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      Ultima modifica: 27/11/2011

Stretching, nuove frontiere

Proveniente dalla cultura dell'aerobica americana, lo stretching è approdato in Europa e in Italia seguendo il percorso tipico delle mode. L'etimologia della parola deriva dall'inglese "To Stretch" che in italiano significa allungamento.

Inventato da Bob Anderson lo stretching consiste nel portare lentamente al limite del campo di allungamento il muscolo o le aree muscolari interessate.

Da alcuni decenni è entrato a far parte di tutti i programmi di allenamento, sia per sport di potenza che per sport di resistenza, prima, durante e dopo la prestazione.

Negli ultimi tempi però molte evidenze scientifiche sono contraddittorie alla didattica internazionale sul tema riguardante una branca dello stretching quello "statico". stretchingDiversi articoli  pubblicati sulla più autorevole rivista scientifica sulla ricerca nelle Attività Motorie (scuola dello sport CONI), mettono in evidenza i risultati di alcune ricerche provenienti dalle maggiori Università Europee.

Gli  studi si riferiscono alle discipline di forza e potenza, quindi i risultati non sono attendibili per le discipline di resistenza e nelle discipline in cui è richiesta una grande escursione articolare (danza, arti marziali, ginnastica).

Gli studiosi hanno riscontrato una diminuzione del salto in alto verticale dopo avere eseguito esercizi di riscaldamento con allungamento. Alcuni autori spiegano l'effetto negativo dello stretching sulla performance, (quando viene eseguito prima del riscaldamento) attribuendogli il nome "creeping".

Durante un esercizio di allungamento ampio e prolungato il tendine, allungandosi, dispone le proprie fibre in allineamento, mentre normalmente hanno un orientamento obliquo.

Si spiegherebbe così il guadagno in allungamento, che tuttavia si accompagna ad una minore capacità di immagazzinare energia elastica.

Per quanto riguarda lo stretching utilizzato per prevenire i traumi, alcuni autori hanno dimostrato che gli stiramenti passivi sottopongono i muscoli a sollecitazioni simili a quelle subite durante contrazioni muscolari massimali. Durante questi esercizi le strutture elastiche passive del sarcomero (titina) sono molto sollecitate e aumenta la possibilità che subiscano dei microtraumi.

Infine si utilizza molto lo stretching dopo l'allenamento per "defaticare" il muscolo, ma anche su questo aspetto alcune ricerche sono contraddittorie.

Secondo alcuni studi "Gli stiramenti di tipo statico comprimendo i capillari, ostacolano l'afflusso di sangue e ciò comporta una diminuzione della rigenerazione proprio nei muscoli che più necessitano di recupero".

Sebbene con queste ricerche vengano disattesi alcuni influssi benefici che lo stretching ha sull'organismo, ciò non significa che d'ora in avanti si debbano ripudiare in blocco gli esercizi di allungamento. Indirettamente si sottolinea ancora una volta l'importanza di una corretta tecnica di esecuzione che si può acquisire solo sotto la guida di personale qualificato.


Bibliografia

Nuove evidenze scientifiche (Cometti Facoltà Scienza dello Sport Digione, S.M. Milano, Finlandia, Germania Svezia ) Sds Anno XXIII N° 62-62 Lug.-Dic 2004 Pag. 33-36 Stretching e performance sportiva) Knudson e Coll. 2001 Church e coll. 2001 Cornwell e coll. 2002 Shier 2004 .

Vedi anche: Stretching? No grazie! Meglio dopo


cantelmi andrea

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Laureato in scienze motorie e personal trainer


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