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      Ultima modifica: 23/11/2011

Valentina Vezzali, dalla storia al mito

Un'altra meraviglia disegnata da Valentina Vezzali e da tutta la squadra azzurra del fioretto femminile, un autentico Dream Team. Alla Fencing Hall di Pechino le azzurre hanno spadroneggiato nella gara individuale, con la Vezzali che si è calata nel ruolo della trascinatrice, entrando di diritto nella storia non solo della scherma, ma dello sport, o forse per meglio dire, nel mito. Valentina imbattibile, che anche quando sembra sull'orlo del baratro, come nella finale individuale contro la coreana Hyunhee, riesce a riscoprirsi più forte che mai. Un mito, un orgoglio dello sport italiano che aggiunge medaglie su medaglie alla propria bacheca, ritrovando ogni volta energie e determinazioni nuove, resettando tutti i trionfi e ripresentandosi in pedana come se fosse la gara della vita. La prova di fioretto individuale sarebbe potuta essere un monologo azzurro, se non si fosse messa in mezzo la coreana Hyunhee, spalleggiata da qualche decisione discutibile di un arbitro molto incerto che ha fatto inviperire Giovanna Trillini in semifinale. La 38 enne jesina si è vista penalizzata per due volte con cartellini rossi che hanno automaticamente assegnato due stoccate alla coreana, cui sono stati assegnati anche un paio di colpi molto dubbi. Davvero un peccato per la Trillini, sempre sul podio olimpico nelle gare individuali da Barcellona 1992 ad Atene 2004, che non ha fatto niente per nascondere la propria ira e dopo la gara ha annunciato l'addio alle competizioni a fine Giochi. Una carriera che si chiude con una valanga di medaglie, tra cui l'oro olimpico individuale di Barcellona. L'altra semifinale ha visto la sfida in casa tra Vezzali e Margherita Granbassi, in cui la campionessa in carica ha dominato largamente. La Granbassi è andata poi a conquistarsi il bronzo superando la Trillini nella finalina. La finalissima per l'oro, l'appuntamento con il mito di Valentina Vezzali, ha preso una strada in discesa con tre stoccate iniziali per la nostra campionessa, ma quando sembrava avviarsi verso il monologo, la coreana, agilissima nei suoi attacchi, ha replicato riportandosi sul 3 pari e poi addirittura avanti sul 5 a 4 ad una manciata di secondi dalla fine, con un'altra decisione arbitrale non proprio limpida: una stoccata che sembrava vedere le atlete partire in contemporanea è stata interpretata dal giudice a favore della Hyunhee. Un colpo micidiale per chiunque, ma non per la Vezzali, che ha stretto d'assedio la rivale ed ha rigirato tutta la partita con due stoccate rabbiose in pochi secondi. Un trionfo: è il terzo oro consecutivo a livello individuale, una tripletta che tra gli atleti azzurri era riuscita solo al campionissimo dei tuffi  Klaus Di Biasi, ma mai ad una donna, mai a nessuna schermitrice di qualsiasi nazione.
Purtroppo nella gara a squadre le azzurre, favoritissime, sono andate incontro ad una mezza delusione. In una semifinale tiratissima e tattica contro la Russia, la Vezzali è stata costretta al minuto supplementare per un'ultima stoccata di spareggio, ma qui, su un'azione molto incerta, il giudice ha assegnato il colpo alla russa con le azzurre costrette alla finalina per il bronzo. Una decisione che ha mandato su tutte le furie il clan italiano e soprattutto il Ct Andrea Magro che ha pagato le proteste con una squalifica di due mesi. Le azzurre comunque non si sono deconcentrate e nella finale per il bronzo hanno avuto la meglio sulle ungheresi guidando sempre il match senza particolari affanni. Resta il rammarico per quella stoccata in semifinale che ha tolto un oro molto probabile, ma non si può che dire grazie ad una squadra che da tanti anni miete successi a ripetizione ed anche da Pechino torna con la bellezza di tre medaglie. Una squadra che saluta la sua capostipite, Giovanna Trillini, che ha salutato il gruppo lasciando il proprio posto nella finale alla riserva Ilaria Salvatori: così fanno le campionesse e le capitane vere.



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