Ultima modifica 06.08.2019
INDICE
  1. Generalità
  2. Come Riconoscerla
  3. Allenamento
  4. Cosa Fare

Generalità

Generalità sull’ernia iatale correlata all’allenamento

L'ernia iatale è un'alterata condizione anatomo-funzionale piuttosto comune nella popolazione generale e sembrano soffrirne con alta incidenza i praticanti degli sport basati sulla forza.

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L'ernia iatale consiste nella risalita di una porzione di stomaco dall'addome, attraverso lo iato diaframmatico esofageo, fin dentro la cavità toracica. Può essere "da scivolamento" (molto comune e spesso reversibile) o "da intrappolamento" (più complicata).

Per approfondire: Ernia Iatale

Questo dislocamento non permette allo sfintere di chiudersi correttamente isolando il contenuto gastrico e può implicare una sintomatologia più o meno evidente, spesso costituita da alitosi, pirosi (bruciore in sede retrosternale) e sensazione di disgusto – in quanto è spesso correlata a eccessivo reflusso gastroesofageo e dispepsia. Ovviamente tutto dipende dalla gravità della condizione ma, in situazioni importanti, si può verificare anche l'insufficienza respiratoria (se la grandezza dell'ernia raggiunge dimensioni notevoli).

C'è da dire che, nel mondo dello sport – in particolare nel sollevamento pesi e nel bodybuilding – sono certamente più note le complicazioni a carico dei tessuti connettivi, come tendini, legamenti e muscoli, oppure a carico della struttura scheletrica, articolare o capsulare; questo perché lo stress indotto dai carichi può arrecare uno stress diretto eccessivo alle suddette strutture danneggiandole in maniera acuta.

L'ernia iatale rientra invece nell'insieme di quelle problematiche verso le quali, in apparenza, molti non osservano una correlazione diretta. Eppure, tra le cause primarie di ernia iatale negli sportivi risiede proprio nel tipo di attività fisica praticata; spesso l'evento scatenate è proprio il sollevamento di grossi pesi, con particolare riferimento ad alcuni esercizi, soprattutto se svolti in maniera discutibile.

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Sia chiaro, l'ernia iatale, se non correlata a malattia da reflusso gastroesofageo (GERD), è una condizione sì potenzialmente disagevole (anche se molti non sanno nemmeno di soffrirne) ma innocua. È possibile trattarla in maniera conservativa alleviando i sintomi, sia farmacologicamente (antiacidi o che facilitano lo svuotamento gastrico), sia modificando la dieta (eliminazione dell'alcol, dei caffè, dei pasti troppo abbondanti, delle bevande gassate, dei cibi pesanti da digerire ecc) e alcune abitudini inappropriate (tabagismo, abiti troppo stretti in vita, coricarsi dopo i pasti, terapie farmacologiche potenzialmente responsabili ecc); in alcuni casi gravi, è possibile ricorrere alla chirurgia – anche se dipende molto dalla causa primaria dell'ernia iatale.

Per approfondire: Farmaci per Curare l’Ernia Iatale Per approfondire: Dieta ed Ernia Iatale

Come Riconoscerla

Come riconoscere l’ernia iatale?

La diagnosi di ernia iatale si esegue principalmente per via radiografica, dove spesso si evidenzia una percentuale davvero alta di persone che ne soffrono anche non essendone a conoscenza. Pertanto, una consulenza di un gastroenterologo è sempre da prendere in considerazione.

Per approfondire: Ernia Iatale: Diagnosi e Cura

Inoltre, le persone che soffrono di ernia iatale spesso presentano, da un punto di vista posturale, una situazione "di chiusura in avanti", perché il corpo, per un riflesso di protezione, "tende a chiudersi intono alla zona di sofferenza" Si può quindi presentare una postura caratterizzata dall'aumento della cifosi dorsale e dall'arretramento del centro del corpo (vedi figura).

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Va specificato che ogni problematica a carico delle strutture viscerali, come anche la gastrite, dolori intestinali ecc danno problemi di postura, mettendo il corpo in condizione di chiudersi anteriormente – questa però non è una regola, ragion per cui si consiglia, in presenza di uno o più dei sintomi menzionati, di consultare il medico.

Allenamento

Cosa c’entra l’allenamento con l’ernia iatale?

In palestra, l'atleta può aggravare una condizione di ernia iatale preesistente o creare terreno fertile per una potenziale insorgenza. Questo accade, per vari motivi, soprattutto negli esercizi "a braccia sollevate".

Da un punto di vista strettamente meccanico, allenandosi a braccia sollevate si manifesta un allungamento eccessivo della fascia connettivale anteriore del corpo e, con essa, tutti gli organi (visceri) che avvolge. Questa tensione, aggravata dall'aggiunta di un carico come nel caso del Pullover – che allunga ulteriormente la catena fasciale anteriore – può peggiorare una condizione di parziale ernia iatale o in stadio iniziale; addirittura, in soggetti che congenitamente presentano tessuti collagenosi più deboli – che oppongono meno resistenza – può predisporre alla risalita di parte dello stomaco attraverso lo iato esofageo.

Poi, ogni volta che si sollevano le braccia sopra la testa per l'attivazione biomeccanica della spalla, il tratto lombare del rachide si atteggia in iperlordosi – uno dei motivi per cui chi presenta un paramorfismo simile dovrebbe eliminare esercizi con le mani sopra la testa, tipo Pullover, Lento Avanti, Lat Machine ecc.

L'allenamento a braccia sollevate è anche causa di ipersecrezione gastrica, responsabile poi della sintomatologia correlata. Questa postura causa un allungamento verticale delle pareti dello stomaco sollecitando le fibre colinergiche del fondo gastrico, che aumentano la produzione di acido cloridrico anche se non richiesto ai fini digestivi.

Allenandosi in palestra, e sospettando la presenza di ernia iatale, diventa quindi fondamentale valutare il proprio grado di mobilità articolare nella flessione della spalla – nel gesto di sollevamento delle braccia sopra la testa.

Esistono poi anche diversi altri fattori capaci di influire negativamente su questa condizione. Primo fra tutti, l'aumento della pressione intraddominale. Questa può avvenire fondamentalmente in due circostanze:

Cosa Fare

Anzitutto, ribadiamo che in caso di ernia iatale dovrà essere il medico curante a stabilire la terapia dietetica, comportamentale ed eventualmente farmacologica per il trattamento. In secondo luogo, è possibile intervenire positivamente anche sull'allenamento.

Valutazione fisica preliminare dell’allenamento

Sospettando la presenza di ernia iatale, prima di organizzare l'allenamento diventa quindi fondamentale valutare il proprio grado di mobilità articolare nella flessione della spalla – nel gesto di sollevamento delle braccia sopra la testa.

Una valutazione molto pratica e versatile consiste nel porre il corpo in posizione supina su una panca e verificare fino a che punto le braccia riescono a sollevarsi sopra la testa senza inarcare la bassa schiena. Se le spalle risultano abbastanza mobili, è probabile che insista una buona elasticità dei tessuti e uno scarso grado di tensioni fasciali anteriori che vincolano il movimento. Se le spalle, invece, non riescono a flettersi adeguatamente sopra la testa, senza adottare un compenso lombare, la flessibilità dei tessuti è insufficiente compromettendo, soprattutto con l'uso di sovraccarichi, l'integrità delle strutture anteriori e stressando la fascia viscerale anteriore (vedi figura).

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Ernia iatale: come intervenire sull’allenamento

Diverrà quindi necessario intervenire con l'allenamento per aumentare la mobilità articolare delle spalle. Non è comunque da trascurare la soggettività delle caratteristiche ficiche, che non possono essere modificate oltre un certo limite. Se fisiologicamente non vi è una sufficiente escursione articolare delle spalle, per evitare di scatenare o aggravare l'ernia iatale, diviene auspicabile evitare – solo in alcune versioni, oppure del tutto – alcuni specifici esercizi.

Va' posta molta attenzione anche sull'allenamento dei muscoli addominali. Sollecitandone la contrazione, avviene un aumento della pressione sottodiaframmatica – ad esempio nel crunch e nel sit-up –incrementando la fuoriuscita dell'ernia; la stessa condizione, come anticipato, si manifesta in caso di Valsalva (che peraltro è spesso mantenuta anche durante l'allenamento dell'addome, creando così un'azione due volte più nociva sull'ernia iatale). Ecco che semplicemente espirando l'aria in maniera controllata durante la fase concentrica dello sforzo è possibile ovviare, almeno parzialmente, a questi inconvenienti – a tutto vantaggio, per di più, anche di altri tipi di ernia viscerale e della formazione di varici.

Osteopatia ed ernia iatale

Secondo alcuni, la medicina osteopatica (osteopatia, che ricordiamo essere una medicina alternativa), può essere utile in tutte le problematiche dei visceri e nelle complicazioni strutturali e posturali che ne "dovrebbero" derivare.

Attraverso opportune manipolazioni sulle fasce viscerali e sulle strutture correlate, l'osteopata riuscirebbe a migliorarne la funzionalità. Grazie ad un maggiore contenimento dello stomaco e alla riduzione delle sollecitazioni gastriche, si dovrebbe ottenere un miglior controllo della secrezione acida.

Ciò dovrebbe rendere le manipolazioni viscerali utili nel trattamento dell'ernia iatale e della malattia da reflusso gastroesofageo, con moderazione dei sintomi annessi.

Ponendo la giusta attenzione nell'allenamento ed eventualmente provando con il trattamento osteopatico, è possibile tenere sotto controllo l'ernia iatale e il reflusso gastro esofageo.

Autore

Riccardo Borgacci
Laureato in Scienze motorie e in Dietistica, esercita in libera professione attività di tipo ambulatoriale come dietista e personal trainer