Artrosi: come inizia? di R.MyPersonalTrainer

Il processo artrosico

L'evento  scatenante  iniziale può rimanere sconosciuto, oppure può essere rappresentato da un trauma o dall'usura per un abuso dell'articolazione, o per una incongruità dei capi articolari dovuta  a malattie articolari di svariata origine, oppure ancora per danni vascolari o per una alterata innervazione, o per cause endocrine che inducono un danno articolare (acromegalia, Cushing, farmaci con cortisone, ipotiroidismo, diabete mellito).
La prima lesione consiste in un rammollimento ed un appiattimento nella sede di massimo appoggio delle cartilagini opposte. Vengono in tal modo attivati i condrociti, che sono le cellule che producono la cartilagine e che ivi risiedono. L'attivazione dei condrociti si  traduce nella formazione accelerata di nuove fibre di collagene, più sottili e disorganizzate che di norma; inoltre, essi liberano in sede degli enzimi degradativi: viene così favorito l'automantenimento di un  processo cronico di infiammazione modesta e di degradazione della struttura cartilaginea. Essa, ormai debole, pian piano si frattura perché il liquido che la bagna, chiamato liquido sinoviale, si insinua all'interno dei suoi anfratti durante i movimenti articolari, provocando dei veri e propri "crolli cartilaginei" che espongono a nudo l'osso, che diviene più denso. Sin dal primo periodo di sofferenza articolare si verificano, nelle zone meno sottoposte a carico, ai margini dell'articolazione, delle nuove formazioni di osso chiamate osteofiti, che si sviluppano tanto maggiormente quanto più lento è il decorso  dell'osteoartrosi e sono considerati un tentativo inadeguato di riparazione ossea. Le microfratture, l'infiammazione della sinovia (sinovite), che è la capsula che riveste l'articolazione, gli osteofiti e l'incongruenza articolare si sommano quali cause di dolore. Quando la degenerazione è così avanzata che la morte dei condrociti e la distruzione della cartilagine non possono più essere bilanciate dalle capacità riparative delle cellule residue, sopravviene lo stadio ultimo di instabilità e distruzione articolare con invalidità irreversibile.


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Ultima modifica dell'articolo: 16/01/2017