A cura di Maurizio Ronchi
La tecnica passivattiva di scollamento mio-fasciale nel massaggio sportivo, risulta di aiuto per il ripristino della corretta scorrevolezza tra i vari tessuti e di conseguenza della mobilità articolare, che va a trattare i muscoli in contatto tra di loro: i muscoli adiacenti o paralleli per l'appunto. Questa tecnica abbinata in alcuni casi con il Massaggio Traverso Profondo -MTP- o con la Frizione Trasversa Profonda - deep friction o tecnica Cyriax - comporterà " ... un orientamento delle fibre collagene, assieme al loro rafforzamento grazie ad una circolazione migliore, può essere sufficiente a permettere all'atleta di mantenere un alto livello d'attività, che sarebbe stato impossibile senza il trattamento " (Francesco Nigro). Quando le fibre di collagene della fascia, già di natura poco allineate fra loro, a causa di traumi, di stress da sovraccarico o tensivo/nervoso, tendono ad addensarsi e a disporsi ancor più in maniera casuale e disordinata, è possibile che diano inizio ad una marcata adesività e conseguente retrazione mio-fasciale che lega la normale dinamica muscolo/articolare - Range of Motion -. A questo proposito per spiegare in maniera figurata cosa avviene, riporto l'esempio riportato in un lavoro pubblicato su Sports&Med, il quale visualizza benissimo la questione. Immaginiamo di aver tra le mani una striscia di nastro adesivo, il comune scotch, dove la parte liscia rappresenta la fascia con le sue fibre di collagene ben ordinate, quindi in ottimo stato fisiologico, e la parte adesiva appiccicosa a quella degradata stressata, dove le fibre di collagene sono disposte a casaccio. Se facciamo scivolare sulla nostra pelle la parte liscia del nastro, essa scorre via liscia senza attriti; per contro quando facciamo scivolare la parte adesiva, essa trascina appresso la pelle, i peli, facendo sentire un tiraggio. Questo attrito non è altro che la sensazione che proviamo quando un'aderenza mio-fasciale impedisce di eseguire una normale escursione muscolo-articolare. Da cui la necessità di intervenire con tecniche e manualità per scollare tali aderenze. Bene allora, a parità di tecniche o tuttalpiù con qualche personale modifica nelle manualità classiche, ho avuto tangibili e positivi riscontri in queste stagioni di lavoro su atleti di diverse specialità sportive e sui calciatori della squadra che seguo con l'aiuto dell'amico Federico Polimene, massaggiatore e preparatore atletico.
Tutte le manualità di questo lavoro, nascono in un'ottica cinetica, ovvero in relazione alla fondamentale partecipazione attiva da parte dell'atleta mentre l'operatore passivamente muove, stira e ruota il muscolo o il tratto di catena mio-fasciale interessato allo scollamento.
Tecnica che definisco passivattiva per il contributo minimo ma indispensabile che viene richiesto all'atleta per ottenere la condizione necessaria affinché possa iniziare il cambiamento viscoelastico del tessuto mio-fasciale (collagene). Ciò non solo dovuto all'azione fisica meccanica della manualità, ma anche per gli effetti conseguenti alla risposta della stimolazione eseguita sui meccanocettori dell'atleta: corpuscoli e organi di Golgi, Ruffini e Pacini.
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