Come i flavonoidi possono abbassare la pressione sanguigna

Come i flavonoidi possono abbassare la pressione sanguigna
Ultima modifica 09.09.2021
INDICE
  1. Cosa dice lo studio
  2. I dettagli della ricerca
  3. Altri benefici dei flavonoidi

Cioccolato fondente, fragole, mele, pere e frutti di bosco come more e mirtilli sono ricchi di antiossidanti chiamati flavonoidi, riconosciuti dalla scienza come benefici per l'organismo sotto diversi punti di vista.

Fino ad ora era risaputo aiutassero a diminuire le probabilità di infarto, ictus, diabete di tipo 2 e alcuni tipi di cancro e a combattere la pressione sanguigna alta, ma un nuovo studio suggerisce che a svolgere un ruolo determinante nell'associazione tra flavonoidi e pressione sanguigna sia la composizione del microbiota intestinale, ovvero la comunità di microrganismi che vivono nell'intestino.

Questa scoperta potrebbe aiutare a spiegare anche perché i flavonoidi abbiano benefici cardiovascolari così variabili da persona a persona.

Particolarmente ricco di flavonoidi è anche il Karkadè.

Cosa dice lo studio

La pressione alta è un importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, che sono tra le principali cause di morte.

I ricercatori della Queen's University Belfast nell'Irlanda del Nord hanno recentemente condotto uno studio, pubblicato poi sulla rivista Hypertension, le cui conclusioni sono che gli individui che consumavano cibi ricchi di flavonoidi tendono ad avere la pressione sanguigna più bassa, e che la diversità del microbiota intestinale di ognuna rappresenti una variante molto importante per determinare l'effetto specifico di questi antiossidanti.

«Mangiare 1,6 porzioni di frutti di bosco al giorno, pari a 1 tazza o 80 grammi, ha portato a riduzioni clinicamente rilevanti della pressione sanguigna sistolica, ovvero di quella nelle arterie di una persona quando il cuore si contrae, che differisce dalla pressione sanguigna diastolica, che invece è la pressione di quando il cuore si rilassa», ha affermato l'autore principale Aedín Cassidy, Ph.D., presidente e professore di nutrizione e medicina preventiva presso l'Institute for Global Food Security della Queen's University.

In particolare, l'analisi degli scienziati ha scoperto che a questa quantità sia associata a una riduzione media di 4,1 millimetri di mercurio nella pressione sanguigna sistolica. La diversità e la composizione del microbiota intestinale inciderebbero per circa l'11,6% sull'associazione tra consumo di bacche e pressione sanguigna.

Allo stesso modo, bere 2,8 bicchieri di vino rosso a settimana (125 millilitri per bicchiere) è stato associato a una riduzione di 3,7 mm Hg della pressione sanguigna sistolica. In questo caso il microbiota intestinale rappresentava il 15,2% di questa associazione. In merito alla positività di tale dato però permangono ancora dubbi, visto che il consumo eccessivo di alcolici risulta essere invece collegato a una maggiore probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari.

Il ruolo dei flavonoidi

In particolare, una classe di flavonoidi chiamati antociani sembra essere la chiave per questo effetto. Queste molecole sono responsabili del colore rosso o blu di molti frutti, tra cui uva rossa, mirtilli, ribes nero e more.

I loro benefici però non sono identici in tutte le persone, per questo il prof. Cassidy, consulente dell'Highbush Blueberry Council degli Stati Uniti, afferma che «una migliore comprensione della variabilità altamente individuale del metabolismo dei flavonoidi potrebbe benissimo spiegare perché alcune persone hanno maggiori benefici di protezione cardiovascolare dagli alimenti ricchi di flavonoidi rispetto ad altre».

I dettagli della ricerca

Per il loro studio, i ricercatori hanno analizzato i dati di 904 adulti di età compresa tra 25 e 82 anni, tutti facenti parte di un database medico tedesco chiamato biobanca PopGen.

Il team ha valutato l'assunzione di flavonoidi dei partecipanti rispetto all'anno precedente utilizzando un questionario alimentare che comprendeva il consumo di 112 alimenti diversi.

Per misurare la diversità e la composizione del microbiota intestinale dei partecipanti, gli scienziati hanno utilizzato una tecnica standard che prevede il sequenziamento del materiale genetico dei batteri nei campioni di feci, mentre per ottenere una misura uniforme e affidabile della pressione sanguigna, hanno chiesto ai volontari di digiunare durante la notte, per poi effettuare su di loro, la mattina seguente, tre misurazioni consecutive della pressione sanguigna a intervalli di 3 minuti.

Per tratte le conclusioni finali è stata utilizzata la media della seconda e della terza misurazione e sono stati inserite le valutazioni di altri fattori che potrebbero influenzare la pressione sanguigna come sesso, età, abitudine al fumo, uso di farmaci, attività fisica e storia familiare di malattia coronarica.

Altri benefici dei flavonoidi

Nel corso della ricerca è emerso anche che i partecipanti che avevano consumato più flavonoidi tendessero ad avere una maggiore diversità di batteri nel loro intestino rispetto a coloro che ne avevano consumati meno, una minore abbondanza di un genere di batteri noto come Parabacteroides e una maggiore di specie nella famiglia di batteri delle Ruminococcaceae.

Le proprietà benefiche di frutti di bosco freschi e fragole, more e mirtilli rimangono anche nella loro versione surgelata, più facile da reperire fuori stagione. Inoltre, il prof. Cassidy non ha escluso che presto potrebbero essere creati alimenti prebiotici o probiotici che aiutano a ridurre la pressione sanguigna promuovendo la scomposizione dei flavonoidi da parte dei batteri intestinali.

«Al momento, questa area di ricerca è agli inizi, ma il potenziale per progettare pre o probiotici per migliorare il metabolismo dei flavonoidi c'è già».