Tecnica passivattiva nello scollamento mio-fasciale: arti inferiori

A cura di Maurizio Ronchi


Tutte le manualità di questo lavoro, nascono in un'ottica cinetica, ovvero in relazione alla fondamentale partecipazione attiva da parte dell'atleta mentre l'operatore passivamente muove, stira e ruota il muscolo o il tratto di catena mio-fasciale interessato allo scollamento.

Tecnica che definisco passivattiva per il contributo minimo ma indispensabile che viene richiesto all'atleta per ottenere la condizione necessaria affinché possa iniziare il cambiamento viscoelastico del tessuto mio-fasciale (collagene). Ciò non solo dovuto all'azione fisica meccanica della manualità, ma anche per gli effetti conseguenti alla risposta della stimolazione eseguita sui meccanocettori dell'atleta: corpuscoli e organi di Golgi, Ruffini e Pacini.

Questa condizione passivattiva, secondo lo studio di Schleip, è assolutamente necessaria in quanto i corpuscoli meccanocettori se non stimolati direttamente su ordine del loro proprietario - l'atleta in questione - non riescono ad influenzare il sistema simpatico con la conseguente variazione del tono muscolare rendendo vano il lavoro di rilascio. Come appunto egli ha dimostrato per spiegare la dinamica della plasticità della fascia durante la manipolazione mio-fasciale, mette in evidenza che usando tecniche su parti del corpo anestetizzate e non, nelle prime non vi era alcuna variazione del tono muscolare e della viscoelasticità se non di breve durata, mentre nella seconda trattando le parti del corpo attivate dalla persona massaggiata, tali effetti erano ben riscontrabili e di più lunga durata. Ora non andando troppo nel dettaglio e per cui ribadisco la lettura del citato lavoro di Schleip, pare chiaro come sia importante rispettare questa condizione cinetica durante lo scollamento mio-fasciale, a maggior ragione dopo i positivi risultati da me riscontrati sul campo applicando questa modalità durante le scorse stagioni agonistiche. Perciò in base alle mie esperienze trovo che inserire la tecnica passivattiva con manualità di scollamento e separazione per muscoli adiacenti durante le sedute di massaggio-sport, risulta essere di ottimo aiuto agli sportivi per conseguire una buona performance atletica. Aiuto valido anche per l'operatore che avrà molte meno difficoltà nello scollare le aderenze data la minor incisività richiesta dalla tecnica, il che è molto gradito dall'atleta trattato. Si tratteranno esclusivamente manualità per i muscoli e la fascia, in quanto per i legamenti a mio parere la miglior tecnica risulta sempre la deep friction, Frzione Trasversa Profonda. La tecnica passivattiva è molto efficace per quei tipi di muscoli fusiformi o nastriformi con poco ventre e lunghi tendini, che spesso subiscono a causa della restrizione fasciale delle torsioni intorno alla struttura ossea correlata, o essere soggetti a una rotazione-trazione lungo il loro asse a causa delle aderenze con i muscoli adiacenti o con la fascia stessa. Oltre al lavoro sulla parte muscolare è indispensabile trattare anche i tendini per rompere le aderenze fibrose formatesi. Come mostra empiricamente la foto sopra, il tendine rosso e la sua guaina di rivestimento - la retina bianca - vengono mobilizzati e frizionati appunto per evitare, rompere o rilasciare le aderenze - crosslinks - così da permettere una ottimale e reciproca scorrevolezza, merito anche della lubrificazione indotta dagli effetti del massaggio localizzato. "Già prima della comparsa dei sintomi fastidiosi per una tendinite, il collagene tende a degenerare dando inizio all'infiammazione. Il massaggio di frizione sul tendine-guaina svolge un lavoro preventivo sulla comparsa dell'infiammazione dovuta a sovraccarico di lavoro o alla fibrosità della guaina che lo avvolge, in quanto stimola la riproduzione di collagene che sostituisce quello degradato disponendosi ordinatamente. Per cui il massaggio con le sue tecniche specifiche manuali per lo scollamento di aderenze fibrose -muscolo/fascia/guaina/tendine -resta sempre più un'ottima pratica per la prevenzione da infortuni, nonché di gran beneficio per lo sportivo " (W.W. Lowe -terapista del massaggio). La fig.1 con una visione muscoloscheletrica globale permette di evidenziare alcuni di questi muscoli e le catene mio-fasciali di appartenenza.


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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015

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