Trattamento riabilitativo dopo rottura del tendine d'Achille

A cura del professor Rosario Bellia

d) Descrizione del protocollo riabilitativo:

1) massaggio trasverso  profondo (MTP o Cyriax)

 

Questo massaggio consente di:


a)  mantenere la mobilità dei tessuti salvaguardando il movimento fisiologico, evitando la formazione di cross-links tra le varie fibrille. Le fibrille di collagene che si formano durante il periodo del trattamento si sviluppano in modo corretto e più aderente alle necessità funzionali dell'organismo;
b) produrre iperemia locale per diminuire il dolore e regolare il flusso di substrati e metaboliti;
c) orientare le fibre di collagene nel modo più idoneo per resistere agli stress di natura meccanica;
d) stimolare i meccanorecettori per inibire i messaggi afferenti nocicettivi (teoria del Gate Control).


Applicazione pratica:


1) attraverso la mobilizzazione perpendicolare rispetto alla direzione delle fibre che formano la struttura interessata, si rompe o si inibisce la formazione delle aderenze cicatriziali (cross-links);
2) attraverso l'iperemia locale si aumenta la velocità di eliminazione delle sostanze infiammatorie;
3)  la forte stimolazione dei meccano-cettori inibisce la trasmissione del dolore (Gate Control).

La logica che sta dietro a questa proposta terapeutica è che nelle lesioni tendinee, muscolari o legamentose parcellari, in cui non c'è stata la completa soluzione di continuità dei tessuti, l'immobilità assoluta non ha effetti favorevoli sul decorso della malattia, ma anzi può contribuire a rallentare la guarigione e cronicizzare la lesione. E' noto da molto tempo che i fibroblasti hanno una notevole capacità proliferativa in seguito a stimoli lesivi di vario tipo: nel giro di 48 ore, infatti, il loro numero aumenta esponenzialmente e non diminuisce prima di 21 giorni.
Osservando al microscopio lo sviluppo di tessuto cicatriziale, Stearns concluse che sono i fattori meccanici esterni che determinano la deposizione del tessuto cicatriziale in un'ordinata rete di fibre, e non fattori intrinseci dei tessuti.
Movimenti passivi delicati non sono in grado di distaccare le fibrille che si formano nella direzione fisiologica, ma prevengono la loro adesione in sedi anormali. Il fatto che le fibrille si depositino in tutte le direzioni subito dopo l'insulto traumatico spiega perché si propone di iniziare il movimento il più precocemente possibile. Infatti, il rischio che si corre è di vedere insorgere una cicatrice densa e con molte aderenze, che dopo lesioni abbastanza estese potrebbero produrre periodi dolorosi molto lunghi.
Dal punto di vista pratico, la tecnica è la seguente: il dito del terapista viene posizionato nel punto esatto in cui risiede la lesione e friziona con adeguata pressione in senso perpendicolare alla direzione principale delle fibre del tessuto interessato dalla lesione. E' di fondamentale importanza l'assoluta precisione nella scelta della zona da massaggiare. Oltre alla frizione trasversale, si può praticare una frizione circolare, prendendo il tendine con la parte palmare del pollice da un lato e dell'indice dall'altro, e applicando la pressione in senso circolare. Eseguendo queste frizioni il ft può trovare un grumo o un punto particolare nel quale il tendine è sensibile.
 
Con questa tecnica si riesce ad evitare che, nel tessuto fibroso leso, possa generarsi una infiammazione che si auto-perpetua. Quindi, lo scopo della suddetta tecnica è aiutare la formazione di una cicatrizzazione  funzionale. Individuato il punto da trattare, si esegue il massaggio, che va praticato con la punta di un dito, solitamente il dito indice rinforzato dal medio, effettuando un movimento di "va e vieni" che deve avvenire sempre in senso trasversale all'orientamento delle fibre della struttura anatomica lesa, senza provocare frizioni sulla cute. E' necessario pinzare la cute nella zona dei cheloidi e cercare di mobilizzare il sottocute con movimenti contrapposti delle mani. Si sceglie di praticare questa tecnica per prima, in modo da preparare la zona da trattare con una buona viscosità tissutale e iperemia per il prosieguo del trattamento.

 

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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015

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