Trattamento riabilitativo dopo rottura del tendine d'Achille

A cura del professor Rosario Bellia

 

4) Crochetage

 

Il tessuto connettivo fibroso rappresenta il 60% della massa corporea.
Con tante diversificazioni, le cellule specializzate costituiscono un'unica Fascia, formando  un labirinto che pervade tutto l'organismo, creando delle intime connessioni fra i vari distretti corporei.

Questa rete fasciale deve rimanere sempre libera nei movimenti.
Una tensione in un punto di blocco influisce su tutta la fascia.
L'azione di una contrattura muscolare dà aderenza tissutale della componente fibrosa. La liberazione per effetto meccanico semplice è preferibile.

Il crochetage morbido  permette di togliere senza dolore il blocco biomeccanico per ritrovare lo schema primario, grazie alla forma e alla consistenza degli attrezzi utilizzati.

La trazione del gancio morbida provocherà la liberazione delle aderenze nelle zone della fibromiosite. Nel caso di cicatrici, si utilizza questa metodica per scollare la parte rigida dei cheloidi, con risultati straordinari di scollamento delle aderenze cicatriziali.

Si può utilizzare anche "sfregando", con leggera pressione, la porzione convessa dell'attrezzo in modo longitudinale rispetto alle fibre muscolari, con azione di "sbrigliamento" muscolare classico (pialla).
Interessante la possibilità prospettata di allontanamento di eventuale "nodosità" tissutale dalla zona dove sono presenti terminazioni nervose, che generano il dolore, con risultato immediato di miglioramento del sintomo.

 

I princìpi su cui si basa la tecnica sono:

- risoluzione dei punti trigger
- recupero della elasticità e capacità contrattile del muscolo
- ripristino dell'attività fasciale
- riduzione della gelificazione delle proteine interstiziali
- miglioramento della microcircolazione
- attivazione delle fagocitosi
- risoluzione della irritazione neuropatica

 

Il trattamento si applica avvalendosi di uno speciale arsenale terapeutico ideato ed ottimizzato per la metodica.
E' stata utilizzata, nel caso specifico, una tecnica non "invasiva"con manualità morbida e con azione di scollamento graduale. I risultati sono stati buoni e senza procurare ecchimosi.

 

 

5) stretching: CHRS (contract-hold-relax-stretch)

 

Esecuzione: questa tecnica è detta anche "allungamento post-isometrico", "allungamento propriocettivo-neuromuscolare", " tecnica di affaticamento e rilassamento ".
Si richiede di mantenere isometricamente la contrazione (secondo i diversi Autori la durata deve essere dai 3 ai 15 secondi; si utilizza uno sforzo che va dal 30%-50% al 100% della forza massima), quindi si allunga il muscolo stesso. Ciò può essere ripetuto da tre a cinque volte.  


Meccanismo d'azione: questa tecnica di allungamento si basa sul fatto che alla contrazione statica segue una fase di rilassamento del muscolo stesso (attività riflessa di Hofmann ). Indicazioni: secondo Einsingbach, questo metodo è la modalità più efficace per allungare le strutture muscolari che limitano il movimento, quindi per migliorare la mobilità, renderla più agevole, se il movimento attivo risulta doloroso (in pratica è un esercizio analogo al mantieni-rilassa" e al "contrai-rilassa" utilizzati nelle PNF).

 


 

L'attuazione di questa tecnica con il nostro paziente è stata molto proficua, tanto che, nella fase di "mobilizzazione-tenuta", si vedeva l'articolazione tibio-tarsica migliorare notevolmente nella flesso-estensione. Inoltre, il paziente riferiva una sensazione di sblocco, di migliore circolazione sanguigna e di forza. Quando il paziente è collaborante e motivato, questa tecnica riesce a dare risultati veramente ottimi, ma è da collocare dopo le altre tecniche che hanno un effetto di mobilizzazione dei tessuti e una preparazione della densità del connettivo.

Si può apprezzare la mobilità dei malleoli, che serve come parametro di riferimento per valutare l'azione di sblocco avvenuto. Nel nostro caso si verifica, a fine seduta, il miglioramento della ROM in flesso-estensione.

 

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Ultima modifica dell'articolo: 17/06/2016

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