Pechino 2008: Isinbayeva, Bekele, Dibaba, quante stelle nell'atletica

Anche se dominata dal vulcanico Usain Bolt, la rassegna olimpica dell'atletica ha offerto comunque tante altre stelle, a cominciare da Yelena Isinbayeva, la zarina del salto con l'asta. La Isinbayeva ha saputo imporre una disciplina che al femminile ha pochissima storia, facendola emergere grazie alla sua personalità: bellissima, molto disinvolta, la 26 enne russa è diventata una vera star delle pedane di atletica, che sponsor e meeting si contendono a suon di quattrini. Ma la bella Isinbayeva non è diventata quello che è solo grazie all'immagine, ed i 24 record mondiali fin qui raggiunti lo testimoniano. Il salto con l'asta al femminile si chiama Isinbayeva ed anche a Pechino è stato così: Yelena è entrata in gara a 4,85 e superando l'asticella al primo tentativo si è assicurata la medaglia d'oro, bissando il successo di Atene, con un solo salto effettuato, visto che le avversarie si erano già arrese tutte tranne l'americana Stuczynski che ha deciso di passare direttamente alla quota superiore di 4,90 senza però riuscire a superarla.

Messa in cassaforte la medaglia d'oro la Isinbayeva non poteva certo chiudere così la sua avventura a Pechino. L'obiettivo è diventato il record del mondo, passando prima da una misura di avvicinamento a 4,95 e poi i tre tentativi al record di 5,05. La Isinbayeva l'ha raggiunto nella maniera più spettacolare possibile, superando i 4,95 all'ultimo tentativo e poi tenendo il pubblico col fiato sospeso anche ai 5,05, con i primi due salti falliti e poi lo straordinario record. Una sequenza che ha mandato in visibilio il pubblico ed ha confermato la Isinbayeva come atleta che sa regalare le emozioni più straordinarie. Il suo mirino sarà già fissato sui prossimi passi per raggiungere altri record, sempre un centimetro alla volta per ritirare premi da Federazione e organizzatori di meeting, fino ad attaccare la soglia del 35° primato (finora Yelena è a 24), quanto fatto in carriera da Sergey Bubka, mister salto con l'asta.
Tra gli altri concorsi ha destato sorpresa la sconfitta di Blanka Vlasic, la croata dominatrice nel salto in alto nelle ultime stagioni. La Vlasic, forte di misure ad un passo del primato del mondo, è andata via liscia senza nessun errore fino a 2,03 e la gara è sembrata prendere la strada più scontata. Ai 2,05, però, la belga Tia Hellebaut, che fin lì aveva commesso qualche errore su quasi tutte le misure, ha indovinato il salto giusto al primo tentativo, mentre la Vlasic ha superato l'asticella solo al secondo. E' stata la discriminante per l'oro, visto che alla quota successiva di 2,07 Hellebaut e Vlasic, uniche rimaste in gara, hanno sbagliato tutti i salti e quell'ultima misura fatta al primo tentativo ha consegnato l'oro alla belga.
Fondo e mezzofondo hanno visto Etiopia e Kenya spartirsi la torta: su 5.000 e 10.000 metri sono andate in scena due doppiette di Kenenisa Bekele e Tirunesh Dibaba, entrambi etiopi, mentre i keniani si sono rifatti nel mezzofondo veloce e sul loro terreno preferito, i 3000 siepi. Bekele è riuscito nell'impresa di vincere tutte e due le gare di fondo (che ad Atene gli fu negata da Hicham El Guerrouj), i 10.000 e i 5.000, che non riusciva più a nessuno dal 1980, quando a completarla fu un altro etiope, Mirus Yfter. Bekele ha vinto entrambe le gare piazzando un ultimo giro spaventoso con cui ha demolito gli avversari. Una grande gioia per questo ragazzo che tra Atene e Pechino ha conosciuto la tragedia della morte della fidanzata tra le sue braccia, per un malore mentre si stavano allenando insieme. Anche tra le donne è stata doppietta etiope con Tirunesh Dibaba, una 23enne che viene da una famiglia tutta di atleti, come Bekele, con fratelli, sorelle, cugini, tutti allevati alla corsa sugli altipiani. La Dibaba è la più talentuosa e fa parlare anche per la sua diatriba con la connazionale Mezereth Defar, con cui condivide anche il manager. Tra le due grandi avversarie c'è il più assoluto gelo, pare che neanche si rivolgano la parola, ma a Pechino l'atmosfera olimpica le ha fatte riavvicinare un po', almeno davanti alle telecamere. La Dibaba è scesa in pista per i 10.000 dove ha trovato un'etiope naturalizzata turca, Elvana Abeylegesse, che ha tirato la gara a ritmi forsennati. All'ultimo giro, un po' come Bekele, Tirunesh ha piazzato il suo cambio di ritmo spaventoso e la turca ha dovuto accontentarsi dell'argento. I 5.000 sono stati la gara dell'atteso duello Defar - Dibaba. La gara ha preso un avvio lento, a macinare tensione, finchè la solita turca ha tentato di smuovere le acque. La Dibaba si è riproposta ancora all'ultimo giro con la sua progressione ed anche la Defar ha dovuto piegarsi superata dalla Abeylegesse e relegata al terzo gradino del podio. Un arrivo zoppicante per la Defar, che non ha mancato di mostrarsi a lungo claudicante, quasi per dire di essere stata battuta solo per un problema fisico, per sminuire la vittoria dell'avversaria. E a sorpresa c'è stato il disgelo: le due etiopi si sono avvicinate per compiere assieme il giro d'onore con la bandiera, un timido abbraccio, impensabile per chi sa quanto sia stata feroce la loro rivalità. Ma l'Olimpiade sa fare anche questo. Al Kenya è rimasto spazio nel mezzofondo veloce, dove Wilfried Bungei ha fatto suoi gli 800 metri che nelle semifinali avevano perso molti dei nomi importanti, dal campione in carica Borzakowsy al giovanissimo sudanese Kaki. Nei 3000 siepi la tradizionale fila keniana è stata interrotta da un outsider francese, Mekhissi Benabbad, che ha insidiato fino all'ultimo il vincitore Kipruto e si è inserito davanti all'altro keniano Mateelong. Anche tra le donne il settore ha visto il Kenya grande protagonista: nei 1500 la Lagat ha schiantato la resistenza della campionessa del mondo in carica, l'atleta del Bahrein Miryam Jamal, arrivata in affanno dopo aver tentato di controbattere alla keniana, e finita perfino fuori dal podio dietro a due ucraine. E' piaciuto anche un altro atleta arruolato dal Bahrein, il già titolatissimo ex-marocchino Rashid Ramzi, vincitore dei 1500 metri, anche se questa compravendita di nazionalità da parte di nazioni ricche piace un po' meno.

Splendido anche il cubano Dayron Robles, il nome nuovo degli ostacoli che ha trovato campo libero dopo la rinuncia di Xiang Liu ma ha legittimato il trionfo dando prova del suo straordinario talento e con un tempo di 12.93, ad un soffio dal mondiale nonostante una giornata climaticamente difficile. Gli ostacoli hanno anche riproposto Angelo Taylor, vincitore a Sidney ed ora ritrovato ai massimi livelli sui 400 ostacoli dove ha doppiato l'oro di 8 anni prima. Tra le donne, invece, i 100 ostacoli hanno visto la favorita americana Lolo Jones incocciare in una barriera quando ormai sembrava sicura della vittoria, che così è andata alla connazionale Harper. Finale a sorpresa anche nei 400 maschili, dove Jeremy Wariner, campione in carica e favorito, si è piantato sul rettilineo finale lasciando campo ad un altro americano, Lashawn Merritt. Molto particolari anche i 400 femminili dove Sanya Richards ha forzato nella prima parte di gara per cercare il tampone e poi si è spenta, con l'oro che è andato alla britannica Ohurougou, da poco rientrata dopo una squalifica per doping.

Bellissime le gare del giavellotto, il norvegese Thorkildsen, inseguito dai finlandesi per tutta la gara, ha confermato al titolo, e poi la ceca Spotakova che ha superato all'ultimo lancio la russa Abakoumova già convinta di aver vinto. Eccellenti il russo Silnov nel salto in alto, l'australiano Hooker nell'asta, il portoghese Evora nel triplo, mentre il panamense Saladino si è aggiudicato una gara di lungo abbastanza modesta senza la sfida con Andrew Howe.

Gli americani si sono rifatti della batosta nelle gare di velocità vincendo entrambe le staffette 4x400, di misura quella femminile, alla grande quella maschile. E le maratone, partite da piazza Tienammen, tanto temute per caldo ed afa non hanno fatto gli sfracelli che ci si aspettava: ne è stata la conferma, soprattutto, quella maschile, dove il keniano Wansiru ha fatto gara d'attacco dall'inizio alla fine vincendo con un tempo strepitoso, di poco superiore alle 2 ore e 6 minuti, con Baldini 12° e all'ultima maratona in carriera dopo un avvicinamento costellato da problemi fisici. Tra le donne la rumena Dica si è imposta dopo una lunga azione solitaria e la britannica Radcliffe è andata in crisi come ad Atene.

All'Italia è rimasto ben poco oltre alle grandi soddisfazioni della marcia, oro a Schwazer e bronzo alla Rigando: in pista gli azzurri sono stati spazzati via, fuori subito in quasi tutte le corse, staffette disastrose, non molto meglio nei concorsi, con il 7° posto di Clarissa Claretti nel martello come miglior risultato. Ha fatto ben sperare una neoazzurra arrivata da Cuba, la specialista dei 400 Libania Grenot: il talento c'è, si vedrà più avanti. Vincere nell'atletica resta molto, molto difficile, perché è lo sport più universale, ma qualcosa in più era lecito attenderlo.




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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015