Il karma positivo e negativo in psicologia

Il karma positivo e negativo in psicologia
Ultima modifica 31.01.2024
INDICE
  1. Karma: come funziona in psicologia
  2. Cos'è il karma
  3. La lettura psicologica del karma
  4. Karma negativo: perché ricordiamo di più gli eventi spiacevoli?
  5. Bilanciare “karma positivo” e “karma negativo”

Karma: come funziona in psicologia

Molto spesso ci appelliamo al karma per spiegarci gli effetti delle nostre azioni e di tutto ciò che ci capita. Come funziona questa "bilancia cosmica" da un punto di vista psicologico?

Cos'è il karma

Il termine "karma" significa "azione" o "atto" ed è un concetto che trova le sue origini nelle tradizioni spirituali dell'India, in particolare nell'ambito del buddismo e dell'induismo. Secondo questo principio, ogni azione che compiamo influenza la nostra vita presente e futura. Il karma è una legge morale di causa ed effetto, nella quale i comportamenti individuali, sia positivi che negativi, determinano il corso della futura esistenza: le azioni buone generano un "karma positivo", portando, quindi, a esperienze piacevoli, mentre le azioni dannose generano un "karma negativo", con conseguenze sfavorevoli. Il "karma negativo" è spesso interpretato come una "forza punitiva" in grado di restituire gli effetti delle azioni ostili; al contrario, il "karma positivo" può manifestarsi attraverso connessioni significative, gratitudine e realizzazione personale, favorendo il benessere individuale e collettivo.
Attraverso la consapevolezza e il miglioramento del comportamento morale, il concetto di karma è da intendersi come un mezzo di apprendimento e crescita interiore che spinge l'individuo a sentirsi responsabile delle proprie azioni e del proprio destino e raggiungere uno stato di equilibrio e benessere.

La lettura psicologica del karma

Credere che le azioni passate influenzino il proprio destino fornisce una chiave di lettura per comprendere meglio il mondo ed essere consapevoli delle conseguenze delle proprie scelte. Da un punto di vista psicologico, il concetto di karma rientra nelle narrative personali che utilizziamo per dare un senso alle nostre azioni, creando attribuzioni e collegamenti tra ciò che facciamo e ciò che ci accade. La nostra mente si impegna costantemente nel trovare una "forma" alla realtà, producendo inferenze e significati al fine di dare ordine al caos e trovare spiegazione alla nostra stessa esistenza. Elaboriamo interpretazioni che collegano eventi, persone e atti in una trama che costruisce il senso di ciò che ci capita all'interno delle nostre vite.

Questa naturale tendenza dell'essere umano a definire i fenomeni del mondo, sebbene sia una guida preziosa per creare delle regole utili a orientarsi nell'incertezza e imprevedibilità degli eventi, può spesso condurre a errori e distorsioni cognitive.
Nella lettura che applichiamo alla nostra realtà, capita, infatti, che i momenti reputati positivi per la nostra realizzazione e il nostro benessere siano più spesso oscurati da un "filtro negativo" che ci porta ad amplificare l'impatto degli eventi spiacevoli sulla nostra intera esistenza. Quando crediamo fermamente in qualcosa, tendiamo, poi, a modellare le nostre azioni per adattarle a tali credenze, innescando un ciclo auto-perpetuante. È il caso della profezia che si autoavvera, che si verifica quando le nostre aspettative tendono a riprodurre la realtà attesa. In tal senso, se ci aspettiamo più di frequente un "karma negativo" in conseguenza alle nostre azioni, sarà più probabile predisporre, inconsapevolmente, le condizioni affinché si verifichino degli eventi a noi ostili. Focalizzarsi molto più spesso sul "karma negativo", come se avesse più rilevanza rispetto a quello positivo, è il frutto di nostre distorsioni cognitive che ci orientano maggiormente verso il ricordo di eventi spiacevoli.

Karma negativo: perché ricordiamo di più gli eventi spiacevoli?

Quando ci ritroviamo a riflettere sul passato, ci chiediamo spesso se ciò che abbiamo seminato tornerà indietro. Sia che siamo stati gli artefici di azioni dannose o le loro vittime, tendiamo a dare maggiore impatto alle azioni negative, come se queste ultime abbiano un'impronta indelebile nella nostra memoria. La tendenza umana a focalizzarsi su eventi negativi, conferendo a essi maggiore risonanza emotiva, è dovuta a diversi fattori, molti dei quali trovano radice nella nostra storia evolutiva. La memoria selettiva ci porta ad amplificare le esperienze negative, facendoci concentrare sulla necessità di percepire minacce e pericoli in modo sempre più acuto e attento; un meccanismo consolidato al fine di garantirci la sopravvivenza.
Questa asimmetria nella memorizzazione degli eventi porta spesso a una percezione distorta della realtà a favore del "karma negativo" e delle sue ripercussioni sulle nostre vite. Sbilanciarsi sulle azioni sfavorevoli, ci fa percepire le stesse come più frequenti negli eventi personali e collettivi; una distorsione cognitiva che ha un impatto significativo sulle relazioni interpersonali, sull'autostima e sul benessere emotivo complessivo.
Considerare la presenza di errori nel nostro modo di interpretare la realtà è un aspetto fondamentale per ridimensionare l'impatto del "karma negativo" nelle nostre interpretazioni di senso. Ricordiamo meglio e di più gli eventi dolorosi, ma questo non deve necessariamente oscurare tutto il resto: comprendere questi meccanismi può fornire un punto di partenza per bilanciare il nostro modo di leggere le esperienze e cambiare la nostra narrativa personale sugli eventi. Conoscere i principali errori dei nostri processi mentali ci permette di riflettere in modo meno viziato su ciò che ci capita, in questo caso, valorizzando maggiormente anche gli eventi che siamo soliti spiegare come frutto del "karma positivo".

Bilanciare “karma positivo” e “karma negativo”

Sebbene associato prevalentemente a contesti spirituali, quello del karma è un principio che può avere implicazioni rilevanti anche da un punto di vista scientifico. Le nostre azioni sono modellate dalla nostra percezione della realtà, con effetti sulla formazione dei ricordi e sulla creazione delle aspettative. Nonostante la propensione a focalizzarci maggiormente sugli eventi negativi, possiamo ampliare le nostre riflessioni includendo anche l'impatto positivo delle azioni che riceviamo o che mettiamo in atto. Il concetto di karma ci invita, quindi, a considerare sui tutti gli eventi che ci succedono, sia positivi che negativi, e le loro conseguenze trasformative.
Esplorare le diverse lenti interpretative che utilizziamo per dare un senso a ciò che viviamo, non solo arricchisce di complessità la comprensione della mente umana, ma può aprire la strada a una conoscenza individuale libera da distorsioni interpretative. Siamo costantemente impegnati in interpretazioni di senso sui fenomeni che osserviamo; la narrativa scelta per spiegare le cose che ci capitano, può avere il potere di riprodurre la realtà attesa. Pertanto, riconoscere l'impatto delle nostre attribuzioni ci può rendere più consapevoli nella selezione delle nostre interpretazioni personali, contribuendo a una elaborazione più accurata del mondo fuori e dentro di noi.

 

Fonti

  • Bandura, A. (1986). Social Foundations of Thought and Action: A Social Cognitive Theory. Prentice-Hall.
  • Dennett, D. C. (1987). The Intentional Stance. MIT Press.
  • Festinger, L. (1957). A Theory of Cognitive Dissonance. Stanford University Press.
  • Seligman, M. E. P. (1991). Learned Optimism: How to Change Your Mind and Your Life. Knopf.

Autore

Dott.ssa Ilaria Albano
Dr. Ilaria Albano, psicologa con formazione in Psicologia Cognitiva e Neuroscienze, si occupa di divulgazione scientifica, benessere e empowerment. Founder del progetto "Psicologa Scortese", ogni sabato mattina ha una rubrica in diretta su Radiofreccia.