Tecnica passivattiva nello scollamento mio-fasciale: arti inferiori

A cura di Maurizio Ronchi


Dopo anni di lavoro su atleti di diverse discipline sportive, ritengo che questa pratica ora aggiornata con la dinamicità della tecnica passivattiva, sia di ottimo aiuto se sinergica con i vari lavori di preparazione atletica - flessibilità, elasticità -per l'ottenimento e l'ottimizzazione del miglior Range of Motion muscolo-articolare. I muscoli appartenenti a un gruppo mio-fasciale preciso - p.es. quelli della coscia - si devono poter liberamente contrarre/decontrarre con indipendenza fra loro, pur rimanendo sinergici, antagonisti o reclutati durante la biomeccanica di un gesto atletico. Lo scollamento e separazione per muscoli adiacenti, risulta inoltre efficace nel contrastare la retrazione mio-fasciale, abbassando di fatto il rischio di infortuni. Restrizioni e aderenze sono una tra le principali cause di disfunzioni in quanto, esercitando trazioni e torsioni su muscoli, fascia e articolazioni correlate, sono causa di impedimenti e dolori durante l'esercizio fisico. Il mancato scorrimento tra muscoli adiacenti -una delle cause sono gli essudati, acido lattico e scorie metaboliche che aumentano il grip interstiziale fascia - muscolo -fascia - ha come effetto una perdita di indipendenza durante la fase di escursione allungamento-accorciamento e, di riflesso, nell'erogazione della forza muscolare. Questo risulta essere un vero gap per la fisiologica escursione miotendinea -ROM -durante la fase di contrazione/decontrazione specialmente durante una prestazione sportiva. Ne consegue che con sovraccarichi di lavoro o con la ripetizione di specifiche gestualità tipico di allenamenti intensivi a senso unico, si vada ad incrementare il processo naturale di retrazione mio-fasciale, con le ben note noie a livello muscolo-articolare le quali, se non trattate precocemente possono portare l'atleta a forzati compensi posturali, incidendo per cui significativamente sulla performace. Sappiamo bene che i muscoli sottoposti a superlavoro possono oltrepassare il loro range of motion, ma nel caso questa azione venga particolarmente ripetuta, provocherà un rigonfiamento - ipertono - e una rigidità muscolare - stiffness - con possibile conseguente infiammazione. Questo ipertono riduce lo spazio interstiziale muscolo-fascia-muscolo limitando la circolazione sanguigna per il nutrimento dei tessuti e quella linfatica per la pulizia dalle scorie, provocando un disagio rilevato da vari corpuscoli recettori presenti - propriocettori, meccanocettori, chemiocettori - che informando il Sistema Nervoso Centrale viene trasformato in dolore mio-fasciale.

"... un muscolo ben allungato, infatti, è in grado di eseguire dei movimenti più ampi con minor stress per la sua articolazione. Studi sulla mobilità articolare confermano che, eseguire esercizi di stretching alla fine del workout, accelera il recupero..." (M. Scudero, massaggiatore) in completo accordo mi sento di affermare, come sopracitato, che far seguire la parola scollamento ove si parli di allungamento/strethcing possa essere decisamente appropriato e sinergico. " Inoltre tali aderenze esercitano sia forze di trazione laterali, destabilizzanti per il compartimento mio-fasciale associato, che forze atte a instaurare una torsione assiale sui muscoli stessi " (A.Riggs). Le aderenze mio-fasciali possono portare ad uno squilibrio delle forze che agiscono in tensegrità su un compartimento articolare. Questo sbilanciamento generalmente causa adattamenti posturali, infiammazioni e dolore, condizioni che vanno a scapito della performance sportiva e nei casi più gravi impedisce all'atleta di allenarsi. Un esempio è l'incollamento del muscolo Tensore della Fascia Lata (TFL), tratto Ileotibiale, con il Vasto Laterale (fig.2).
Quest'ultimo sottoposto all'azione di trazione laterale esercitata dal TFL, può essere causa di un risentimento al ginocchio e, come dimostrano alcuni studi, essere responsabile o concausa di questi dolori compartimentali come per la sindrome Femoro-rotulea. Lo stesso TFL è in grado di trazionare per incollaggio l'inserzione miotendinea del Bicipite Femorale soprattutto durante la fase di accosciata - squat -che può contribuire all'insorgere di dolori nell'area del ginocchio per mancata stabilità. A riguardo è possibile trovare ampia documentazione nei vari studi pubblicati su vari siti di Sports&Med, di come lo scollamento dei muscoli della coscia e della gamba abbia risolto dolori e limitazioni per l'articolazione del ginocchio che si presentavano con i tipici sintomi delle più comuni sindromi compartimentali come quelle riportate in fig.3. Questo per spiegare come l'aver liberato i muscoli incollati dalle aderenze abbia così normalizzato lo squilibrio tensivo delle forze agenti per la stabilizzazione del ginocchio. Sappiamo bene come anche minime trazioni dovute a contratture, trigger points, cicatrici etc., siano in grado di sbilanciare non solo un articolazione, ma la tensegrità del corpo modificandone la postura. Altra utilità riscontrata nell'uso della tecnica passivattiva di scollamento a scopo preventivo specie per i muscoli delle gambe è quella di contrastare l'insorgenza del crampo muscolare. "Indipendentemente dalla vera causa che induce il crampo muscolare (sono in voga diverse teorie), sembra invece accertato che il dolore sia dovuto all'intensa stimolazione dei meccanocettori dovuta all'eccessiva contrazione muscolare" (E. Sproviero). Ne conviene che eliminando le aderenze mio-fasciali si otterrà una miglior tonicità muscolare che è una delle condizioni ottimali per evitare l'insorgere del crampo. Ciò denota ancora una volta che intervenire con un'azione preventiva di scollamento per separare tra di loro i muscoli adiacenti, diviene una necessità per gli atleti agonisti e per chi si dedica al fitness con un'alta frequenza settimanale.


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Ultima modifica dell'articolo: 05/09/2016

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