijuana per la Cura del Dolore?

I principi attivi presenti nella marijuana per la cura del dolore sono in grado di esercitare la loro azione antidolorifica attraverso l'interazione con particolari recettori endogeni: i cosiddetti recettori per i cannabinoidi. Più nel dettaglio, tali recettori sono recettori di tipo inibitorio accoppiati a proteine G.

Attualmente, si conoscono due differenti sottotipi recettoriali: i recettori per i cannabinoidi di tipo 1 (CB1) e i recettori per i cannabinoidi di tipo 2 (CB2).

I recettori CB1 sono localizzati soprattutto nel midollo spinale, nel cervello e lungo le vie del dolore e sono implicati nella regolazione di diverse funzioni biologiche, compresa la trasmissione dello stimolo del dolore. Più precisamente, la loro attivazione dà origine ad una cascata di segnali che porta alla riduzione del segnale del dolore. I recettori CB2, invece, sono localizzati perlopiù in periferia e si ritiene siano coinvolti in attività immunomodulatorie.

I principi attivi della marijuana - in quanto cannabinoidi - sembrano esercitare la loro azione antidolorifica attraverso il legame con il recettore CB1 che porta all'attivazione dello stesso. Tuttavia, tale meccanismo d'azione è messo in discussione da alcuni studi secondo i quali l'azione antidolorifica sarebbe esercitata attraverso l'interazione del THC e del CBD con altri tipi di recettori.

Efficacia

La Marijuana per la Cura del Dolore è Efficace?

La risposta alla domanda è sì. La marijuana per la cura del dolore si è dimostrata efficace nel ridurre gli stimoli dolorosi in numerosissimi studi, tant'è che il suo impiego in quest'ambito è stato ufficialmente riconosciuto dalla medicina e approvato dalla legge.

Tuttavia, è doveroso precisare che la marijuana si è rivelata utile solo nel trattamento del dolore cronico; mentre non ha prodotto i medesimi risultati positivi in caso di dolore acuto. Inoltre, è bene precisare che la marijuana si rivela utile soprattutto nel trattamento del dolore cronico di tipo neuropatico, ossia nel dolore cronico che si scatena in seguito a lesioni del midollo spinale o a causa di patologie come la sclerosi multipla, la sclerosi laterale amiotrofica o la fibromialgia.

Via di Somministrazione

Come si assume la Marijuana per la Cura del Dolore?

La marijuana per la cura del dolore si può somministrare per via orale o per via inalatoria, attraverso differenti metodi. Tuttavia, con molta probabilità, il metodo di somministrazione maggiormente diffuso è rappresentato dall'assunzione del tè ottenuto dalla bollitura delle infiorescenze della pianta in acqua. In alternativa, la marijuana per la cura del dolore può essere assunta attraverso il metodo della vaporizzazione che consiste nell'inserire la sostanza all'interno di un vaporizzatore elettrico e nell'inalarne i vapori.

Ad ogni modo, sarà il medico ad indicare a ciascun paziente il metodo di somministrazione attraverso il quale assumere la marijuana per la cura del dolore.

Effetti Collaterali

Quali Effetti Collaterali può Provocare la Marijuana per la Cura del Dolore?

Generalmente, la marijuana per la cura del dolore è ben tollerata dalla maggior parte dei pazienti. Tuttavia, ciò non significa che essa non possa provocare l'insorgenza di effetti collaterali.

Difatti, analogamente a quanto avviene per qualsiasi altro farmaco, la marijuana per la cura del dolore può causare effetti indesiderati, anche se non tutti i pazienti li manifestano, o li manifestano in maniera differente l'uno dall'altro. I possibili effetti collaterali indotti dalla marijuana per la cura del dolore, infatti, possono variare in funzione di diversi fattori, come la durata del trattamento, la dose assunta, la via di somministrazione scelta e la sensibilità del paziente nei confronti della stessa marijuana.

Effetti collaterali acuti

Gli effetti collaterali acuti indotti dall'assunzione di marijuana per la cura del dolore, generalmente, insorgono poco tempo dopo la somministrazione e tendono a scomparire nel giro di qualche ora, o 2-3 giorni al massimo, dal termine dell'assunzione. Questi effetti dipendono - oltre che dalla sensibilità del paziente - dalla dose di marijuana assunta e consistono in:

Gli effetti psichici indotti dal consumo di marijuana per la cura del dolore sono imputabili ai cannabinoidi psicoattivi come il THC; mentre quelli non psicoattivi come il CBD non sono coinvolti in tali effetti, ma possono essere coinvolti nell'insorgenza degli effetti collaterali di tipo fisico.

Effetti collaterali a lungo termine

In seguito all'uso prolungato di marijuana per la cura del dolore possono manifestarsi effetti collaterali a lungo termine.

In particolare, si può sviluppare tolleranza per alcuni degli effetti indotti dalla sostanza, quali: gli effetti psichici, gli effetti antiemetici, gli effetti sulla pressione endooculare, gli effetti sulle funzionalità psicomotorie e gli effetti sul sistema cardiovascolare.

Inoltre, l'uso di marijuana per la cura del dolore in terapie a lungo termine può potenzialmente favorire la comparsa di dipendenza, anche se, generalmente, il rischio è minimo nell'ambito dell'uso terapeutico. Il rischio tende invece ad aumentare quando la marijuana viene assunta per scopi ricreativi (utilizzo che comunque è tuttora illegale in Italia).

Infine, in individui predisposti, l'uso di marijuana per la cura del dolore potrebbe favorire la comparsa di psicosi o altri disturbi psichiatrici.

Controindicazioni

Esistono Controindicazioni all'uso della Marijuana per la Cura del Dolore?

L'uso della marijuana per la cura del dolore presenta diverse controindicazioni che sono legate perlopiù allo stato di salute del paziente o a particolari fasi della vita. Difatti, l'impiego della marijuana nella terapia del dolore è generalmente controindicato:

  • In bambini e adolescenti, a causa dei possibili effetti negativi che la marijuana può esercitare sullo sviluppo cerebrale di questi pazienti;
  • In gravidanza e durante l'allattamento;
  • Nei pazienti affetti da patologie cardiovascolari;
  • Nei pazienti con malattie respiratorie;
  • Nei pazienti affetti da disturbi renali e/o epatici;
  • Nei pazienti che soffrono - o che hanno sofferto in passato - di disturbi psichiatrici;
  • Nei pazienti con tossicodipendenze (anche passate);
  • Nei pazienti in terapia con farmaci antipsicotici, antidepressivi o con altri farmaci psicoattivi.

Ad ogni modo, nonostante le suddette controindicazioni generali, sarà il medico - dopo un'attenta valutazione del rapporto fra i potenziali rischi e i benefici attesi per il paziente - a decidere, caso per caso, se prescrivere o meno la somministrazione di marijuana per la cura del dolore.


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