A cura della Dr.ssa Francesca Fanolla
Le algie vertebrali sono ormai "pane quotidiano' per qualsiasi istruttore che si veda presentare dinanzi un soggetto "sportivo' praticante una determinata disciplina, sia a livello amatoriale che agonistico.
Qualsiasi gesto atletico della maggior parte delle discipline sportive scarica sulle strutture del rachide diversi tipi di sollecitazioni come forze in compressione (prevalentemente scaricate nella sezione anteriore della colonna vertebrale, cioè sui corpi vertebrali e sui dischi intervertebrali), forze in torsione (assorbite sia dalla sezione anteriore che da quella posteriore delle vertebre) e forze in tensione e taglio (agenti soprattutto sulla parte posteriore delle vertebre)
In breve vediamo più da vicino questi gesti atletici imputabili di tale sovraccarico, quindi di future e potenziali algie vertebrali.
Tale attività mira quasi esclusivamente allo sviluppo eccessivo della forza
e della massa muscolare determinando una limitazione dell'elasticità muscolare, una riduzione della rima articolare ed un aumento della pressione interarticolare con problemi spesso irreversibili.
E' opportuno quindi, durante l'allenamento, non solo assumere la
postura più corretta e confortevole per le articolazioni ma anche compensare il sovraccarico con un lavoro posturale in allungamento muscolare (stretching per scarico, rilassamento e decompressione)
La maggior parte delle lesioni che coinvolgono il rachide nel calcio riguarda prevalentemente i tratti lombare e cervicale a causa delle frequenti torsioni, flessioni ed estensioni del tronco, oltre agli aspetti intrinseci al gioco che sono la corsa, i cambi di direzione, i salti, gli atterraggi che sottopongono a notevole sovraccarico e stress tutte le articolazioni della parte inferiore del corpo oltre alla colonna.
Per quanto riguarda il tratto cervicale è stata riscontrata una frequente sindrome artrosica cervicale con cervicobrachialgia e limitazioni funzionali, dovute ai microtraumi generati dai "colpi di testa'.
Forza, flessibilità e allenamento alla stabilizzazione sono, pertanto, imperativi per proteggere il rachide da tali lesioni.
In questa disciplina il rachide è sottoposto a sollecitazioni molto energiche sia in senso statico che dinamico e sia per entità che per durata. Le sollecitazioni statiche riguardano la posizione dell'atleta sulla bicicletta mantenuta per un tempo prolungato; tale postura protratta a lungo, induce ad un'alterazione delle curve fisiologiche (accentuazione della cifosi dorsale e della lordosi cervicale) e all''inversione della curvatura lordotica lombare..
In questi casi si possono avere:
Il tratto cervicale è costantemente sottoposto contratture dei muscoli estensori del collo, per permettere all'atleta di guardare avanti.
E' pertanto consigliabile alzarsi frequentemente dalla sella per permettere un maggior rilassamento di tali muscoli e per permettere alla colonna di ripristinare le sue curve fisiologiche.
Inoltre non è da trascurare la sollecitazione intensa sull'articolazione del
ginocchio che "dà la spinta' alla pedalata e,di conseguenza sulle faccette articolari intervertebrali dello stesso lato, che scaricano tutto lo sforzo sulla zona lombosacrale.
Il nuoto è da sempre considerato lo sport "riabilitativo' e "preventivo' per eccellenza nei casi di patologie al rachide vertebrale in quanto consiste in movimenti sui quali non agisce alcuna forza di gravità, permettendo alla colonna un riposo attivo e dinamico nello stesso tempo.
Esso inoltre richiede scioltezza,elasticità e contrazioni non violente.
Gli infortuni più frequenti sono essenzialmente rilevati agli arti inferiori ma non mancano quelli relativi alla colonna vertebrale, soprattutto al tratto lombare.
Le cause principali sono i salti, quindi la fase di atterraggio che comporta notevoli compressioni vertebrali nonché
"alto impatto" articolare su ginocchia e caviglie, oltre che le frequenti e improvvise torsioni per intercettare la palla.
Una causa "fisica' molto rilevante di tali infortuni è la frequente scarsa tonicità e potenza dei muscoli delle gambe (oltre che scarsa elasticità), non in grado quindi di "assorbire' i carichi che vengono inevitabilmente spostati sulle articolazioni suddette.
Frequenti è lo stiramento lombosacrale dei
legamenti o lo stiramento della muscolatura paravertebrale,pelvica o del fianco, la cui causa è quella di un movimento rotatorio improvviso e rapido, spesso con comparsa del dolore durante il movimento.
Le continue sollecitazioni nei salti e le torsioni ripetute possono provocare inoltre la lacerazione dell'anello fibroso e le conseguenti degenerazioni dei dischi intervertebrali portando ad
ernie discali.
Oltre a queste patologie si riscontrano soventi spondilolisi (scivolamento della parte interarticolare della vertebra ) e
spondilolistesi.
Anche in questo sport in cui sono frequenti torsioni si riscontrano
lombalgie. Inoltre gli spostamenti rapidi, gli arresti bruschi e le continue torsioni del tronco provocano una elevata e spesso asimmetrica pressione sui dischi intervertebrali.
I tennisti necessitano pertanto di una buona mobilità della spalla e del potenziamento del tratto dorsale della colonna, oltre che la possibilità di giocare su terreni morbidi.
Naturalmente chiunque soffrisse di tali sintomi e patologie dovrebbe assolutamente sospendere la propria attività e dedicarsi unicamente al riposo, seguito da un trattamento chinesiologico consistente in un lavoro di riabilitazione del rachide di cui parlerò nel prossimo articolo.
Bibliografia: "Educazione motoria preventiva e compensativa',F.lli Tribastone,Società stampa sportiva Roma
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