Tecnica passivattiva nello scollamento mio-fasciale di Tronco e Arti Superiori

A cura di Maurizio Ronchi


Questa seconda parte della tecnica passivattiva  vuole ancor di più chiarire come sia importante l'utilizzo delle manipolazioni mio-fasciali come contributo al miglioramento delle performance sportive per gli atleti. Questo lavoro si prefigge di collegare alcune mie esperienze di massaggiatore-bodyworker  sportivo con gli aspetti tecnico-scientifici di alcuni studi di ricerca nel settore Sports&Med , con la collaborazione e l'aiuto di illustri addetti ai lavori.

Un breve introduttivo accenno al significato di connettività propria dei tessuti connettivi, tra cui la fascia, che andremo a trattare con tecniche e manipolazioni.
Tale sistema ha due ben distinte tipologie di connettività: una meccanica e l'altra funzionale.
La prima esclusiva dei tessuti più fibrosi e resistenti, serve per il sostegno e la protezione dei vari organi del corpo e di collegare stabilizzando tra loro i vari tessuti.
La seconda esclusiva dei tessuti con maggior contenuto di acqua, più sostanza di base, molto meno denso e robusto, quindi più fluido e consono al trasporto dei nutrimenti e alla difesa dagli agenti esterni.
Il sistema connettivale, visto come catene fasciali o treni fasciali a seconda delle preferenze, è ormai concepito come il distributore e l'armonizzatore delle forze espresse dai muscoli - sistema contrattile.
Come ho già avuto modo di definire in un precedente lavoro, la fascia sotto l'aspetto atletico-sportivo si comporta come il direttore d'orchestra del nostro corpo, capace di gestire i diversi elementi motori, SNC-Muscoli-Scheletro, senza il quale i nostri movimenti sarebbero molto simili a quelli poco eleganti di un robot, ovvero senza armonia e fluidità nei gesti.
Se con una visione semplicistica facciamo coincidere il corpo umano a un violoncello, pensiamo allo chassis come allo scheletro; l'archetto alla forza muscolare, chi lo muove il SCN; infine le corde che lo percorrono dal basso verso l'alto, come i treni/catene fasciali. Su di esse, le corde, si distribuiscono uniformemente le forze muscolari prodotte dall'archetto e che per induzione trasmettono anche la vibrazione ( forza ) a tutto lo strumento. Le dita del musicista premute in varie zone del manico del violoncello, sono come i punti di intersezione o variazione di massa-dimensione-densità tissutale, dove viene modulata-scaricata parte della forza ritrasmessa dalla fascia. Se tutto ciò avviene in armonia e sinergia tra le parti, otterremo un piacevole suono, in altre parole se il corpo è ben allenato, quindi armonico e sinergico nelle sue parti, avremo una buona prestazione atletico-sportiva.
La fascia assume a mio parere la parte più rilevante in questo concerto di parti, dirigendo e trasmettendo con armonia, attraverso i suoi treni/catene fasciali, le forze muscolari in tutto il corpo.
Ora serve che lo strumento debba essere sempre ben mantenuto se a esso si richiede un buon rendimento.
Vien da se che la manipolazione e il massaggio sportivo, con la preparazione atletica, sono mezzi importanti per mantenere accordato  e in equilibrio il corpo, ma anche per la manutenzione di routine per correggere le anomalie dovute a overuse-overload.
Come espresso nella prima parte della tecnica passivattiva, è quindi ben chiaro che l'inattività, la ripetitività e il sovrallenamento, modificano negativamente la funzionalità del muscolo e del tessuto connettivo nelle sue varie forme da
mio-tendinea-aponevrotica a capsulo-legamentosa, fino nell'intimo legame fascia-fibre muscolari-nervose, data l'ormai riconosciuta indissociabilità tra muscolo e fascia.
A livello pratico che cosa provocano queste situazioni di addensamento con aumento della fibrosità del tessuto connettivo ( TC ) che riveste o è contiguo ad un muscolo? Consegue un aumento della forza di resistenza passiva all'allungamento muscolare data la perdita di elasticità della guaina fasciale o del TC adiacente; per cui minore escursione mio-fasciale, conseguente retrazione e stiffness, in definitiva si instaura una diminuzione sensibile della funzionalità biomeccanica muscolo-articolare. Questa condizione è apprezzabile sia dallo sportivo che si sente legato nel compiere un gesto atletico, che dall'operatore durante l'esecuzione di semplici test muscolari e di ROM articolare. Di seguito, per gentile concessione del Ft Mauro Lastrico (1), riporto un suo schema che risulta essere molto esemplicativo del meccanismo della retrazione
mio-fasciale. (FIG. 1)

 

La fibra muscolare è composta da una sequenza di parti contrattili e di parti non contrattali (quest'ultime di tessuto conntettivo). Facendo riferimento alle leggi fisiche sulle deformazioni dei corpi elastici e plastici, risulta che le componenti contrattili della ffibra muscolare si comportano come elementi elastici; di conseguenza dopo la deformazione in compresssione dovuta alla contrazione tornano sostanzialmente nelle condizioni di partenza. Al contrario, le componenti non contrattili di tessuto connettivo si comportano come materiali plalastici; ne consegue che se una deformazione in compressione avverrrà con una forza e per un tempo sufficienti a superare la soglia della curva delle deformazioni elastiche entrando in quella delle deformazioni permanenti, al tessuto connettivo restituirà una deformazione permanente in accorciamento.

Scollamento miofasciale

 

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Ultima modifica dell'articolo: 17/06/2016

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