Tecnica passivattiva nello scollamento mio-fasciale di Tronco e Arti Superiori

A cura di Maurizio Ronchi


Visto in quest'ottica ho fatto si che la manipolazione trattasse il più possibile i vari aspetti del TC disponibile, tendini, legamenti, capsula articolare, fino alla periferia dei muscoli, le zone d'intersezione, congiunzione e sovrapposizione.
Sono gli hot spots , punti di lesione mio-fasciale o di sovraccarico, dove convergono le forze di tensione dei tessuti non più in tensegrità  della catena cinetica mio-fasciale riferita.
"Se non vengono ripristinati i dovuti equilibri, nel tempo il sovraccarico può determinare l'insorgenza di sintomi clinici, espressione di alterazioni anatomiche che si creano lentamente e in funzione del tipo di attività, della qualità del gesto" ... portando ad alterazioni e a errori nel complesso sincronismo della catena cinetica
( G. Di Giacomo ) (16).
Nel giro di qualche settimana mi son sentito dire separatamente dai ragazzi, non collettivamente per cui senza influenza reciproca, che rispetto alla precedente riatlezzazione  sentivano la spalla più  attaccata  meno lassa, più sicura, tanto che autonomamente hanno sentito il bisogno di incrementare le ripetizioni e il carico negli esercizi.
Ora in base allo studio di approfondimento che ho fatto grazie alla vasta letteratura disponibile in rete e alle preziose spiegazioni di chi la fascia la vive, studiandola da anni, posso capire e dire senza scoprire l'acqua calda, di come sia fondamentale un lavoro di sports-bodywork mirato alle varie tipologie di TC dell'area da trattare anche sotto l'aspetto degli input propriocettivi indotti.
" La propriocezione comunque è fondamentale in quanto i segnali propriocettivi viaggiano più velocemente di quelli nocicettivi, e sono quindi molto importanti nella prevenzione delle lesioni articolari " ( M. Cesena ) (17). 
Questo mi fa fermamente pensare che la mia esperienza non è stata un caso, ma il frutto di una precisa e ora conosciuta efficacia delle manipolazioni mio-fasciali o sports-bodywork cui  anche la tecnica passivattiva  fa riferimento.
Questa  esperienza mi lascia soddisfatto in veste di massaggiatore, bodyworker o preparatore fisico che dir si voglia, dato che il lavoro di appoggio e assistenza eseguito assieme all'atleta nell'ultima fase, ormai non più delicata essendo post-terapeutica, ma essenziale e mai da sottovalutare.
Non è da considerarsi facoltativo  se si voglia tornare in attività con un certo margine di tranquillità psichica avendo ritrovato un ottimo supporto propriocettivo e
fisico-atletico.
Ora più che mai sono convinto che il knowhow di un bodyworker sportivo deve avere il giusto mix di esperienze, ricerche e studi scientifici se si vuole ottenere la miglior efficacia dalle proprie tecniche mio-fasciali al servizio dello sportivo e dell'atleta, per aiutarlo nel ricercare la miglior performance o come supporto nella fase di riatletizzazione pur rimanendo sempre nei propri ambiti di intervento e limiti operativi.

 

Voglio terminare questo lavoro che mi è costato tanta piacevole fatica facendo una considerazione sul movimento fasciale che in Italia sta timidamente ma con molta determinazione cercando di uscire allo scoperto nel mondo dello Sports&Med . Timidamente solo poiché è davvero difficile trovare spazio, risorse e aiuti per fare ricerca e sperimentazione nell'affascinate campo della Fascia.
Condivido la preoccupazione del Ft Maurizio Casciotti nell'affermare che in Italia fin che non si capirà un certo discorso saremo tagliati fuori dalla ricerca che sta avvenendo in tutto il mondo a livello educativo.
Ne so qualcosa io, che non essendo né medico né terapista, ho sempre trovato vita dura qui in Italia, mentre da anni all'estero ho collaborazioni e aiuti da illustri scienziati, ricercatori e bodyworkers, tra i quali il premio Nobel per la Medicina lo straordinario Dottor Dave Simons.
Ma noi del movimento fasciale siamo determinati e ottimisti anche in visione di ciò che sta avvenendo in questi ultimi anni nella fascial world community sperando che anche il nostro paese possa contribuire al progresso comune di ricerca e sviluppo in questo campo affascinante.
Riporto a seguito un breve passo di un'intervista di Luigi Stecco per collegare tre movimenti fasciali Italiani che conosco, con molti punti in comune:
Associazione Manipolazione Fasciale, ASSOTIBodyworks e Induzione Miofasciale.
" ... solo una mano, guidata da profonde conoscenze scientifiche, può risolvere bene e velocemente un problema muscolo-scheletrico. Più si hanno conoscenze, più si riesce a risalire alla causa di un dolore e di una disfunzione articolare. Non c'è niente di magico. " (18)
Auspico a tutto il movimento fasciale in Italia, un continuo e sempre più attivo scambio di idee ed esperienze finalizzato non solo nel  miglioramento delle tecniche, ma in una visione di più ampio respiro internazionale per la salute, lo sport e lo star bene.

Di seguito le manualità della tecnica passivattiva riguardanti il Tronco e gli Arti Superiori.

Sempre grazie allo studio citato di Carla Stecco (10), sappiamo che la fascia degli arti si presenta multistrato ed è molto spessa, mentre la fascia del tronco è monostrato sottile e adesa ai muscoli, come per esempio lo è per i muscoli  G. Pettorale,
G. Dorsale, Trapezio e G. Gluteo, dove appunto la fascia non è separabile dagli stessi. Di conseguenza l'approccio con le varie tecniche dovrà tener conto di questa situazione strutturale specifica per ottenere la massima efficacia e, cosa non da poco, un inutile accanimento nelle zone a bassa densità/spessore. Ricordo sempre con piacere un passo di un lavoro di Tom Myers, dove ribadiva nei preliminari l'importanza di cercare-palpare le zone di resilienza e adattabilità della fascia molto superficialmente prima di sbrogliare la matassa profonda. Ciò per evitare che andare troppo precocemente in profondità si rischia affossare ancor di più il problema piuttosto che risolverlo nel più breve tempo possibile.
Una precisa strategia di approccio in più l'aiuto dell'atleta che, secondo il fondamento della tecnica passivattiva, " lo coinvolge nel processo aumentando la propriocezione, per opera del fuso muscolare e dei recettori di stiramento, permettendo all'operatore di sentire con facilità quale livello di mio-fascia è stato agganciato " ( T. Myers ) (19).


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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015

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