Azzurri verso Pechino: Valentina Vezzali

Vedi anche: Valentina Vezzali entra nel mito, i risultati delle olimpiadi di Pechino

E' la Killer dello sport italiano e non solo. Maria Valentina Vezzali con la sua classe innata ed una cattiveria agonistica da far paura, ha scritto pagine memorabili della storia della scherma. Nata nel 1974 a Jesi, la Vezzali si è avvicinata alla scherma a sei anni, grazie alla sorella maggiore che già tirava di fioretto e che la portava in palestra con sé. La piccola Valentina è passata ben presto dal bordo della pedana alla pedana stessa, seguita dal maestro Ezio Triccoli che l'ha formata. Valentina VezzaliUn uomo cui la Vezzali resterà legatissima e che purtroppo scomparirà poche settimane prima dell'esordio olimpico della sua campionessa. Già dalle categorie giovanili la Vezzali ha fatto incetta di titoli e medaglie, restando ad un passo dalla convocazione per i Giochi di Barcellona ad appena 18 anni. Intanto però il quadriennio tra Barcellona ed Atlanta è folgorante: arriva il primo titolo mondiale, le prime vittorie in Coppa del Mondo, e nel 1996 si presenta ai Giochi. La gara individuale però vede prevalere la rumena Laura Badea, che supera la Vezzali in finale dopo aver sconfitto anche l'altra azzurra e jesina Giovanna Trillini. Nella gara a squadre, però, le azzurre si prendono la rivincita e la Vezzali riesce così a mettersi al collo il primo oro olimpico. La strada verso Sidney è ancora costellata da una marea di trionfi: il fioretto della Vezzali infila Coppe del Mondo, Mondiali, Europei con una costanza impressionante. Dove ci sono medaglie in palio, la Killer di Jesi sa ripartire come se il suo palmares fosse vuoto, mai appagata e sempre piena di stimoli. Le Olimpiadi di Sidney sono un trionfo: nella gara individuale fa a fette la tedesca Koenig in finale e poi raddoppia nella prova a squadre. Ad Atene 2004 non è da meno: arriva con un'altra nuova sequenza di Mondiali e Coppe del Mondo che aggiornano il suo incredibile score, e raggiunge di nuovo la finale dove la attende la compagna-rivale di sempre, Giovanna Trillini. Le due si studiano all'inizio, poi la Vezzali prende il sopravvento e si conferma sul trono olimpico. Purtroppo ad Atene non c'è la gara a squadre, fatta fuori dal CIO che impone un'assurda rotazione delle armi nelle gare a squadre a femminili: così uno dei titoli più tradizionali non viene assegnato e la Vezzali deve rinunciare ad un altro oro pressoché certo.

Dopo Atene, la campionessa si prende una pausa dallo sport per dedicarsi alla famiglia e mettere al mondo il suo primo figlio, Pietro. Incredibilmente, però, dopo quattro mesi è di nuovo in pedana per vincere l'ennesimo titolo mondiale. Un'impresa che fa il giro del mondo, come quando a Torino, nel 2006, si prende una medaglia d'argento dietro a Margherita Granbassi, sempre ai Mondiali, nonostante un legamento di un ginocchio distrutto. La maternità e il grave infortunio non hanno fatto passare alla Vezzali il desiderio di disputare un'ultima Olimpiade, nonostante le difficoltà di ricostruirsi e ripartire. Per questo la campionessa ha studiato con il suo staff degli allenamenti specifici per superare alcuni problemi come la diminuita sensibilità ai piedi, curata con degli allenamenti a piedi nudi, o l'armonizzazione della muscolatura tra la parte destra e sinistra del corpo venuta meno dopo il grave incidente al ginocchio. E a Pechino, c'è da scommetterci, ritroveremo ancora una volta una Vezzali Killer.




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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015