Tecnica passivattiva nello scollamento mio-fasciale di Tronco e Arti Superiori

A cura di Maurizio Ronchi


Questa tecnica di sports-bodywork, passivattiva , è inoltre capace di stimolare i diversi meccanocettori situati sia nei tessuti profondi sia in quelli limitrofi  (espansioni), vista la dinamicità e la grande superficie mio-fasciale trattata, migliorando di fatto il sistema propriocettivo a vantaggio di una stabilità muscolo-articolare del gesto atletico o nella fase di riatletizzazione.    
Prendo a prestito il termine Induzione Miofasciale  caro a Maurizio Cosciotti, collaboratore del Prof. A. Pilat e  co-autore dell'omonimo libro, che mi torna utile per finalizzare tutte le considerazioni fatte sinora con una mia recente esperienza.
E' curioso come tutte queste induzioni  prodotte da una manipolazione mio-fasciale, soprattutto per l'input propriocettivo  esercitato, le abbia direttamente riscontrate ancor prima di conoscere, studiando più a fondo, il meccanismo fisiologico del cambiamento chimico-fisico che avviene appunto nelle aree manipolate. E' stata dunque, quanto meno apprezzabile dal vivo, l'esperienza avuta nel seguire l'evoluzione di sub-lussazioni alla spalla accorse ad alcuni dei miei rugbysti.
Ahimè sei spalle fuori uso  nei primi mesi della stagione, a parte una frattura alla clavicola le altre cinque non sono state di grave entità. E' ovviamente occorso il normale iter: pronto soccorso, stop con immobilizzazione e visita ortopedica, riabilitazione dal fisioterapista e riatletizzazione col preparatore atletico e il preparatore fisico. Quest'ultima figura, il sottoscritto nella fattispecie, che così amo definire chi nell'ultima fase, quella post-terapeutica dell'iter, assiste e lavora fisicamente con le proprie mani sul corpo dell'atleta. Bene allora, tre degli atleti erano recidivi alla sub-lussazione, anche se per l'altra spalla, che era stata seguita in parte con lo  stesso iter diagnostico-terapeutico, ma senza la figura del preparatore fisico - bodyworker massaggiatore - . Ovvero una volta terminate le sedute di fisioterapia, era lasciato all'atleta il classico programma da svolgere a casa : elastici, stretching, esercizi di Codman e mobilizzazioni varie.
Come riportato dalla casistica e confermato dalla mia lunga esperienza, il 60% degli atleti per la voglia di tornare in attività e bruciare il normale tempo necessario, a malapena si applica per una settimana/dieci giorni. Del restante 40% una metà arriva alle 2 settimane complete di lavoro a casa  più o meno eseguito scrupolosamente, l'altra metà cioè circa il 20% completa per intero il programma consigliato dal terapista o medico sportivo.
Secondo questi dati sappiamo tutti bene quali poi siano i tempi, le lungaggini ma soprattutto la qualità del ritorno all'attività atletica dopo un approssimativo e sbrigativo  programma di lavoro fai da te.
Voglio riportare alcuni dati epidemiologici forniti al corso cui ho partecipato di " Patologia traumatica e da sovraccarico nello sport: nuovi percorsi terapeutici "  organizzato dall'U.O. di Ortopedia-Traumatologia del Presidio Ospedaliero di Giussano (MI)(12), dove si evidenzia l'abnorme differenza su base annua d'infortuni tra la pratica sportiva e quelli legati alla strada. Questi ultimi sono in ragione di circa 94.000, che diventano circa 600.000 (!!) per la pratica sportiva.

Non sono stati presentati i dati relativi alle recidive nello sport, ma vista l'enormità della casistica è sicuramente plausibile una rilevanza numerica importante.
Prendo questi dati senza voler fare approfondimenti sul perchè  sul per come  avvengano tanti infortuni, ma solo per ritenere possibile che un programma di riatletizzazione fatto in casa  possa andare ad alimentare quel dato preoccupante espresso al corso dal relatore, il Direttore Dr Claudio Manzini.
A tal ragione è bene ribadire quanto sia importante il contributo delle nostre tecniche per la vita sportivadegli atleti che seguiamo per scongiurare tali recidive, " quando un'articolazione è immobilizzata, il minore carico e scarico meccanico della cartilagine e dei tessuti circostanti interferisce con il normale ricambio delle cellule e degli elementi della matrice (MEC).
Questo ridotto stimolo si traduce in minore sintesi di proteoglicani. Di conseguenza, la perdita di matrice aumenta la vulnerabilità del tessuto all'infortunio quando si riprende la normale attività sportiva " (Elzi Volk)(13).  
Si conoscono bene da tempo gli effetti che l'immobilizzazione forzata per infortunio provoca su tendini e legamenti rispetto a quelli  sani e liberi nei movimenti.
Faccio riferimento a un vecchio ma preciso e valido studio di David Amiel (14) dove si evidenziano importanti differenze dei valori nei grafici delle curve di deformazione tra un legamento collaterale di coniglio dell'articolazione del ginocchio libera, rispetto a quello con l'articolazione immobilizzata.
Quest'ultimo legamento evidenzia come con meno della metà di carico e con leggeri incrementi, subisca una deformazione seria. Così come anche è poi mostrato nel grafico di stress e strain eseguito sugli stessi.
Ciò a detta degli autori, non tanto dovuto alla perdita di trofia del tessuto connettivo,  se n'è riscontrata poca, ma alla qualità del collagene del legamento, dato che viene a modificarsi il fisiologico turnover degradato/risintetizzato  e il rapporto tra vecchio collagene e nuovo. Per tal motivo è da ribadire l'importanza che il massaggio e la manipolazione connettivale/fasciale hanno nel migliorare le caratteristiche fisiche del collagene aumentandone quindi l'efficacia meccanica e strutturale di tendini, legamenti o fascia che sia.
Ritorno alle mie spalle; questa volta oltre al lavoro svolto a casa, gli atleti sono stati da me settimanalmente seguiti o meglio assistiti dato che il grosso dell'impegno era loro. Il mio supporto è stato per le mobilizzazioni articolari, per i test muscolari, manualità per aumentare il microcircolo e il drenaggio, per eliminare rigidità, contratture e aderenze nell'area interessata e risolvere i problemi di compenso insorti in alcune parti del corpo.
Il lavoro secondo me efficace è stato quello fatto manipolando non tanto il ventre dei muscoli della cuffia e di quelli correlati all'articolazione rotatoria della spalla, ma la fascia in tutte le sue varianti ed espansioni mio-fasciali comprese.
Quindi un massaggio e una manipolazione molto più vasti in considerazione dell'intimo legame che esiste tra il TC denso e quello lasso, ricco di sostanza fondamentale, dove uno diviene la prosecuzione dell'altro creando importanti zone di transizione (15).


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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015

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