Latte, Latticini ed Osteoporosi
Ultima modifica 12.10.2020
INDICE
  1. Generalità
  2. Migliorare l’Assorbimento
  3. Fattori Metabolici Negativi
  4. Conclusioni
  5. Bibliografia

Generalità

Il latte, di conseguenza i latticini, sono alimenti che contengono elevate quantità di calcio (Ca).

Latte, Latticini ed Osteoporosi Shutterstock

Poiché il primo accorgimento da seguire per ridurre la possibilità di incorrere nella rarefazione ossea od osteoporosi è garantire un corretto metabolismo osseo, alla base del quale ci deve essere una sufficiente disponibilità di calcio, fosforo e vitamina D, va da sé che la presenza o meno di latte e latticini nell'alimentazione abbia un'importanza tutt'altro che trascurabile.

Ovviamente, per prevenire l'osteoporosi non basta aumentare l'intake di calcio derivante da latte e latticini. Iniziamo definendo la patologia dell'osteoporosi.

Cos’è l’osteoporosi

Con il termine osteoporosi si intende una condizione di rarefazione ossea (soprattutto trabecolare) che induce un maggiore rischio di fratture dello scheletro; anche se generalmente l'osteoporosi è considerata una malattia a carico del metabolismo osseo, non è da escludere che spesso sia coinvolto anche un processo parafisiologico predisponente ad un maggior rischio di sviluppo patologico.

Fabbisogno di Calcio

  • Lattanti 500mg/die
  • Bambini 800-1000mg/die
  • Maschi >11<60 anni 1200-800mg/die
  • Femmine >11<50 1200-800 mg/die
  • Femmine >50 anni 1200-1500mg/die.

L'osteoporosi si suddivide in primaria e secondaria ma la forma primaria costituisce il 95% dei casi diagnosticati; tra questi distinguiamo ulteriormente:

  1. Osteoporosi idiopatica (rara);
  2. Osteoporosi di tipo I o post-menopausale (alterazione ormonale);
  3. Osteoporosi di tipo II o senile, le quali cause sono: immobilizzazione, ridotto apporto di importanti micronutrienti (magnesio, zinco, manganese) e di vit D.

Ecco che all'apporto alimentare di calcio si aggiunge un'altra incognita: il calciferolo.

Fabbisogno di Calciferolo/vit D

  • Lattanti 10-25mg/die
  • Bambini 0-10mg/die
  • Maschi 0-10/15mg/die
  • Femmine 0-10/15mg/die
  • Femmine gestanti e nutrici 10mg/die.

Questa vitamina idrosolubile svolge importantissime funzioni para-ormonali; essa non è contenuta nel latte e nei suoi derivati e, in realtà, pare che il suo apporto alimentare non rivesta la stessa importanza del calcio; questo perché, grazie ai raggi ultravioletti del sole (raggi UV), l'organismo è in grado di sintetizzare a livello cutaneo il calciferolo partendo dal deidro-colesterolo. Detto questo, in alcune zone del pianeta – dove in inverno le ore di luce sono poche – aumentare l'intake nutrizionale di vitamine D è un accorgimento a dir poco fondamentale.

Ora che abbiamo chiarito l'importanza dell'apporto di calcio alimentare (del quale latte e latticini sono ricchi) associato all'apporto/sintesi di vit. D al fine di prevenire l'insorgenza di osteoporosi tipo II (senile), cerchiamo di capire per quale motivo spesso (e non sempre) il consumo di latte e derivati e la corretta esposizione ai raggi solari non sono sufficienti a garantire lo stato di salute dello scheletro.

Migliorare l’Assorbimento

Se è vero che per l'omeostasi scheletrica è fondamentale introdurre calcio e disporre di vit. D, è altrettanto vero che questo minerale subisce l'influsso di numerose altre variabili che ne alterano la biodisponibilità.

La biodisponibilità è il rapporto tra l'assorbimento e l'escrezione di una molecola rispetto all'utilizzo netto del quale l'organismo riesce ad avvantaggiarsi. Innanzi tutto, ricordiamo che nell'adulto sano la capacità di assorbimento intestinale del calcio è del 30-40% circa, ma al tempo stesso, la capacità di captazione di questo minerale è inversamente proporzionale alla sua concentrazione; pare quindi ovvio che consumare porzioni molto elevate di latte e latticini nel tentativo di aumentare l'apporto di calcio non rappresenta una terapia preventiva efficace contro l'osteoporosi. Piuttosto, è auspicabile che il consumo di questi alimenti venga maggiormente ripartito sia nella settimana che (eventualmente) nella giornata.

La capacità di assorbimento del calcio varia anche da un alimento all'altro; per esempio, in alcuni ortaggi come il cavolo ed il broccolo la captazione del minerale raggiunge il 50-60% del totale, mentre nel latte e derivati solo il 30-35% e nei fagioli solo il 20%.

Cerchiamo comunque di non dimenticare che nel cavolo troviamo 44 mg di calcio per 100g di parte edibile, mentre nel latte di vacca intero ben 120mg/100g. Senza considerare che i latticini ed altri derivati raggiungono i 500 ed a volte superano i 1000mg/100g.

La capacità di assorbimento dipende anche da caratteristiche intra ed inter individuali; per esempio l'età: un bambino raggiunge il 60% dell'assorbimento totale del calcio alimentare, mentre una donna in menopausa circa il 7-10%.

Ad incidere sull'assorbimento del calcio concorrono anche altri fattori nutrizionali; tra questi, i più importanti sono:

  • La quantità di fosforo alimentare (P)
  • La presenza o meno di chelanti, quali ossalati e fitati
  • Eccesso o difetto lipidico
  • pH dello stomaco
  • Eccesso di fibra alimentare
  • Eccesso di caffè.

Il fosforo compete avidamente con il calcio nell'assorbimento intestinale, pertanto, un eccesso di P negli alimenti può vanificare l'introduzione alimentare del calcio; alcuni alimenti, come carne, pesce ed alcuni formaggi stagionati, contengono quantità molto elevate di P e, se consumati in porzioni eccessive, non garantiscono un assorbimento ottimale del calcio che contengono. Il rapporto ottimale per l'assorbimento del calcio è: Ca/P = 2:1.

Quello che invece accade spesso ai consumatori assidui di frutta, verdura e leguminose, è di sottovalutare la concentrazione di alcune molecole anti-nutrizionali. Trattasi dei chelanti come acido fitico e acido ossalico e dell'eccesso di fibra alimentare. I chelanti si fissano al calcio e ne ostacolano l'assorbimento, mentre l'eccesso di fibra incrementa il transito fecale diminuendo il tempo di assorbimento e gelificando/idratando eccessivamente le feci diluendone i nutrienti. Pare ovvio che nemmeno il consumo eccessivo di ortaggi e leguminose contenenti calcio possa incrementarne l'apporto e la biodisponibilità prevenendo l'osteoporosi; tuttavia, anche in questo caso può venirci in aiuto la ragionevolezza delle porzioni alimentari.

È stato anche dimostrato che l'abuso di caffè incide negativamente sull'assorbimento intestinale del calcio, così come l'eccesso lipidico; questo, che frequentemente si manifesta con l'eccessivo consumo di condimenti, carni grasse, prodotti industriali dolciari o da forno, crea una "barriera chimica" che ostacola l'assorbimento dei minerali, tra i quali anche il calcio.

Anche porzioni esagerate di proteine non sembrano agire positivamente su questo parametro.

Fortunatamente, esistono anche condizioni che favoriscono l'assorbimento del calcio; tra queste:

Facendo il punto della situazione, per assorbire sufficientemente il calcio alimentare è indispensabile consumare con frequenza discrete porzioni alimentari di: latte, latticini, yogurt, formaggi, legumi ed ortaggi, ma anche frutta secca ed alcuni prodotti della pesca.

Inoltre, si consiglia di evitare l'eccesso di: grassi, fibra, proteine e chelanti. Sarebbe opportuno garantire l'esposizione ai raggi solari, soprattutto nei mesi primaverili ed estivi, e svolgere costantemente attività fisica sportiva.

Fattori Metabolici Negativi

Ora, curiamoci di verificare che il calcio assorbito venga correttamente metabolizzato. Esistono anche condizioni sfavorevoli per il metabolismo del calcio, quindi potenzialmente favorenti l'insorgenza dell'osteoporosi.

Alcune di esse non dipendono dall'alimentazione e si tratta di patologie ben definite; è il caso dell'ipersecrezione di ormoni paratiroidei, della ridotta secrezione di estrogeni (fisiologica nel post-menopausa) o dell'ipercalciuria (tipica dell'insufficienza renale); mentre altre sono causate dall'alimentazione.

L'acidosi metabolica è una condizione sfavorevole al mantenimento della calcificazione ossea. Ovviamente, trattasi di una grave condizione patologica e non va confusa con la chetoacidosi indotta dalla dieta – che, comunque, di certo non è favorevole per il metabolismo osseo. Quest'ultima è dovuta a uno sbilancio nutrizionale causato dall'insufficienza di carboidrati nella dieta a favore dei grassi.

 La semplice acidificazione delle urine indica un impegno eccessivo della filtrazione renale, la quale non risparmia il calcio ematico eliminandolo con la minzione. Come abbiamo detto anche l'apporto eccessivo di proteine, che determina l'accumulo di gruppi azotati, gioca un ruolo sfavorevole – ma non è detto che l'eccesso proteico si associ a chetoacidosi, anche in carenza di carboidrati.

Ad incrementare l'escrezione del calcio sanguigno, concorrono l'eccesso di sodio (Na) e l'abuso di alcol etilico – ed inoltre, il tabagismo. L'alcol etilico facilita la disidratazione e la tendenza ad abbassare il pH sanguigno (condizione che ovviamente non si manifesta nel soggetto sano), ma interviene anche direttamente, in maniera tossica, su vari tessuti corporei.

Conclusioni

Alla luce di quanto esposto si evince che il latte ed i latticini (ma anche gli altri derivati) costituiscono un importante fonte di calcio alimentare; pertanto, il loro consumo fa parte di un'alimentazione completa e bilanciata che, associata ad uno stile di vita adeguato, rappresenta il metodo più efficace al raggiungimento del picco di massa ossea in età adolescenziale, prevenendo conseguentemente l'insorgenza dell'osteoporosi senile.

Bibliografia

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Autore

Riccardo Borgacci
Laureato in Scienze motorie e in Dietistica, esercita in libera professione attività di tipo ambulatoriale come dietista e personal trainer