A cura di Massimo Armeni
A cura di: Massimo Armeni
La validità dell'esercizio pliometrico nella produzione di forza esplosiva è ampiamente documentata.
Le tecniche più avanzate di pliometria prevedono l'ampiezza limitata delle variazioni angolari nelle articolazioni interessate.
Le strutture neurogene sono le più coinvolte da queste necessarie condizioni biomeccaniche; di fatto l'equilibrio che si realizza tra gli stimoli eccitatori ed inibitori crea le condizioni di realizzazione della prestazione, che si espleta costantemente sotto il controllo del SNC, soprattutto in questo tipo di allenamento.
Ad esempio, nel classico Drop Jump (DJ), l'atterraggio e il successivo pre-stiramento devono necessariamente realizzarsi con un angolo tibio-femorale ≥ 170°, e se si considera che fisiologicamente la totale estensione passiva della gamba arriva a circa 180° -sindrome di Marfan o iperlassità legamentosa esclusa- si capisce come una restante R.O.M di 10° sia estremamente limitata per gestire tutti gli accomodamenti neuroposturali provocati dal gesto.
Tratto da: http://www.u-bourgogne.fr/EXPERTISE-PERFORMANCE/Drop%20jump.htm
Da studi scientifici effettuati, si è visto come un angolo tibio-femorale ≤ 170° (quindi una maggior flessione) non apporti quelli stimoli miogeni e neurogeni necessari ad un efficace riuso di energia elastica degli elementi elastici in serie e in parallelo, e che neanche riduca la stiffness muscolare.
Per capire la dinamica dell'esercizio pliometrico, ma non solo, è necessario conoscere, anche superficialmente, le Ground Reaction Forces o forze di reazione al contatto col suolo: esse si suddividono in esterne ed interne.
Le esterne possono essere ulteriormente suddivise in verticali e a componente frizionaria, mentre le interne in Joint Reaction Forces, o forze di reazione dell'articolazione durante il movimento.
In relazione a quanto detto, è stato dimostrato che l'incremento dell'angolo di flessione al ginocchio al contatto col suolo può ridurre il picco verticale delle G.R.F.- Ground Reaction Forces- nell'impatto, ma ciò può anche incrementare il picco d'impatto d'accelerazione all'intero arto inferiore.
Un comune adattamento che può verificarsi quando l'ambiente esterno o interno non è ideale è un incremento nell'angolo di flessione del ginocchio al contatto col suolo. Una maggiore estensione nell'angolo del ginocchio al contatto può aumentare le forze prodotte dal corpo e verosimilmente incrementare il potenziale di danno articolare, dunque attenzione!
In fisiologia, tutte le contrazioni muscolari, per essere definite tali, necessitano di un'ovvia e continua interazione col SNC; l'esercizio pliometrico, in quanto caratterizzato da una minore escursione biomeccanica e dunque da una maggior instabilità posturale, si avvale di un maggior controllo dei centri superiori.
Questi centri sono in particolare il cervelletto, il neocortex, l'area 3b di Brodmann, i neuroni del V° strato della corteccia motrice primaria, le piramidi bulbari, i nuclei della base, il talamo, il mesencefalo, il midollo spinale.
Essi costituiscono il Nevrasse.
In questo articolo mi concentrerò soprattutto sul ruolo regolatore del midollo spinale e dei fusi.
Rinfrescando sommariamente l'anatomia, sappiamo che il corno ventrale-anteriore della sostanza grigia contiene i motoneuroni i cui axon fuoriescono dal midollo spinale ed innervano i muscoli scheletrici.
Nella sostanza bianca troviamo le colonne dorsali, contenenti axon ascendenti, e le colonne laterali, contenenti axon sia ascendenti che discendenti innervanti interneuroni e α-motoneuroni del midollo spinale.
Gli axon discendenti controllano la muscolatura assiale e la postura.

Tratto da: http://www.giovannichetta.it/sistemanervoso.html
Il tratto piramidale (piramidi bulbari), che media i movimenti volontari, prende origine dalla corteccia premotoria, localizzata nel giro precentrale e, in misura minore, nel giro postcentrale.
Il tratto piramidale si estende attraverso la sostanza bianca del cervello e contrae sinapsi su neuroni di connessione o efferenti del tronco cerebrale e del midollo spinale; esso poi si distingue nel tratto corticobulbare e nel tratto corticospinale.
Ora, in riferimento alla componente neuro-miogena, è interessante notare come il complesso neuro-somato-sensoriale filogenetico si sia sorprendentemente evoluto e organizzato: nel corpo umano, i muscoli antigravitari del tronco sono rappresentati dai flessori, mentre i muscoli antigravitari
inferiori sono rappresentati dagli estensori.
Proprio questi ultimi sono i più sollecitati nelle attività motorie di tipo pliometrico.
In tale esercizio, si ha un altissimo coinvolgimento di impulsi afferenti primari, a partenza da:
Questi ultimi forniscono la spinta di stimolazione primaria all'intero nevrasse (talamo, neocortex ecc...)
DALLA COMMUNITY
Emozioni femminili: Grazie, spiegazione esauriente!
Cmq se qualcuno avesse spiegazioni alternative/integrative mi farebbe piacere sentirle ;-)
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