Traumi benigni del rachide cervicale

A cura del Dottor Andrea Bondanini


Si tratta dei classici "colpi di frusta" che non determinano lesioni anatomiche importanti, ma sono comunque responsabili di sindromi molto dolorose.

Il meccanismo eziopatogenetico è dato da trauma in iperestensione o in iperflessione del rachide cervicale (tipicamente da tamponamento stradale). Clinicamente si ha rigidità e dolore; si possono evidenziare punti trigger muscolari, oppure segni neurologici come disturbi della sensibilità e/o assenza dei riflessi osteotendinei. Sono spesso presenti anche disturbi della sfera vegetativa, come vertigini atipiche, nausea, cefalea occipitale, frontale o sovraorbitaria, annebbiamento della vista, etc.

La Task Force Canadese (1994) ha classificato secondo un criterio clinico il colpo di frusta cervicale in vari gradi:

1° grado: rigidità e dolore;
2° grado: segni muscolo-scheletrici, presenza di trigger points;
3° grado: presenza di segni neurologici (assenza dei riflessi osteo-tendinei);
4°grado: presenza di frattura-lussazione a livello della colonna cervicale.

Il trattamento sarà caratterizzato, in linea generale, da una immobilizzazione precoce con collare, per ridurre i fenomeni dolorosi, associata a trattamento farmacologico (in particolare FANS e miorilassanti) per via sistemica o, se possibile, localmente con mesoterapia. La rieducazione deve essere iniziata precocemente ed è finalizzata ad un rapido svezzamento dal tutore per evitare soprattutto quei fenomeni di dipendenza molto frequenti in queste forme.

Fase acuta (0-15 gg): è indicato un lavoro antalgico con terapia fisica (elettroterapia antalgica, ultrasuonoterapia), esercizi respiratori, esercizi di mobilizzazione cauta del rachide cervicale di tipo attivo-assistito e attivo. Gli obiettivi saranno la riduzione del dolore, la riduzione della contrattura, e lo svezzamento dal tutore.

 

Fase sub-acuta (15-30 gg): si può passare ad esercizi propriocettivi, esercizi di rilasciamento; massoterapia (digitopressione o Cyriax); può essere utile un eventuale trattamento selettivo dei punti trigger (infiltrazioni, stretch and spray); gli obiettivi saranno di ridurre il dolore e la contrattura, recuperare il movimento e riequilibrare la postura. La rieducazione propriocettiva va iniziata al più presto, gioca infatti, un ruolo benefico sul piano psicologico e consente un recupero della mobilità e della stabilità del rachide cervicale precoce.

 

Fase ultima (oltre i 30 gg): prevede esercizi per il recupero del range articolare completo, sia passivo che attivo, esercizi propriocettivi per reintegrare il collo nel proprio schema corporeo, esercizi di rieducazione posturale globale, esercizi e nozioni ergonomiche per prevenire episodi di riacutizzazione della cervicalgia (soprattutto legati a posture scorrette in ambito lavorativo).
In alcuni casi selezionati si mostrano risolutive le Manipolazioni Vertebrali, che richiedono conoscenze e manualità specifica per il medico che le effettua.
La presa in carico precoce, ma breve, permette di limitare la frequenza delle sindromi cervicali post-traumatiche con il classico corteo sintomatologico (vertigini, acufeni, cefalee, turbe visive) e la cronicizzazione della cervicalgia, il cui trattamento risulta sempre lungo, difficile e, a volte, non risolutivo.

In tutte le forme traumatiche del rachide cervicale, sia gravi che lievi, diventano un fondamentale momento preventivo i consigli di igiene ed educazione posturale che vanno sempre dati ai pazienti.


Ultima modifica dell'articolo: 05/08/2016