Scarpe da Corsa: la Giusta Calzatura da Running

Scarpe da Corsa: la Giusta Calzatura da Running
Ultima modifica 29.05.2019
INDICE
  1. Introduzione
  2. Scarpe da Allenamento
  3. Scegliere le scarpe da corsa in base al peso
  4. Scegliere le scarpe da corsa in base al terreno di allenamento
  5. Scegliere le scarpe da corsa in base al tipo di appoggio plantare
  6. Inserti Antishock ed Consumo Generale della Calzatura
  7. Conclusioni

Introduzione

E' senz'altro vero che, se la ricerca della performance è l'obiettivo primario che atleti e tecnici inseguono, la ricerca tecnologica nell'ambito delle attrezzature sportive si  è indirizzata  anche  allo sviluppo di strumenti ed indumenti che riducano al minimo la possibilità di infortuni a carico dell'apparato locomotore. Da  qui  si evince l'importanza per l'allenatore  di conoscere le caratteristiche degli attrezzi per poter indirizzare l'atleta verso la scelta più adatta alle proprie specifiche esigenze. 

Scarpe da Corsa: Come Sceglierle Shutterstock

Anche nel mondo dello sport, come e più che in altri campi, negli ultimi tre decenni si è registrato un notevole sviluppo delle tecnologie al servizio dell'atleta, volte sia ad ottimizzarne la prestazione in gara che a renderne più efficaci e redditizi gli allenamenti.

In questo articolo parleremo di scarpe, con specifico riferimento all'impiego di nuove formee materiali (leggeri, traspiranti, caldi, impermeabili), sempre più confortevoli e performanti.

Per approfondire: Classificazione delle Scarpe da Corsa - Running

Scarpe da Allenamento

Per alcuni atleti la calzatura rappresenta l'unico strumento necessario ad effettuare la prestazione, ad esempio nell'atletica leggera. In questi casi esiste una tipologia di scarpa bene precisa per ogni specialità.

Ad un cofronto generale, le scarpe moderne differiscono rispetto a quelle precedenti per: design, materiali e filosofia progettuale - attualmente è influenzata dagli studi biomeccanici che si sono susseguiti nell'arco degli ultimi anni.

Da calzature semplici con tomaia in pelle prodotte negli anni '60, si è passati alle tomaine in finta pelle e spoiler sopra il tallone più in auge negli anni '70; arivando - nel decennio successivo - a costruire modelli con tomaie in nylon, materiale che ha reso possibile ottenere modelli sempre più leggeri e sui quali cominciarono ad essere installati i primi sistemi ammortizzanti nel tacco - sotto forma di cilindretti.

Gli anni "90 sanciscono lo sviluppo e l'adozione pressoché universale dei sistemi ammortizzanti: supporti ad aria, in gel, a rete, inserti in plastica ed altri materiali iniziarono a venire posizionati nono solo nel tallone, ma anche nella parte anteriore della calzatura. Il tutto in parallelo agli inserti stabilizzanti ed ai materiali speciali impiegati per la costruzione di suole, intersuole e tomaie.

Può la scelta della giusta calzatura da allenamento contribuire a ridurre l'incidenza degli infortuni articolari e muscolo-tendinei nell'atleta?

Per rispondere a questa domanda occorrerebbe valutare sia le caratteristiche antropometriche del soggetto e le sue attitudini d'allenamento, sia il cosiddetto appoggio plantare e il consumo delle scarpe precedenti.

Nel dettaglio, più sotto vedremo:

  1.  Scelta della scarpa in rapporto al peso dell'atleta
  2.  Scelta della scarpa in rapporto al terreno di allenamento
  3.  Scelta della scarpa in base al tipo di appoggio plantare
  4.  Gli inserti antishock ed il consumo generale della calzatura.

Scegliere le scarpe da corsa in base al peso

Il peso dell'atleta può variare notevolmente. I corridori non sono tutti fondisti leggeri. Tra di loro riconosciamo mezzofondisti, decatleti ecc. Inoltre, molti utilizzano il running come mezzo di allenamento complementare, non come disciplina specifica.

Una calzatura costruita e strutturata per atleti leggeri mal si presterebbe ad essere utilizzata da un atleta pesante; i materiali impiegati, le capacità ammortizzanti dei sistemi antishock e la struttura stessa della scarpa sono concepiti diversamente.

Non è sufficiente dunque scegliere il numero giusto della scarpa che più piace, ma anzi, egli dovrebbe soffermarsi a valutare le caratteristiche strutturali dei vari modelli.

Un atleta "pesante" che pratica running sull'asfalto o effettua un allenamento basato su balzi e saltelli con una scarpa ultraleggera potrebbe, specie con allenamenti ripetuti, avere maggiori possibilità di sovraccarico in prossimità delle strutture articolari e  muscolo-tendinee coinvolte in queste azioni.

Ciò proprio a causa dell'impossibilità strutturale, da parte della calzatura, di espletare una efficace azione stabilizzante ed ammortizzante nelle varie fasi di appoggio al suolo.

Tutte le principali case costruttrici hanno in catalogo calzature dalle caratteristiche differenti per adattarsi al peso di ogni atleta che può così facilmente orientarsi verso l'attrezzo che meglio si accorda con la propria massa corporea e con il tipo di allenamento che dovrà compiere.

Attenzione!

A seguito di infortuni o idolenzimenti vari, spesso si tende a demonizzare la scarpa sbagliata. Questo tuttavia, non è sempre vero.

Esistono persone pesanti che corrono con scarpe pressoché prive di ammortizzazione, anche per lunghe distanze, senza avere alcun riscontro negativo.

Perché? Anzitutto per questioni di soggettività. Ma anche perché oggi come oggi si è scoperta l'importanza di una efficiente risposta neuro-muscolare alla corsa.

Una persona con scarsa capacità di attivare la muscolatura degli arti inferiori, o che sbaglia il passo, va presto incontro a destabilizzazione e sovraccarico funzionale.

Recuperare la capacità di attivazione e coordianzione neuro-muscolare invece, con esercizi specifici, permette di migliorare questo aspetto diminuendo le probabilità di infortunio o indolenzimenti vari.

Questa fase "rieducativa" può durare anche diversi mesi, durante i quali il soggetto non dovrebbe correre - è quindi logico che trattasi di strategie utili ai dilettanti o agli amatori. Difficilmente un agonista presenta scompensi così gravi da un momento all'altro.

Scegliere le scarpe da corsa in base al terreno di allenamento

Un altro importante aspetto che l'atleta dovrebbe considerare al momento di scegliere una scarpa è quello relativo al fondo sul quale dovrà effettuare i propri allenamenti.

Escludendo le calzature specialistiche, una calzatura da running "media" presenta una suola moderatamente tassellata che permette una buona resa su quasi tutte le superfici (tartan, asfalto, erba, sabbia, linoleum ecc.) ma che perde le proprie caratteristiche di aderenza su fondi sterrati e fangosi.

Proprio come per il motocrossista che equipaggia il proprio mezzo con gomme tassellate, l'atleta che si allena su fondi pesanti necessita di calzature realizzate specificamente per tale uso: le caratteristiche salienti vanno ricercate in una struttura notevolmente più robusta che si accompagna però spesso ad un maggior peso e ad una suola fortemente tassellata, che permette un grip ottimale sui fondi pesanti (cross).

Se dunque l'atleta decide di effettuare i propri allenamenti su questo tipo di terreno dovrà necessariamente tenere presente che l'utilizzo di queste specifiche calzature può garantire una maggiore sicurezza, in quanto la migliore aderenza può metterlo al riparo da scivolate e conseguenti possibili infortuni che possono pregiudicare la seduta di allenamento o, addirittura, condizionarne  l'intera preparazione.

L'alteta che scelga di allenarsi nel cross deve sapere che i dissestamenti possono mettere a dura prova l'organismo. In tal senso, una buona preparazione propriocettiva e di potenziamento a secco può partecipare all'ottimizzazione della prerformance di running.

Attenzione!

Per molti anni si è diffusa la convinzione che il miglior terreno d'appoggio sia quello morbido.

Questo è sbagliato, perchè incompleto. Nel senso che chi soffre i terreni eccessivamente rigidi, potrà trarre un giovamento in tal senso.

Viceversa, chi soffre di problematiche relative alla "stabilità", correndo sull'erba o sullo stessato, potrebbe peggiorare non pcoo la situazione.

Scegliere le scarpe da corsa in base al tipo di appoggio plantare

Molti praticanti, probabilmente, dopo un utilizzo continuo, avranno notato sulle proprie scarpe da running i segni dell'usura che si manifestano spesso con il consumo nella zona interna o esterna del tallone, e, in alcuni casi, con il cedimento della tomaianella zona anteriore interna o esterna che può arrivare addirittura a strapparsi

Un analisi della calzatura al termine del suo "ciclo vitale" può aiutare il tecnico e l'atleta ad individuare le caratteristiche di appoggio e, alla luce di eventuali anomalie, indirizzarli verso la scelta di una calzatura con caratteristiche diverse.

Un utile ausilio viene fornito dall'esame baropopodometrico eseguibile in forma dinamica camminando o correndo sopra un'apposita pedana dotata di particolari sensori.

L'atleta trasmette così i dati relativi al proprio appoggio plantare ad un computer che mostra sul display, in tempo reale, il dettaglio di tutte la fasi di appoggio.

I dati dell'esame baropodometrico sono dunque assai importanti perché, oltre ad essere fondamentali per la costruzione di un eventuale soletta plantare, possono indirizzare  l'atleta  verso la scelta di una calzatura realmente adatta alle proprie caratteristiche di appoggio.

I soggetti con un tipo di appoggio normale, o con tendenza alla supinazione, si indirizzeranno verso una scarpa con caratteristiche "neutre"; viceversa, gli atleti classificati come iperpronatori - in fase dinamica - di orientereanno verso modelli denominati appunto "antipronazione".

La caratteristica saliente di queste calzature è quella di presentare nella zona mediana interna un apposito inserto, di solito in materiale plastico, che ha il compito di sostenere  il piede dell'atleta offrendo dunque un valido supporto durante la corsa e le altre azioni dinamiche.

Ci sono  studi ed evidenze valutabili oggettivamente che mettono in stretta relazione l'appoggio plantare con la postura globale del soggetto e che,  sia nel caso degli  atleti, che in quello degli "sportivi della domenica", ci fanno riflettere su come questo aspetto vada curato e considerato al pari di altri quando ci si trova ad operare con essi, siano essi  adulti o soggetti in età evolutiva.

Pertanto, non si cada in errore dando per scontato che una semplice scarpa possa risolvere tutti i nostri problemi. C'è addirittura chi sostiene il contrario, ovvero che una calzatura compensatoria possa enfatizzare un'attitudine sbagliata, aggravando il difetto e posticipando la comparsa di problematiche maggiori.

Inserti Antishock ed Consumo Generale della Calzatura

Un'altra importante novità introdotta sin dagli anni '80, ma sviluppata e consolidata in seguito, è costituita dalla diffusione ormai generalizzata dei sistemi ammortizzanti.

Questi, con spessori ovviamente diversi, vengono solitamente posizionati nell'intersuola della calzatura, nella parte anteriore, sotto la linea metatarsale, e in quella posteriore, nella zona sottostante il tallone.

Il compito di queste strutture è semplice e, al tempo stesso, molto importante; consiste in un'azione filtrante ed appunto ammortizzante, importantissima per la salvaguardia delle strutture articolari e muscolo-tendinee, che l'atleta utilizza durante gli allenamenti.

Ci sono molti tipi di sistemi antishock; ogni casa si affida ad una tecnologia diversa, un po' per scelta tecnica un po', probabilmente, per esigenze commerciali.

Davanti a tanta scelta l'atleta può inizialmente rimanere spiazzato ma, solitamente, sperimentando varie calzature, si indirizza  verso quel sistema che sembra garantirgli una migliore resa ed un comfort ottimale.

Quale che sia la scelta dell'atleta, è importante fare una considerazione valida per tutti i sistemi: il potere ammortizzante di queste strutture diminuisce con il numero dei chilometri percorsi o di ore di utilizzo e, in questo caso, risulta di fondamentale importanza un periodico ceck-up generale della scarpa ed eventualmente provvedere alla sua sostituzione, indipendentemente dall'aspetto esteriore.

Quanto può durare l'unità ammortizzante montata su una scarpa da running?

Secondo i laboratori che producono il sistema a cellule esagonali vuote adottato da una casa Tedesca, esso mantiene il 90% del potere ammortizzante per circa 1000 km di normale utilizzo (corsa): questi valori potrebbero mostrare però sensibili variazioni se andassimo a considerare l'uso della scarpa in differenti tipi di allenamento come ad esempio esercitazioni che prevedono balzi e corse ripetute a ritmo sostenuto.

La vita media di una calzatura da allenamento per fondisti che si allenano tre volte settimanali non supera i sei mesi; questo dato ci fa riflettere su quanto essi debbano tenere in considerazione tale aspetto e a quali inconvenienti andrebbero incontro allenandosi con una scarpa "scarica".

In caso di scarpa "scarica" dunque, tutte le strutture osteo-articolari e muscolo-tendinee vengono a perdere un prezioso filtro capace di ridurre in maniera efficace le sollecitazioni ed il carico  trasmessi dall'impatto del piede al suolo.

Conclusioni

E' indubbio che la parte del corpo più sollecitata nel maggior numero delle attività sportive sia costituita dal piede: questa struttura complessa e meravigliosa definita da Leonardo "un capolavoro d'ingegneria" è costituita da 26 ossa, 19 muscoli, 33 articolazioni e 107 legamenti che interfacciano l'atleta con l'ambiente esterno ed è fonte di prestazioni strabilianti e  nel contempo origine di tanti malanni che lo affliggono.

Secondo un' indagine dell'Istituto di Scienza Dello Sport del C.O.N.I, il piede, da solo, è responsabile di un terzo di tutti i problemi che possono interessare lo sportivo.

Sulla base di ciò, appare importante che gli atleti siano indirizzati verso la scelta di una scarpa d'allenamento che risponda realmente alle proprie esigenze; le nuove tecnologie applicate alla costruzione delle calzature sportive hanno portato ad una offerta  quanto mai diversificata capace di soddisfare qualsiasi tipo di richiesta.

L'essere a conoscenza dell'esistenza di modelli specifici per differenti pesi corporei può permettere ad atleti che presentano caratteristiche ponderali diverse, di usufruire della scarpa adeguata effettuando così i propri allenamenti in piena sicurezza.

Prendere visione delle proprie caratteristiche di appoggio plantare, magari per mezzo di un esame baropodometrico, mette in condizione l'atleta di optare verso un modello di scarpa adatto alle proprie esigenze, indirizzandolo verso la scelta di una calzatura con caratteristiche neutre oppure dotata di inserto antipronazione.

L'aspetto però più importante in chiave preventiva, è però quello legato al consumo delle calzature: troppe volte vediamo nei campi sportivi e nelle palestre atleti che si allenano con scarpe logore e ormai prive delle proprie caratteristiche funzionali; viene così a mancare loro l'apporto di un'altra innovazione tecnologica inserita nella calzatura sportiva nel corso degli ultimi anni, quella  costituita dai sistemi ammortizzanti.

Questi rappresentano dei preziosi alleati dello sportivo nella prevenzione delle sofferenze muscolo-tendinee e legamentose del piede, delle talalgie e di altri fenomeni infiammatori che possono manifestarsi in altri distretti dell'apparato locomotore.

Se è vero che i piedi sono il punto di partenza ed arrivo di tutte le catene muscolari, si può ben comprendere la loro importanza nella meccanica di ogni gesto sportivo, una scelta razionale e un piccolo investimento per il cambio periodico delle proprie calzature d'allenamento possono rilevarsi importanti elementi in chiave preventiva, tanto per lo sportivo occasionale che per l'atleta professionista.

Bibliografia

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  • M.Pasquali, articoli da" Tartan" rivista di Atletica leggera- 1999-2000.
  • G.Bordin, Relazione al 1° seminario di Istituto sulla scarpa da allenamento-I.S.E.F. Roma 1999.
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