Tecnica passivattiva nello scollamento mio-fasciale di Tronco e Arti Superiori

A cura di Maurizio Ronchi


Mentre nel caso di un cambiamento viscoelastico durante una manipolazione
mio-fasciale, sempre semplificando, sappiamo che già dopo alcuni minuti per un'area modesta e con carico di pochi kg di forza-peso applicata, si ha un cambiamento dello stato fisico della sostanza di base, ovvero una fluidificazione di quel gel di polisaccaridi, acqua, proteine, acido ialuronico etc., dove le fibre di collagene e quelle elastiche sono disperse.
Ma non solo! La manipolazione fasciale esercita un effetto sul ripristino della  propriocettività .
A dare manforte a queste considerazioni evidenziandone il preciso fondamento scientifico, ritorno al superbo lavoro di ricerca " Histiological study of deep fascia of the limbs " (4) fonte di alcuni interessanti aspetti del sistema mio-fasciale di estrema utilità al knowhow  di uno sports-bodyworker per impostare le proprie tecniche di manipolazione.
Riporto solo alcuni aspetti dei risultati dello studio, del quale consiglio la visione integrale. Tra i primi vorrei riferire delle misurazioni morfometriche eseguite sulla fascia profonda, quello strato di TC a stretto contatto con i muscoli. Gli strati in questione sono quelli relativi alla fascia della coscia e a quella brachiale. Lo strato di tessuto fasciale non si presenta distribuito uniformemente, ma mostra un'apprezzabile differenza di densità ( spessore ) lungo i tratti presi in visione. Lo strato relativo alla coscia evidenzia un incremento della fascia profonda dalla zona cruro-inguinale ( più sottile ) che scendendo verso l'articolazione del ginocchio si fa sempre più densa, arrivando a misurare uno spessore di più del doppio rispetto alla parte iniziale. Oppure come riporta il secondo campione, relativo alla fascia brachiale, che denota una differenza di spessore minore nella sua parte anteriore e maggiore per quella posteriore, con un aumento di densità dalla regione distale a quella prossimale. Il frutto di questa misurazione morfometrica della fascia profonda, risulta di grande aiuto all'operatore nel valutare a priori come poter impostare le pressioni di un lavoro manipolativo mio-fasciale per la normalizzazione  di una eccessiva densificazione in un comparto muscolare dovuta a overuse, sovraccarico o elevata ripetitivitàdi un gesto atletico.
Penso che sia di estrema utilità conoscere come e dove varia la densità delle fibre di collagene nel TC a stretto contatto con i muscoli, sia per ottenere una miglior efficacia dalle nostre tecniche, che per un evidente risparmio di energie da parte dell'operatore.
Un altro aspetto molto utile per noi operatori sportivi, evidenziato dai risultati della ricerca, è quello che si riferisce a come la fascia profonda è organizzata strutturalmente . Alcune immagini sono molto esemplicative e mostrano come s'incrocino tra loro i vari fasci di fibre di collagene, fino ad ottenere una struttura molto resistente alle trazioni e molto adattabile agli allungamenti cui è sottoposta, nonostante la poca presenza di fibre elastiche ( meno del 1% ), assumendo una caratteristica forma a onda  che ne aumenta di fatto l'elasticità/flessibilità.

Un successivo studio di ricerca condotto da Carla Stecco, "Modello per la misura dei parametri della fascia profonda" (10), spiega ulteriormente come la potenzialità e adattabilità della fascia sia realmente eccezionale. Tale proprietàelastica e resistente allo stesso tempo pare sia dovuta all'orientamento delle fibre di collagene tra i vari strati adiacenti dei foglietti fasciali, con angolo di circa 78°. Questa precisa disposizione, spiega l'autrice, fa si che lo strato fasciale abbia ottime proprietà biomeccaniche, poiché assume la capacità di essere elastico in tutte le direzioni di sollecitazione.
Grazie a quest'angolazione strutturale, succede che le forze di trazione, di compressione e di taglio applicate sul muscolo, vengano ripartite anche sulla fascia profonda senza che essa offra troppa resistenza negativa nonostante l'esiguo numero di fibre elastiche presenti. In più tale struttura permette lo scorrimento ottimale tra i vari strati/lamine fasciali - fascial layers -.  
Questo ci aiuta a spiegare come sia diverso l'approccio, impostazione/esecuzione ,tra un massaggio mio-fasciale sportivo rispetto a uno tradizionale. Quest'ultimo basato su manualità di detensione, battiture e spremiture, che risulterebbero inutili o poco efficaci se eseguite sulla fascia. Mentre questa  necessita di un lavoro fatto con manipolazioni precise e specifiche, atte a variare la sua proprietà viscoelastica, cercando di normalizzare le fibrosità e densificazioni prodotte da sovraccarichi, tensioni, traumi, aderenze e cicatrici.
Qui mi aggancio ancora allo scambio di vedute in merito alla tecnica  passivattiva , avute con Robert Schleip, come visto essere un altro grande esperto e ricercatore di fama internazionale della fascia. Come spiegato nella prima parte della mia tecnica, una delle prerogative è di manipolare per quanto possibile tutto il muscolo e dintorni, ossia quello che ho appreso essere definite le  espansioni mio-fasciali.
La manualità è applicata a 360° in maniera ampia e il più possibile avvolgente: sopra, sotto, lateralmente fino alle  periferie muscolari  durante le fasi di cambiamento dimensionale del muscolo dettate da contrazione, allungamento e rilascio, sia attivate dall'atleta stesso, che passivamente quando l'operatore lo aiuta nel movimento di escursione muscolo-articolare. Così facendo non solo è possibile influire sulla circolazione dei fluidi nella sostanza di base che, per quanto di essa si conosce ancora  poco, ora più che mai si è certi degli importanti cambiamenti indotti per l'effetto dell'idratazione dinamica provocata dalla manipolazione
mio-fasciale. Per esempio l'incremento della rigenerazione dei GAG - GlicosAminoGlicani - che essendo molto viscose e si estendono e si legano anche alla membrana cellulare, dove grazie alla presenza di H2O sono incomprimibili quindi ideale oltre che come supporto e mezzo che conduce nutrimento, anche per la lubrificazione  permettendo il fisiologico scorrimento tra i vari fascial layers del TC (7). Se dopo il trattamento di manipolazione facciamo passivamente o chiediamo all'atleta di fare esercizi di mobilizzazione per l'area interessata, sono più durevoli gli effetti ottenuti, stimolando in più il fisiologico turnover del collagene ( Brad Hiskins ) (11).


« 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 »


ARTICOLI CORRELATI

Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015

APPROFONDIMENTI E CURIOSITÀ

Dermatite polimorfa solare: che cos’è?Bambini: precauzioni al soleLentiggini ed efelidi: quali differenze?Lampade abbronzanti e tumori cutaneiMelanoma NON cutaneoOrticaria solare: che cos’è?Scottature solari: qualche consiglioOrticaria acuta: cosa fare quando si manifestaOrticaria: perché si chiama così?Orticaria: può essere provocata dall’attività fisica?Orticaria da freddo: caratteristicheOrticaria acquagenica: che cos’è?Tomografia a coerenza ottica“Voglie” in gravidanza: quali sono le cause?Quali sono le zone più dolorose da tatuare?Rimozione di un tatuaggio: fattori da considerareTatuaggi: come si rimuovono?Brachiterapia: domande frequentiStoria della brachiterapiaCorpi estranei nell’occhio: cosa fareTatuaggi all’henné e reazione allergicaLe curiose origini dell’iridologiaIridologia: che cos’è?Il caldo fa diventare aggressivi?Tatuaggi e salute della pelleQuando nasce l’usanza dei tatuaggi?La storia dello shampooCapelli fragili: qualche consiglioCosa indebolisce i capelli?Mal di testa e rapporti sessualiDiario del mal di testa: come va compilatoCefalea a grappolo: le persone più colpiteMal di testa e digiunoMal di testa e consumo di alcoliciMallo di Noce e InchiostroNoci: Altri UsiNoci: Produzione e StoccaggioTipi di NoceCelebrità con il morbo di ParkinsonDemenza a corpi di Lewy: alcune notizie storicheDemenza frontotemporale: alcune notizie storicheParkinson e atrofia multi sistemica: come distinguerli?Sinucleinopatie: che cosa sono?Atrofia multi sistemica: classificazioneSegno di BlumbergNoci in salamoiaGnocchi SpatzleGnocchi e PatateGnocco FrittoTipi di GnocchiGnocchi e StoriaMal di testa nella terza etàMal di testa e sbalzi climatici