Postura e mal di schiena

A cura di Samuele Tedeschi


I problemi legati all'analisi e alla cura del mal di schiena in generale e della lombalgia in particolare, sono di estremo interesse per il personal trainer e il fisioterapista, in quanto lo stile di vita moderno porta una sorta di scompensi posturali che vanno a creare nella clientela problematiche dolorose legate alla postura. Postura e Mal di SchienaGli studi pubblicati sull'argomento concordano sul fatto che il problema è endemico, colpisce in pratica, almeno una volta nella vita, la quasi totalità della popolazione.


Per lombalgia si intende il quadro algico che interessa una zona delimitata in alto dall'orizzontale che passa per D12, e in basso dalla piega delle natiche; si parla di lombosciatalgia se il dolore interessa anche l'arto inferiore.

Per dorsalgia si intende il quadro algico che interessa l'intera zona delle vertebre dorsali, quindi da D12 a D1. Il dolore si avverte girando o flettendo il tratto toracico, nei casi più gravi si assiste al blocco del dorso, questo però è causato da un insieme di cause, è raro quindi che origini da una sola struttura. Questo a conferma del fatto che l'individuo deve essere analizzato in maniera globale, perché le problematiche del corpo umano non possono essere catalogate per settori a compartimenti stagni, come purtroppo sta facendo la medicina ufficiale.

Per cervicalgia si intendono invece le problematiche legate al tratto cervicale della colonna. Che possono essere semplici limitazioni di movimento della rotazione e dell'inclinazione, oppure quadri algici derivati da ernie o artrosi cervicale.

 

Considerata l'alta percentuale di soggetti interessati dal mal di schiena, i costi sociali che il problema determina sono enormi.
Gli studi pubblicati in letteratura sono numerosi e investigano il problema in tutte le sue sfaccettature: dal punto di vista occupazionale, sportivo, chirurgico, riabilitativo ecc. Quando si parla di mal di schiena si devono tenere in considerazione numerosi aspetti, sia di tipo anatomico-funzionale, che di tipo soggettivo, tanto che è molto difficile codificare il problema in poche categorie diagnostiche.
Se l'eziopatogenesi del problema è molto vasta, altrettanto numerose sono le metodiche di intervento, che possono prevedere il trattamento farmacologico, l'approccio di tipo manuale, il ricorso ad apparecchi elettromedicali, l'utilizzo di esercizi per la tonificazione della muscolatura debole, il lavoro in acqua.
La scelta del trattamento risponde a molte variabili, che possono essere legate al tipo di patologia, al tipo di attrezzatura a disposizione, allo stato di infiammazione del tratto interessato ecc.
Prima di procedere ad analizzare i vari tipi di trattamento che personalmente preferisco per risolvere le problematiche del mal di schiena, vorrei ricordare come funziona il corpo umano, perché è esso stesso che condiziona la metodica utilizzata per risolvere le problematiche dolorose ed è ad esso che il lavoro dell'operatore si deve adattare. Il corpo umano è una struttura articolata adattabile, passivamente, attivamente e autonomamente a varie condizioni. La struttura meccanica è formata da elementi rigidi (ossa), elastico-dinamici di tenuta (legamenti e fasce), e dinamici (muscoli); tutti correlati a formare un sistema biodinamico complesso.
Le strutture del corpo umano obbediscono alle leggi della fisica, quali quelle dell'equilibrio statico e dinamico, delle leve e dei fluidi. Essendo la struttura corporea adattabile, avremo sistemi di controllo che garantiscono che questa adattabilità non superi certi limiti, oltre i quali non è più possibile compensare. I principali sistemi di controllo sono: il sistema oftalmico, il sistema vestibolare, il sistema propriocettivo e quello esterocettivo. All'interno di questi sistemi troviamo l'engramma motorio, le catene cinetiche, gli atteggiamenti, le posizioni e il vissuto psico-fisico di ogni individuo.
Le catene cinetiche sono i sistemi muscolari attraverso i quali si articola e modifica la nostra postura. La fisica enuncia che una catena cinetica è un sistema composto da segmenti rigidi, uniti tramite giunzioni mobili definite snodi. Il nostro organismo è composto da tante catene cinetiche, i segmenti sono rappresentati dalle ossa mentre le articolazioni rappresentano i giunti. I muscoli sono il "motore" della catena cinetica. Questa definizione di tipo ingegneristico, però, non è applicabile completamente nella fisiologia del movimento umano perché l'apparato muscolare non può essere paragonato ad un sistema meccanico rigido, ma è da considerare come flessibile e plastico.
Le catene cinetiche principali da prendere in considerazione per il trattamento del mal di schiena sono: la catena cinetica posteriore, la catena cinetica diaframmatica, le catene cinetiche trasverse.
Il diaframma ha un ruolo chiave nel mal di schiena, esso è un muscolo impari e asimmetrico che separa il torace dall'addome. Diaframma e respirazioneÈ il principale muscolo legato alla respirazione. La sua forma sembra quella di una cupola ed è formato da una parte centrale tendinea, comunemente chiamata "centro frenico", e da una parte muscolare vertebrale (costale e sternale). La prima è costituita da due voluminosi fasci di fibre: rispettivamente il pilastro destro che si inserisce sui dischi intervertebrali L1-L2 e L2-L3 e talvolta L4, e il pilastro sinistro che si inserisce sui dischi L1-L2 e L2-L3. La parte costale ha origine sulla faccia interna delle ultime sei coste e sulle arcate aponeuritiche che congiungono gli apici della 10°,11° e 12° costa e che si inseriscono sul nervo frenico. La porzione sternale è costituita da due fasci muscolari che derivano dalla faccia posteriore del processo tifoideo, che vanno a terminare sempre sul centro frenico.
Quando si innesca una inspirazione il diaframma si contrae e la sua cupola si abbassa fino a quando trova la resistenza dei visceri e del tendine sospensore del diaframma. Questo innesca una depressione all'interno della scatola toracica e quindi l'ingresso dell'aria nella stessa. Viceversa quando il diaframma si rilassa e risale verso l'alto viene innescato il meccanismo espiratorio.
La retrazione di questo muscolo, che può innescarsi per ragioni di stress, traumi psico-fisici, asma ecc. costringe il diaframma ad una espirazione sempre frenata e a un atto di inspirazione forzata e prolungata.
La retrazione di questo muscolo può innescare molte patologie. Una volta contratto, infatti, il muscolo esercita una forza coattante tra origine e inserzione provocando una compressione delle vertebre lombari che può sfociare in lombalgie, discopatie e protusioni discali. Inoltre può essere il precursore di problemi allo stomaco come l'ernia iatale, dove lo stomaco per sfuggire alla depressione inflittagli dal diaframma sfugge verso l'alto dando vita a una risacca stomacale. Infine lo stretto contatto tra lo psoas e il diaframma può portare ad un processo contrattile dello stesso psoas che è un iperlordizzante del rachide.
Non bisogna peraltro dimenticare che non usando a dovere il diaframma si innesca a riposo un iperutilizzo della muscolatura accessoria composta da: sternocleidomastoideo, piccolo pettorale, succlavio, trapezio, elevatore della scapola, gran dentato, gran dorsale ed erettori del tronco. Questi muscoli iperattivati andranno a loro volta incontro a retrazione, quindi scompenso, causando possibili cervicalgie, problematiche alla cuffia dei rotatori, limitazione dei movimenti ecc.
Psiche e postura sono quindi collegati; il filo che unisce questi due elementi spesso è il diaframma, ma questo è un argomento complesso, a volte caotico della postura, sia sotto l'aspetto diagnostico (spesso si tende a dimenticare o a non parlare degli eventi che hanno causato stress o traumi al nostro organismo, quindi difficilmente durante l'anamnesi salteranno fuori questi eventi) che sotto l'aspetto rieducativo-terapeutico. E' anche vero che l'argomento è talmente importante e integrato nel sistema che non può essere ignorato e in certi casi è difficile, per non dire impossibile, individuare quanto l'azione posturale condiziona una componente psicologica e viceversa.


Per concludere analizziamo la strategia da impiegare quando avremo a che fare con un paziente-cliente che lamenta algie alla colonna vertebrale. In primis non è assolutamente da sottovalutare un dolore sporadico alla schiena, in quanto ci informa che abbiamo un campanello d'allarme in atto. Siamo probabilmente davanti ad un'alterazione posturale che proseguendo nel suo decorso potrebbe determinare protusioni discali, artrosi, limitazioni funzionali, strappi, contratture ecc.
L'anamnesi sarà da svolgere accuratamente
per capire le abitudini quotidiane, per apprendere il vissuto del cliente in oggetto e gli eventi che hanno portato l'estrinsecarsi dell'algia. E' importante anche sapere come è avvenuto il momento del parto, se è stato allattato o se ha usato il biberon ecc. Insomma, non bisogna tralasciare niente.
Osservare il paziente-cliente è d'obbligo, denti leggermente rotti, arcate dentarie asimmetriche, mandibola serrata, otturazioni dentarie evidenti e con amalgame dannose, occhiali non perfettamente simmetrici, testa inclinata o ruotata in maniera anomala o asimmetrica, spalle ad altezze diverse o intraruotate, triangoli della taglia asimmetrici, come respira, come si posiziona sulla seggiola e in piedi come distribuisce i carichi, valgismo o varismo delle ginocchia, consumo delle scarpe anomalo ecc.
Dopo l'anamnesi sarà necessario andare ad eseguire una analisi posturale con test adeguati. Riporto per completezza, anche se in maniera sintetica, una serie di esami da eseguire sul soggetto: bending test anteriore con valutazione della simmetria del bacino, ci si può aiutare con una bolla da muratore per avere una visione d'insieme migliore; test di rotazione del capo; test di inclinazione del capo; test di inclinazione laterale del tronco; palpazione dei muscoli mandibolari, e ioidei; palpazione dei muscoli dorsali e trapezi, apprezzare la presenza o meno di contratture o asimmetrie; valutazione delle sacro-iliache e del piriforme; valutazione elasticità muscoli ischio-crurali, dei retti femorali, ileo-psoas e rotatori dei femori; valutazione adduttori; valutazione della lunghezza degli arti inferiori; test di Romberg; test di Fukuda; test di De Cyon; ricerca del nistagmo; Cover test; esame dell' ATM; esame sulla pedana stabilometrica.
Il protocollo di rieducazione posturale sarà eseguito tenendo conto di queste valutazioni, non dovrà essere dimenticato l'allenamento della propriocezione in quanto svolge un ruolo fondamentale nel posizionamento del proprio corpo e dei segmenti corporei nello spazio. La rieducazione posturale dovrà iniziare proprio da un riequilibrio generale, quindi allungando la muscolatura per poi tonificarla in maniera equilibrata e proporzionata. Naturalmente sono presenti diverse scuole di pensiero riguardo a come agire nell'allungamento della muscolatura, personalmente ritengo che uno stretching globale decompensato sia la maniera giusta di agire. Non è corretto seguire le mode quando è in gioco il benessere e la salute della persona, è necessario usare metodiche supportate da studi scientifici che ne dimostrino l'effettiva efficacia.

Dopo una seduta di stretching globale decompensato è più che opportuno eseguire una seduta di massaggio che rilassi ulteriormente il paziente e nei casi in cui si è di fronte ad un importante infiammazione si può applicare del taping kinesiologico che andrà a svolgere un'azione decontratturante, drenante e propriocettiva sulla muscolatura.



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