Pianetadonna
Salute
      Ultima modifica: 23/11/2011

Il tartaro

Che cos'è il tartaro?

TartaroIl tartaro, chiamato anche calcolo, è formato dall'insieme dei depositi minerali che si annidano intorno al dente. La loro forza di adesione è tale da renderli irremovibili con il normale spazzolino e solo l'intervento di appositi strumenti manovrati dal dentista o dall'igienista dentale ne garantisce la completa rimozione.

Il tartaro assume solitamente un colorito giallognolo, anche se non sono rare variazioni di colore che vanno dal bianco al grigio scuro. La colorazione che esso assume dipende infatti dalle sostanze con le quali viene a contatto; il fumo di sigaretta tende per esempio a scurirlo con un grave danno estetico oltre che salutare.

Si possono distinguere due tipi di tartaro, quello che si trova sulla superficie esterna dei denti e quello che si alberga all'interno della gengiva e delle tasche parodontali. Proprio quest'ultimo tipo di depositi tartarici è il più pericoloso perché correlato a malattie dentali e gengivali come la paradontite.

Come si forma?

Quando mangiamo i residui alimentari che rimangono nel cavo orale vengono attaccati dai batteri; in particolare sulla superficie dei denti si deposita una sottile patina incolore data dall'insieme di batteri e residui di cibo.

Se tale placca non viene completamente rimossa con le normali operazioni di igiene orale in 12-18 ore si calcifica producendo i primi depositi di tartaro. La placca batterica è infatti in grado di associarsi ai sali calcarei e ai fosfati contenuti nella saliva formando una concrezione dura e particolarmente adesiva. La composizione chimica ed il pH della saliva sono quindi due dei principali fattori che predispongono il soggetto al tartaro dentale.

Non a caso i depositi maggiori si trovano con più facilità in corrispondenza delle ghiandole salivari presenti sulla superficie vestibolare dei molari superiori e sulla superficie linguale degli incisivi inferiori.

In altri termini il tartaro è paragonabile alle incrostazioni che rimangono attaccate alle pentole dopo la cottura.

Se i tegami vengono lavati in lavastoviglie entro pochi minuti, l'azione pulente di detersivo ed acqua ad alta pressione (spazzolino) riesce a rimuovere efficacemente i residui di cibo (placca batterica). Al contrario se le pentole rimangono a lungo sporche le incrostazioni si seccano e si solidificano sempre più rendendo inefficace l'azione sgrassante della lavastoviglie. Solo un lavaggio a mano ("pulizia dentale") con specifiche spugne (gli strumenti del dentista) sarà in grado di eliminare le incrostazioni più ostinate.

Come abbiamo visto nella parte introduttiva i depositi di tartaro possono interessare solamente la superficie esterna dei denti o, nei casi pià gravi, penetrare all'interno della gengiva e delle tasche parodontali.

Le tasche parodontali sono alterazioni del normale solco gengivale, cioè di quel piccolo spazio esistente tra denti e gengive (1-3 mm).

I batteri che si depositano nella placca dentale o nel tartaro producono dei residui che infiammano il tessuto gengivale.

La gengiva reagisce all'attacco batterico gonfiandosi e piano piano tende a scollarsi sempre più dal dente, aumentando il solco gengivale fino a formare una vera e propria tasca in cui possono penetrare indisturbati gli oltre 400 diversi tipi di batteri presenti nel cavo orale.

Particolari microrganismi patogeni capaci di vivere anche in assenza di ossigeno iniziano così a proliferare all'interno della tasca paradontale causando seri danni alle strutture di sostegno del dente.

Inizialmente la malattia è caratterizzata da sintomi come una maggiore mobilità dentale, sanguinamento gengivale e dolore diffuso, poi in uno stadio successivo conduce alla definitiva caduta del dente. In alcuni casi l'infezione può migrare nel circolo sanguigno coinvolgendo anche altri tessuti o organi.

Prevenzione del tartaro

Basterebbe pensare per un attimo ai potenziali danni estetici, economici e psicologici derivanti da una prematura perdita dei denti, per rendersi conto immediatamente del ruolo fondamentale della prevenzione.

Ovviamente le norme igieniche da seguire sono le stesse che vengono consigliate per tutte le altre patologie dentali e gengivali.

Nell'articolo "carie e igiene orale" sono ampiamente illustrate tutte le principali regole da seguire quotidianamente per proteggere i propri denti dalle aggressioni esterne.

Oltre ad un'accurata opera quotidiana di pulizia è molto importante sottoporsi a visite di controllo periodiche da effettuare ogni 6-12 mesi a seconda della predisposizione individuale. La rimozione del tartaro o detartarasi, avviene manualmente o tramite l'innovativo metodo degli ultrasuoni. A tale operazione viene spesso associata la lucidatura dei denti che diminuisce ulteriormente il rischio di infiammazioni gengivali.

Generalmente si consiglia di sottoporsi all'intervento di rimozione una volta ogni 6-18 mesi in base alla velocità di deposito del tartaro.


Letture di approfondimento

Mal di Denti - Erboristeria
Precontatti dentali e disordini craniomandibolari
Fluoro e fluorosi
Dentifrici: guida alla scelta del dentifricio
Carie e salute dei denti
Alitosi - Erboristeria
Diagnosi poligrafica della deglutizione atipica
Gengive Gonfie
Collutorio, guida all'uso e alla scelta del colluttorio
Piorrea
Occlusione dentale e postura
Dentifrici: analisi degli ingredienti del dentifricio
Mal di denti e malattie associate
Denti bianchi
Piorrea - Erboristeria
Alitosi ed alimentazione






DALLA COMMUNITY


Ultima domanda

Foto utenteAnorgasmia: cerca di evitare di fare ragionamenti del tipo.: se non lo faccio tot volte non sono normale, se non dura tot tempo non è normale e così via.. accetta con naturalezza le tue sensazioni e ciò ke ti viene.. l' orgasmo non è un traguardo da conseguire e nemmeno un obbligo da raggiungere ad ogni costo.....
 

Ultima risposta

Foto professionistaPersonal Trainer: DR.Giovanni Cassiani

Abbassare i recuperi: Non rispondo perché è meglio non litigare più nel forum....... certo che ste leggi assolute sull'ipertrofia sono una c....a pazzesca

 
  • Analisi Traumatologica degli esercizi di Pesistica Analisi Traumatologica degli esercizi di Pesistica
    Nella lezione di oggi analizzeremo i vari esercizi di pesistica dal lato delle potenzialità traumatologiche acute o da usura. Preso ogni esercizio, mostrerò nel dettaglio tutti gli errori di esecuzione che possono procurare lesioni

DAL BLOGULTIMI ARTICOLI

Versione Mobile
Giovedì, 9 febbraio 2012 ore 12:26