Artrosi: come inizia?
Ultima modifica 28.01.2020

Processo Artrosico

L'evento  scatenante  iniziale può rimanere sconosciuto, oppure può essere rappresentato da un trauma o dall'usura per un abuso dell'articolazione, o per una incongruità dei capi articolari dovuta  a malattie articolari di svariata origine, oppure ancora per danni vascolari o per una alterata innervazione, o per cause endocrine che inducono un danno articolare (acromegaliaCushing, farmaci con cortisone, ipotiroidismo, diabete mellito).

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La prima lesione consiste in un rammollimento ed un appiattimento nella sede di massimo appoggio delle cartilagini opposte. Vengono in tal modo attivati i condrociti, che sono le cellule che producono la cartilagine e che ivi risiedono. L'attivazione dei condrociti si  traduce nella formazione accelerata di nuove fibre di collagene, più sottili e disorganizzate che di norma; inoltre, essi liberano in sede degli enzimi degradativi: viene così favorito l'automantenimento di un  processo cronico di infiammazione modesta e di degradazione della struttura cartilaginea. Essa, ormai debole, pian piano si frattura perché il liquido che la bagna, chiamato liquido sinoviale, si insinua all'interno dei suoi anfratti durante i movimenti articolari, provocando dei veri e propri "crolli cartilaginei" che espongono a nudo l'osso, che diviene più denso. Sin dal primo periodo di sofferenza articolare si verificano, nelle zone meno sottoposte a carico, ai margini dell'articolazione, delle nuove formazioni di osso chiamate osteofiti, che si sviluppano tanto maggiormente quanto più lento è il decorso  dell'osteoartrosi e sono considerati un tentativo inadeguato di riparazione ossea. Le microfratture, l'infiammazione della sinovia (sinovite), che è la capsula che riveste l'articolazione, gli osteofiti e l'incongruenza articolare si sommano quali cause di dolore. Quando la degenerazione è così avanzata che la morte dei condrociti e la distruzione della cartilagine non possono più essere bilanciate dalle capacità riparative delle cellule residue, sopravviene lo stadio ultimo di instabilità e distruzione articolare con invalidità irreversibile.

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