Paura nello sport: da cosa dipende e come affrontarla

Paura nello sport: da cosa dipende e come affrontarla
Ultima modifica 08.05.2024
INDICE
  1. Introduzione
  2. Paure più frequenti negli sportivi
  3. Non è un sentimento negativo a priori
  4. Quando la paura nello sport diventa patologica
  5. Sintomi della paura
  6. Paura nello sport, come gestirla

Introduzione

Forza, coraggio, tenacia e resistenza sono qualità che in genere non mancano agli sportivi. Questo non significa però che chi svolge attività fisica non abbia mai momenti di difficoltà o di cedimento. Al contrario: la paura nello sport è un sentimento abbastanza comune, che può dipendere da vari fattori. Fortunatamente, esistono varie tecniche per affrontarlo e migliorare la situazione.

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Paure più frequenti negli sportivi

  • Sbagliare
  • Incappare in un infortunio 
  • Avere performance deludenti 
  • Non riuscire a raggiungere in maniera soddisfacente un obiettivo 
  • Andare incontro a un fallimento 
  • Non sentirsi all'altezza 
  • Deludere le aspettative 
  • Provare dolore 
  • Ottenere un risultato inferiore a quello previsto 
  • Perdere o al contrario vincere 
  • Essere giudicati 
  • Non meritare la convocazione o la vittoria
  • Mancare il punto decisivo

Non è un sentimento negativo a priori

Nell'immaginario collettivo la paura è considerata un sentimento negativo, che ostacola e intralcia. In realtà, non è così: entro certi limiti la paura è funzionale e vantaggiosa. Si tratta, infatti, di una reazione emotiva a una situazione che viene percepita come pericolosa, e permette dunque di mettere in atto dei comportamenti utili al fine di evitarla o affrontarla al meglio. 

La paura può associarsi all'ansia, che altro non è che la tensione e la preoccupazione per l'intimo presagio di un rischio imminente, in gran parte sconosciuto e non ben individuabile.

Se la paura consente alla persona di mobilitare tutte le sue risorse per affrontare la minaccia o, in alternativa, fuggire, l'ansia la aiuta a individuare possibili pericoli futuri e a premunirsi contro di essi, elaborando strategie e soluzioni. Entrambe, dunque, sono emozioni di base, che comportano uno stato di attivazione dell'organismo che può essere molto utile.

Quando la paura nello sport diventa patologica

Avere paura, dunque, è normale e sano. Anche in ambito sportivo la paura può avere una valenza positiva. Aiuta, infatti, a non mettersi in una situazione di potenziale pericolo, per esempio a compiere un gesto che potrebbe essere fuori dalla propria portata o a cimentarsi in imprese titaniche senza un reale vantaggio, e a valutare bene come agire.

Se una persona non provasse paura prima e durante una gara o una particolare prova vorrebbe dire che non ci tiene abbastanza. L'importante è che il timore sia limitato sia in termini di intensità sia in termini di durata.

Se diventa eccessiva e/o si protrae a lungo, arrivando a essere paralizzante, a bloccare il movimento e a influenzare la qualità dell'allenamento e delle prestazioni e magari a compromettere una possibile carriera sportiva, allora significa che si è trasformata in paura patologica e disfunzionale. In questi casi, è importante intervenire.

Sintomi della paura

  • I movimenti si inceppano
  • Non si riescono a compiere gesti che prima erano alla propria portata
  • Ci si sente come bloccati
  • Nella propria mente iniziano a delinearsi scenari negativi
  • L'idea di scendere in campo, allenarsi, affrontare una particolare situazione legata al proprio sport spaventa
  • Respiro corto
  • Umore altalenate
  • Tachicardia
  • Insicurezza

Paura nello sport, come gestirla

  • Riconoscere le proprie emozioni e non negare la paura, ma cercare di accoglierla e attraversarla.
  • Individuare dei micro obiettivi, magari con l'aiuto del proprio allenatore, e scriverli su un diario. L'ideale è stabilire dei piccoli goal a livello tecnico, atletico, mentale e/o tattico che siano reali, concreti, fattibili e a portata di mano per tenere alta la motivazione e non demoralizzarsi.
  • Concentrarsi sul raggiungimento di un traguardo alla volta. Per esempio, si potrebbe puntare a migliorare del 10% i tiri efficaci se si gioca a calcio o la percentuale dei servizi in campo nel caso in cui si pratichi tennis. 
  • Una volta stabiliti gli obiettivi pensare alle possibili strade da percorrere per raggiungerli. 
  • Spostare il focus dalla vittoria alla prestazione. 
  • Procedere per piccoli passi e con esercizi via via più difficili per non farsi sopraffare.
  • Evitare di associare lo sport e le proprie performance al senso del dovere. Frasi come "devo allenarmi di più", "devo vincere", "è mio dovere non sbagliare" sono troppo rigide e rischiano di ottenere effetto contrario a quello sperato. 
  • Sì invece a dire cose come "voglio mettercela tutta", "voglio fare quella particolare mossa", "voglio farcela". 
  • Ritagliarsi del tempo per imparare ed eseguire con regolarità delle tecniche di rilassamento
  • Non auto-rivolgersi pensieri negativi e giudicanti, come "Che disastro che sono", "faccio schifo, "meglio che mi ritiri". Il dialogo interno deve essere sempre positivo. 
  • Non rimuginare sugli errori e imparare a considerarli un allenamento utile per migliorarsi.
  • Non pensare alle cose che si vogliono evitare, dicendo cose come "non devo sbagliare", "non posso fallire": il cervello umano non recepisce la negazione, per cui si finirà con l'ottenere l'esatto opposto di ciò che si vuole.
  • Formulare i propri pensieri in positivo. Ottimi per esempio pensieri come "posso farcela" o "guarda la meta".
  • Se si soffre di ansia da prestazione sono utili le tecniche di auto controllo, in modo che l'emozione non vada a oscurare gli schemi motori necessari a svolgere i gesti sportivi.