Pechino 2008: Usain Bolt, il fenomeno degli sprint

Le otto medaglie d'oro di Michael Phelps non saranno sufficienti a far ricordare questi Giochi di Pechino come esclusivamente suoi. Colpa, o merito, di un fenomeno davvero mostruoso dell'atletica che ha vinto 100, 200 metri e staffetta 4x100 (tutte con record del mondo) in una maniera che non si era mai vista. Il fenomeno in questione è Usain Bolt, 22 anni compiuti proprio durante le Olimpiadi, proveniente da quello straordinario serbatoio di talenti naturali che è la Giamaica. Bolt ha vinto scherzando gli avversari come mai era successo in una finale dei 100, disciplina in cui spesso si risolve tutto per una manciata di centimetri o addirittura al fotofinish, mentre nei 200 ha cancellato uno dei record più straordinari della storia dell'atletica, il 19.32 di Michael Johnson che resisteva dalle Olimpiadi di Atlanta. Si è scoperto un atleta maestoso, un velocista dalla taglia anomala, alto quasi 2 metri, dalla falcata elegante e flessuosa, ma anche un ragazzo che sembra non avvertire pressioni, scanzonato subito prima di mettersi sui blocchi di partenza e divertente con i suoi balletti subito dopo i trionfi. Campione nelle gambe e nella testa, quindi, questo Bolt che entra di diritto nella galleria degli eroi olimpici di ogni tempo: non a caso la doppietta della velocità, 100 e 200, non riusciva più dai tempi di Carl Lewis a Los Angeles nel 1984.
La partita sui 100 metri sembrava durissima alla vigilia: la presenza contemporanea di altri due grandissimi sprinter, l'altro giamaicano Asafa Powell e il campione del mondo, l'americano Tyson Gay, facevano presagire ad una finale tra le più appassionanti ed avvincenti della storia olimpica. Invece, Usain Bolt ha spazzato via tutti. E' vero che gli altri hanno messo del loro per spianargli la strada, ma contro questo Bolt né il miglior Gay, né il miglior Powell avrebbero potuto fare molto. Gay ha risentito di un infortunio muscolare durante i Trials americani e già nei turni eliminatori non ha destato buone impressioni, per poi essere tagliato fuori in semifinale. Powell ha corso bene i primi turni ma all'atto conclusivo è rimasto imprigionato, come sempre, nella sua fragilità emotiva che l'ha fatto correre contratto portandolo ad un modesto 5° posto, stesso risultato di Atene. Un Powell ombroso, tutto il contrario dell'esuberante Bolt che sembra divertirsi prima, durante e dopo le gare, tanto da meritarsi un richiamo da parte del presidente del CIO, Jacques Rogge, che non ha gradito la giocosità di Bolt, giudicata eccessiva. Nella finale dei 100 ha fatto scalpore: ha corso per due terzi di gara, poi ha cominciato a voltarsi per vedere il vantaggio, ad esultare, quasi irridente per gli avversari che si contendevano le medaglie gettando sulla pista ogni residua energia. Ancor più clamoroso per il tempo che ne è uscito, un 9.69 che è il nuovo record del mondo, oltretutto senza nessun minimo aiuto dal vento, totalmente assente. Il podio è stato completato da un eccellente sprinter di Trinidad, Richard Thompson, che ha continuato la tradizione iniziata dal grande Ato Boldon negli anni novanta, e dall'americano Walter Dix che ha salvato l'onore a stelle e strisce.
Sui 200 metri la sfida poteva essere solamente tra Bolt ed il cronometro: troppa differenza tra lui e tutti gli altri per proporre una vera partita per il titolo e la medaglia d'oro. Il fenomeno giamaicano ha controllato agevolmente i turni eliminatori fino alle semifinali, risparmiando qualche energia. All'atto della finale però Bolt ha sfoderato il meglio, anche perché per attaccare il record mondiale dei 200, un record storico, c'era bisogno di tirare fuori ogni energia in ogni centimetro di pista. E così è stato, con Bolt ad aggredire cattivo con la sua falcata maestosa dal primo all'ultimo metro per segnare un regale 19.30, nuovo record mondiale. Tutto nonostante un filo di vento contrario e la distanza siderale a cui si è svolta la corsa per le altre medaglie, che ha visto l'uomo delle Antille Olandesi, Churandy Martina, rimontare il campione uscente Shawn Crawford, l'armadio americano, superato anche dal connazionale Wallace Spearmon. Sia per Spearmon che per Martina però è arrivata la squalifica per aver pestato la linea di demarcazione delle corsie durante la curva. Il buon Wallace si è fatto un paio di giri di campo per festeggiare il bronzo con tanto di bandierona, prima che qualcuno abbia avuto il coraggio di fargli notare il tabellone che segnalava la squalifica, ancora più tardi è arrivata la notizia a Martina. Il risultato è stato di vedere due americani a fianco di Bolt sul podio, oltre a Crawford anche Dix, ma nel ruolo di paggetti.

Anche tra le donne gli sprint hanno visto la Giamaica monetizzare tutto il talento dei propri atleti, spesso disperso in passato. Nei 100 è stata tripletta con un nome abbastanza recente all'oro, Shelly Ann Frazer con un eccellente 10.78, davanti a Simpson e Stewart che hanno condiviso a pari merito la medaglia d'argento. La gara, però, è stata condizionata da una falsa partenza dell'americana Torri Edwards che si è mossa sui blocchi traendo in inganno qualche altra concorrente. I giudici, infatti, non hanno segnalato la chiara partenza falsa e soprattutto la Stewart è sembrata scattare in maniera blanda credendo che la partenza dovesse essere ripetuta. Nei 200 Veronica Campbell si è confermata campionessa a distanza di quattro anni, sbarazzandosi con facilità delle avversarie, una su tutte l'americana Allyson Felix. Gli statunitensi sono stati travolti anche nelle staffette 4x100, eliminati nelle batterie sia tra gli uomini che tra le donne per aver perso il testimone all'ultimo cambio quando sarebbe bastato loro un passaggio in tutta tranquillità per assicurarsi la finale. Invece il bastoncino è volato via agli americani per due volte, e così per la prima volta nella storia olimpica gli statunitensi non hanno vinto nessuna gara di velocità. Per non essere da meno, però, anche le ragazze giamaicane hanno pasticciato nella loro finale perdendo il bastoncino al secondo cambio per un errore grossolano della Stewart. Al quartetto russo, efficace e preciso, non è rimasto altro da fare che raccogliere l'oro davanti al Belgio, nell'unico titolo di velocità sfuggito alla Giamaica. I caraibici si sono rifatti nella staffetta maschile con il superquartetto Carter, Frater, Bolt e Powell. Con cambi buoni, non forzati, i giamaicani hanno sfruttato le loro straordinarie doti di velocità per togliere di mezzo il record mondiale, buttato giù di tre decimi fino a 37.10, davanti a Trinidad e Giappone.
E per completare il trionfo dei giamaicani sulla velocità è arrivato anche il successo di Melanie Walker nei 400 ostacoli con un tempo eccellente, un record olimpico, nonostante una tecnica di passaggio degli ostacoli inguardabile. Davvero un bottino straordinario per un paese di neanche tre milioni di abitanti che naviga in condizioni economiche tutt'altro che rosee.




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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015