Tecnica passivattiva nello scollamento mio-fasciale: arti inferiori

A cura di Maurizio Ronchi

Aderenze, collagene, fascia

Un breve accenno alle proprietà chimico-fisiche della fascia e dei suoi componenti per meglio focalizzare cosa sono le aderenze mio-fasciali e perché necessitano di essere scollate-rilasciate con la tecnica passivattiva.

Le cellule delle fasce connettivali si trovano disperse in una sostanza gelatinosa denominata MEC, matrice extracellulare. La MEC è costituita da una porzione fibrosa proteica inclusa in un gel acquoso di polisaccaridi. La parte fibrosa è costituita da fibre collagene, fibre reticolari e fibre elastiche. Le fibre collagene e reticolari sono costituite essenzialmente da molecole di collagene, ma differiscono tra loro per una diversa struttura molecolare; le fibre elastiche sono invece costituite da due catene proteiche di diversa natura: la fibrillina e l'elastina.

"Per queste caratteristiche il tessuto connettivo può essere anche diviso in tessuto connettivo fibrillare, tessuto connettivo elastico e tessuto connettivo reticolare, con la comune funzione di sostegno e di protezione: costituisce la base su cui poggiano i diversi epiteli e contribuisce alla difesa dell'organismo contro urti e traumi esterni" -da Dispensa Massaggio Sport TIB.


Le fibre di collagene, per le quali vedremo solo le proprietà inerenti a questo lavoro, hanno la funzione di supporto meccanico per quelle parti del nostro corpo più soggette a forti sollecitazioni sia interne che esterne. Il collagene lo troviamo infatti sottoforma di fibre di vario spessore, come legamenti e tendini, forti strutture che possono resistere a notevoli carichi dinamici e statici. Questi tenaci fasci fibrosi di collagene, dato lo scarso e irregolare orientamento fibrillare lungo la linea di sviluppo della forza muscolare, possiedono comunque un certo grado di estendibilità ma senz'altro inferiore al confronto con le fibre muscolari. Quest'ultime sono caratteristiche per la loro elasticità e resistenza ma quasi esclusivamente nel senso della forza espressa nelle fasi di movimento - contrazione allungamento muscolare bidirezionale - ovvero lungo la direzione dell'orientamento delle fibre e dei loro fasci muscolari. Invece le fibre di collagene del tessuto connettivo - la fascia - hanno decisamente minor forza ed elasticità, però possono garantire una protettiva funzione meccanica elastica agente in modo tridimensionale, in qualunque senso la forza venga sviluppata-applicata, sia dal muscolo - forza interna -che da quella assorbita come per esempio avviene durante un impatto - forza esterna -. Per cui prendendo in esame le fibre di collagene della fascia, dal punto di vista meccanico per far fronte a importanti eventi traumatici o ripetuti nel tempo come urti, torsioni, schiacciamenti e costrizioni varie, esse tendono a modificare la loro proprietà viscoelastica in modo quasi permanente, per adattarsi a queste forze anomale che agiscono sulla fascia facendone superare il limite di deformazione strutturale.

Per contenere il possibile danno provocato alla fascia, le fibre di collagene si dispongono in modo molto più disordinato rendendo difficile un ritorno allo stato fisiologico iniziale, ovvero l'incapacità di riorganizzarsi in fasci fibrillari più ordinati. Alcuni studi hanno confermato che la fascia connettivale tiene in memoria il trauma determinando in quel punto, a sorta di protezione, una modificazione nella sua mobilità sia elastica che di scorrimento: sono le aderenze che limitano il grado di libertà del movimento muscolo-articolare durante il gesto o l'attività sportiva. Le aderenze, specie quelle profonde o importanti, sono aree di contatto non fisiologico dove si vanno a concentrare le tensioni da trazione dei tessuti adiacenti e col tempo anche le forze espresse dal conseguente adattamento posturale. Per approfondimenti sulla fascia consiglio l'eccellente lavoro del Dr. Giovanni Chetta "Il sistema connettivo".


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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015

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