Tecnica passivattiva nello scollamento mio-fasciale di Tronco e Arti Superiori

A cura di Maurizio Ronchi


" Il collagene maturo è suscettibile di glicazione non enzimatica e i prodotti che ne risultano vengono ulteriormente trasformati in composti cross-linkati che possono successivamente inibire il turn-over del collagene " ( A. Scherillo ) (7). E' bene precisare che solo il TC è plastico e malleabile, proprietà  tixotropica  del collagene, e non il tessuto muscolare; spesso si intende per fascia solo lo strato aponevrotico che circonda gli arti, invece è fascia anche l'epimisio-perimisio-endomisio.  E' questo scheletro collagenico  del muscolo che subisce la sovrasollecitazione o sindrome da sovrauso e il danno acuto. Mi piace ricordare sempre l'importanza che il collagene ha nel nostro corpo usando questa citazione: " il collagene è uno delle più ubiquite proteine nel corpo. E' l'elemento strutturale di base e supporta cariche nella pelle, vasi, tendini, legamenti, cornea, ossa ecc. Ha un' importanza nel nostro organismo quanto l'acciaio nel mondo tecnologico" (5).  A un TC indurito e fibroso, le manualità inducono una normalizzazione dell'elasticità per via della proprietà viscoelastica della sostanza fondamentale  oltre che  rompere gli incollaggi aderenziali -  cross-links  -  creatisi coi tessuti adiacenti, ripristinando il fisiologico movimento muscolo-articolare. Di seguito un altro esempio empirico e semplicistico ma esemplicativo  del cambiamento viscoelastico indotto con una tecnica di manipolazione mio-fasciale:

 

Scollamento miofasciale

Ovviamente non è possibile effettuare un release  mio-fasciale su tutte le strutture di TC presenti nel corpo umano.
Infatti, come viene ben messo in evidenza da Robert Schleip in " Three-dimensional mathematical model for deformation of human fasciae in manual therapy " (8), per poter avere un apprezzabile cambiamento viscoelastico del tratto Ileotibiale ( ITB ) servirebbero decine e decine di kilogrammi di forza-peso indotte da una manipolazione, il che risulta per ovvie ragioni impossibile da applicare.
Ma non è una partita persa
In effetti secondo la mia esperienza, e penso anche quella di molti altri operatori, trattando ITB tract come abbiamo visto nella prima parte della passivattiva, con la manualità di stripping  eseguita col pugno, dopo qualche minuto sia per l'operatore che per l'atleta non è difficile sentirne il creeping o il popping  di un release
mio-fasciale. Che cosa è avvenuto allora, cosa abbia indotto la nostra manipolazione?
Parlando con Schleip a tal proposito, siamo d'accordo nell'affermare che probabilmente la parte esterna aponevrotica dell' ITB è strutturata in maniera diversa dal core , con una possibile diversità di densità e disposizione delle fibre di collagene.
Probabilmente, poiché al momento mancano precisi studi istiologici. Per cui il release che percepiamo è dovuto allo spezzarsi dei crosslinks  mio-fasciali,  quei ponti che si formano tra i vari strati tissutali costituiti da deboli Legami ad Idrogeno e Forze di Van der Waals che appunto determinano le aderenze.
In accordo con la proprietà visco-elastica della Matrice Extracellulare ( MEC ) possiamo concludere che gli effetti indotti dalla manipolazione, provocano dei cambiamenti sensibili come la rottura dei cross-links e la variazione dell'idratazione della MEC che permettono all'operatore di sentire il rilascio mio-fasciale anche per questi densi tessuti connettivi come il tratto Ileotibiale.  Non si riuscirà a modificare la densa struttura fibrosa, ma sicuramente i suoi legami aderenziali e la matrice gelatinosa nella quale essa è dispersa e avvolta.   
Studi rilevano la differenza di forza di tenuta nei crosslinks aderenziali tra un tessuto fasciale con maggior percentuale di elastina o meno. La forza dei legami dell'elastina è molto minore rispetto a quella delle fibre di collagene, per cui è più facile un release mio-fasciale per quel tipo di connettivo.
Piccola parentesi giusto per ricordare i valori di forza in gioco tra l'effettuare un cambiamento viscoelastico o la rottura/deformazione ( strain )  di un tessuto connettivo fibroso. Se questo si presenta con fibre di collagene allineate e parallele, in pratica le strutture tendinee e legamentose, esso sopporta tensioni elevate con carico di rottura tra 75 e 100MPa.
Nel caso le fibre di collagene siano orientate random, come nella pelle ad esempio, il carico di rottura scende a 1-20MPA (Rizzuto, Del Prete) (9) .


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Ultima modifica dell'articolo: 17/06/2016

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