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Ultima modifica: 23/11/2011

Diabete nel gatto

Anche se è possibile riscontrare un IDDM, la forma di diabete mellito più comune nel gatto è quella non-insulinodipendente (NIDDM), cioè provocata non tanto da un'alterata produzione d'insulina da parte delle cellule pancreatiche, quanto da un'alterata funzionalità dei recettori cellulari che permettono alla cellula stessa di legare l'insulina e far si che svolga il suo compito (in questo caso si parla di "insulinoresistenza"). Diabete nel gattoIn parole più semplici: l'insulina viene prodotta, ma le cellule non riescono a usufruirne.
L'eziologia (causa) è multifattoriale. Essa include patologie come: infiammazioni croniche, ipertiroidismo (aumentata funzionalità tiroidea), iperadrenocorticismo (aumentata funzionalità delle surrenali), pancreatiti ed è strettamente correlata all'obesità.
La caratteristica clinica più interessante del diabete mellito nel gatto, rispetto a ciò che si verifica nel cane, riguarda la sua natura reversibile o potenzialmente transitoria (anche se a lungo andare può comunque portare a una perdita di funzionalità delle cellule β).
In linea generale, si è visto che il diabete mellito si verifica in gatti anziani, maschi castrati (dovuto probabilmente al fatto che questi tendono maggiormente ad ingrassare ed a diventare obesi). I sintomi comuni includono quelli già elencati per il cane, come polidipsia (aumento della sete), polifagia (aumento della fame), poliuria (aumento della minzione) e perdita di peso. Altri riscontri possono essere: debolezza, affaticamento, pelo secco, letargia (stanchezza) e una minor cura del proprio mantello.
La diagnosi di diabete mellito nel gatto è del tutto simile a quella del cane, quindi basata sulla valutazione dei sintomi clinici dell'animale, associata ad indagini specifiche di iperglicemia e glicosuria.

Trattamento del diabete nel gatto

Nel diabete mellito del gatto, poiché le cellule pancreatiche solitamente conservano una certa funzionalità nel secernere insulina, l'iperglicemia tende ad essere abbastanza moderata, la chetoacidosi rara e, la necessità d'impostare una terapia insulinica variabile.
Nel trattamento del diabete mellito del gatto, i farmaci di prima elezione sono rappresentati dagli ipoglicemizzanti orali. Questi farmaci hanno la capacità di stimolare la produzione d'insulina da parte del pancreas, aumentano la sensibilità dei recettori tissutali all'insulina, nonché il loro numero, diminuiscono l'assorbimento postprandiale (dopo il pasto) del glucosio, e ne inibiscono la produzione da parte del fegato. In Italia, per il momento, non esistono specialità medicinali registrate per animali domestici, perciò si deve ricorrere a quelle utilizzate per l'uomo come: MINIDIAB (Glipizide), GLICOBASE (Acarbosio), DAONIL (Gliburide o Glibenclamide).
Sebbene, nella maggioranza dei casi, il diabete nel gatto risulti essere di tipo non-insulinodipendente, è comunque possibile, qualora il medico veterinario lo ritenga utile, utilizzare l'insulina (CANINSULIN®, HUMULIN, LANTUS) come iniziale approccio terapeutico.
Come per il cane, anche nel gatto diabetico la terapia farmacologica andrebbe affiancata ad un'adeguata terapia dietetica, atta a migliorare il controllo della glicemia e a prevenire o trattare l'obesità. A questo proposito, in commercio si possono trovare numerosi alimenti:

  • PRESCRIPTION DIET™ FELINE r/d, PRESCRIPTION DIET™ FELINE w/d,
  • VETERINARY DIET FELINE OBESITY MANAGEMENT
  • EUKANUBA VETERINARY DIETS Restricted Calorie per gatti,
  • PVD-OM-OBESITY MANAGEMENT® Feline formula.

Per ultimo, ma non meno importante, è fondamentale la prevenzione e/o il trattamento precoce di patologie concomitanti che possono insorgere (di natura neoplastica, infettiva o infiammatoria); con lo scopo di ottimizzare al meglio la terapia contro il diabete mellito, che in alcuni casi nel gatto, porterà anche a guarigione.


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Foto professionistaPersonal Trainer: DR.Giovanni Cassiani

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Sabato, 26 maggio 2012 ore 01:59