La Ginnastica di Facilitazione Neuromuscolare Propriocettiva

Articolo a cura di Beppe Carrello


Gli ultimissimi metodi di ginnastica propriocettiva, hanno due obiettivi fondamentali: la statica posturale e la mobilizzazione controllata della colonna vertebrale. Originano dal fatto che i naturali movimenti dell'uomo hanno di bisogno dell'attivazione di un abnorme numero di meccanismi di stimolazioni motivate, di una disamina e della supervisione dei centri superiori, di comandi che vengono indirizzati alle catene muscolari sollecitate che operano in maniera integrata. Nell'esecuzione di un semplice movimento, un muscolo "collabora" immediatamente col suo antagonista, a grande velocità informa il nostro SNC circa la rapidità di esecuzione del movimento, moderando la forza da imporre, quindi l'uno è regolatore dell'altro.

I metodi pocanzi citati hanno il compito di rieducare "l'uomo in toto" e di far conoscere al soggetto i movimenti adottati prima del momento invalidante. Questi fanno leva su regolazioni muscolari a stimolazione periferica e non a effetti, riguardanti disposizioni motorie centrali di origine corticale. Usare la rieducazione con la propriocezione vuol dire partire dall'assunto che "lo stimolo è proprio dell'individuo stesso e nasce dalle sue proprie strutture biologiche" (P. Rabischong) e "che precede l'azione": secondo Anochin, l'inizio di un'azione motoria è preceduto da afferenze attivanti (scatenanti) e situazioni (ambientali); J. P. Blénton mise in evidenza la natura anticipatrice del protocollo posturale motorio, difatti proprio quest'ultimo anticipa di pochi millisecondi l'attuazione del gesto volontario. Piuttosto che attuare movimenti a partenza corticale si usano stimoli (trazioni, pressioni) e tecniche di tipo disequilibrante in grado di indurre l'attività desiderata. L'agevolazione del gesto con l'interdizione preliminare del muscolo antagonista equivale alla rimozione di un intoppo invalidante il tentativo motore dell'agonista. Avremo quindi il concetto di "servosistemi di esecuzione"; non più comando motore a sistema aperto (segnale in entrata-motoneurone-fibra muscolare) ma un dispositivo a feedback (segnale in entrata-motoneurone-fibra muscolare-organi propriocettori-neuroni dei gangli spinali-motoneurone).

La rieducazione neuromotrice, ha lo scopo di agire sui propriocettori, aventi un ruolo di spicco nella realizzazione del movimento.



Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015