Catena alimentare e Bioaccumulo

Analizziamo ora le modalità secondo cui gli inquinanti ambientali possono raggiungere l'organismo umano attraverso la catena alimentare.


CHE COS'è IL BIOACCUMULO? Per bioaccumulo s'intende l'accumulo di xenobiotici, compresi i loro metaboliti lipofili, che si possono ritrovare nella catena alimentare. Queste sostanze possono depositarsi nel tessuto adiposo e nel sistema nervoso centrale (SNC).


CATENA ALIMENTARE, CHE COS'è? Per catena alimentare s'intende un passaggio di sostanze tossiche da un compartimento alimentare all'altro, fino ad arrivare all'uomo.

Vediamo un esempio per capire meglio il concetto di catena alimentare.

Un pesce vive nelle acque di un fiume inquinato da sostanze tossiche. Queste sostanze tossiche vanno a contaminare la vegetazione acquatica, di conseguenza anche i pesci. Questi ultimi vengono pescati e mangiati dall'uomo. Catena alimentare e bioaccumoloTutte le sostanze accumulate nella carne del pesce vengono trasferite all'interno dell'organismo umano, causando in molti casi problemi di salute. All'interno della catena alimentare si può avere una concentrazione di una sostanza lipofila all'interno di una specie trofica. Di conseguenza, le concentrazioni del tossico aumentano mano a mano che ci si avvicina alla cima della piramide alimentare, perché il pesce più grande accumula il tossico dei pesci più piccoli di cui si nutre. Questa amplificazione di un contaminante andando verso i livelli più alti di una catena trofica viene chiamata BIOMAGNIFICAZIONE.

 

Lo xenobiotico può presentare diverse caratteristiche che lo rendono maggiormente resistente alla degradazione termica, di facile dispersione, stabile alle radiazioni elettromagnetiche, poco solubile e resistente alla degradazione biologica e chimica. Grazie a queste caratteristiche lo xenobiotico permane per molto tempo nell'ambiente causando problemi all'ecosistema.

I principali xenobiotici sono:

  • Agrofarmaci;
  • Farmaci;
  • Metalli pesanti (Piombo, Mercurio, Metilmercurio, Cadmio);
  • Sostanze chimiche di sintesi (policlorobifenili o PCB)
  • Radionuclidi.

Il Cadmio è un metallo pesante molto pericoloso, in quanto ha spiccate proprietà cancerogene. Deriva da un sottoprodotto di estrazione dello Zinco e del Piombo, ma lo si ritrova anche nelle sigarette, nelle vernici, nelle materie plastiche e nelle acque marine. Visto che il cadmio si va ad accumulare principalmente a livello di reni, scheletro e polmoni i suoi effetti sono gravi danni al DNA (inibisce i processi di correzione del DNA, quindi favorisce lo sviluppo di neoplasie), all'apparato renale, all'apparato riproduttivo maschile e all'apparato respiratorio. Nella catena alimentare il cadmio è contenuto in abbondanza all'interno cozze, ostriche, vongole e in tutti quei molluschi che filtrano l'acqua marina.
Oltre al cadmio, un metallo pesante molto pericoloso è il mercurio (Hg), specie se metilato. Il metilmercurio è molto più pericoloso rispetto al mercurio elementare perché ha la caratteristica di essere maggiormente lipofilo, quindi facilmente assorbibile dal nostro organismo. Il metilmercurio causa gravi danni al sistema neuronale, in particolar modo nei bambini in fase di crescita (allattamento) e nel feto. Nel sistema nervoso centrale il mercurio metilato va a legarsi ai gruppi - SH delle proteine del citoscheletro causando un'anomala rete neuronale, quindi un deficit nella trasmissione nervosa.
Tra le sostanze chimiche di sintesi ritroviamo dei composti molto pericolosi, i quali hanno come target finale non l'uomo ma delle specie di uccelli marini, le murie. Le sostanze pericolose in questione sono i policlorobifenili o PCB. Questo disastro ambientale è avvenuto alla fine degli anni '60 in Irlanda, con l'insediamento di numerose industrie. I PCB sono dei composti organici che possono avere un diverso grado di clorurazione, in quanto possono legarsi a più atomi di cloro. Questi composti erano utilizzati a fini industriali perché erano molto stabili al calore e non erano infiammabili. Con il passare del tempo ci si è accorti che i PCB causavano numerosi problemi a livello epatico e renale. Per ovviare a questo grandissimo problema si è deciso di abolire la produzione di queste sostanze pericolose. Tuttavia il problema non si è risolto, perché queste sostanze si erano ormai accumulate nei sedimenti marini, nella vegetazione acquatica, di conseguenza anche nei pesci. Tutti gli uccelli che si cibavano dei pesci contaminati andarono in contro a morte. Prelevando dei frammenti di tessuto epatico e renale degli uccelli morti, si è infatti riscontrata una elevatissima concentrazione, fino a 60000 ppm, di PCB.


Se questi xenobiotici attraverso la catena alimentare e vengono a contatto con l'organismo umano in stato di gravidanza, la sostanza tossica passa a livello del feto, causando seri problemi di salute sia alla madre, ma soprattutto al feto. Dopo la nascita lo xenobiotico può essere ceduto dalla nutrice al neonato attraverso l'allattamento al seno.

Gli effetti che possono avere gli xenobiotici sui neonati dipendono da:

 

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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015

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