Perché non si è mai troppo pieni per il dessert?

Perché non si è mai troppo pieni per il dessert?
Ultima modifica 04.12.2023
INDICE
  1. La teoria della sazietà sensoriale specifica
  2. Cosa dice un altro studio

Anche dopo un pasto molto abbondante, come quelli tipici dei matrimoni o del Natale, pur sentendosi sazi, difficilmente si riesce a rinunciare al dolce.

Nonostante lo stomaco sia saturo di cibo, infatti, spazio per il dessert sembra sempre esserci.

La gola, e il fatto che i dolci piacciano praticamente a tutti, è ovviamente la principale causa di ciò ma esisterebbero anche altri meccanismi psicologici e fisici alla causa del fenomeno.

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La teoria della sazietà sensoriale specifica

Per cercare di capire perché raramente si riesca a resistere a un dolce post pasto, anche quando questo è stato pesantissimo, sono stati svolti diversi studi, alcuni attendibili e altri meno.

Secondo i ricercatori del dipartimento di Scienze della Nutrizione della Pennsylvania State University, in alcuni casi il motivo che ci fa credere di avere ancora un po' di spazio nello stomaco per il dessert è il fatto che quello spazio ci sia veramente, anche se si ha la sensazione che la capienza sia arrivata al limite.

Questo meccanismo, che invoglia a mangiare il dolce nonostante non si sia più affamati, si chiama "sazietà sensoriale specifica" ed è stato introdotto per la prima volta nel 1956 dal neurofisiologo francese Jacques Le Magnen.

Si tratta di un limite selettivo che il corpo umano usa per indurre le persone a non mangiare sempre gli stessi cibi ma a variare, così da avere un'alimentazione più equilibrata.

Nonostante sia stato teorizzato negli anni Cinquanta, è stato spiegato poi in modo dettagliato solo nel 1981 dalla ricercatrice Barbara Rolls, dopo aver effettuato con un team di studiosi una ricerca su un gruppo di volontari.

Le persone coinvolte sono state chiamate a valutare il gradimento di otto diversi alimenti assaggiandone un po' di ciascuno, con tempistiche differenti.

Il primo era il più appetibile ed è stato dato loro per pranzo in grande quantità, in modo che ne mangiassero fino a sentirsi sazi. A seguire sono stati dati tutti gli altri e poi è stato chiesto loro di esprimere un giudizio su ognuno.

Dopo una pausa, poco tempo dopo il pasto, ai volontari sono stati fatti assaggiare di nuovo gli otto alimenti e chiesto di giudicarli. Ciò che è emerso in questa fase è stato un calo del gradimento per quello mangiato a pranzo, rispetto agli altri sette e questo ha spinto i ricercatori a dedurre che si possa mangiare un cibo fino a sentirsi scoppiare, ma a non rinunciare comunque ad altri se questi risultano disponibili.

A portare a non voler più mangiare, spesso è il declino di piacere che un cibo da, che è specifico per quello e non trasversale. Quindi se l'appetito per un alimento cala non è detto che quello per un altro con caratteristiche completamente differenti non rimanga alto.

Il fatto che ci sia sempre spazio per il dolce, quindi, dipende dalla radicale differenza di questo rispetto alle portate precedenti.

Cosa dice un altro studio

Questa teoria è stata confermata anche da ricerche successive, che hanno aggiunto un tassello ulteriore, scoprendo che il cibo, andando avanti con il pasto, non solo diventerebbe per chi mangia meno gustoso, ma assumerebbe anche un aspetto e un odore meno allettanti. Questo spinge spesso a smettere di mangiare ma a riprendere con gusto quando arriva il momento del dessert.

Questo meccanismo è anche alla base del fatto che davanti a un buffet con tante varianti di cibo si è spesso portati a mangiare di più rispetto alla norma.

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