Rebellin, una medaglia olimpica a 37 anni

Come ad Atene è arrivata dal ciclismo la prima medaglia olimpica per la spedizione azzurra. Allora il trionfo di Paolo Bettini, stavolta è toccato a Davide Rebellin giocarsi il successo fino agli ultimi metri, battuto solo dallo spagnolo Samuel Sanchez. Per Rebellin gioia e rammarico insieme nel salire sul podio: l'argento è un risultato straordinario, soprattutto per un corridore di 37 anni (compiuti proprio durante la gara olimpica!), ma arrivare in testa fino a 50 metri dall'arrivo e vedersi superare lascia comunque un pizzico di amaro in bocca. Rebellin e i piazzamenti, una storia lunghissima: di lui si diceva sempre che non era un vincente, a fargli un complimento che la sua dote era la regolarità. In effetti il corridore veneto ha conquistato più secondi e terzi posti in carriera piuttosto che vittorie, ma ha comunque raccolto una manciata di successi prestigiosi e soprattutto ha sempre interpretato la professione con grande spirito di sacrificio ed umiltà. A Pechino è stato forte e non può rimproverarsi di nulla: questa medaglia d'argento è quindi un giusto premio alla carriera.

La corsa è stata durissima, come testimoniato dai ritiri di alcuni dei favoriti, come il tedesco Schumacher e il tre volte campione del mondo spagnolo Freire: il caldo e l'umidità hanno avvolto il paesaggio in un grigio molto pesante che ha detto una parola importante sull'esito della gara. Un paesaggio peraltro bellissimo, con un circuito di 24 km a ridosso della Grande Muraglia, davvero uno spettacolo unico. Gli azzurri hanno prima sganciato Marzio Bruseghin in una fuga di 26 corridori che ha preso corpo nella prima parte della gara: l'azione, forte di corridori importanti come il lussemburghese Kirchen e lo spagnolo vincitore del Tour de France, Sastre, per un po' è sembrata poter essere decisiva, ma americani e russi hanno riportato vicino il gruppone e poi è stato Vincenzo Nibali a dare linfa alla rincorsa. Tutto si è così rimescolato, con la corsa che è diventata un inseguimento tra italiani e spagnoli, le nazionali accreditate con il pronostico già alla vigilia. Franco Pellizotti ha tentato di scappare via, ma Alberto Contador, il vincitore del Giro d'Italia, non lo ha mai mollato. Ancora all'ultimo giro del circuito Italia e Spagna hanno diviso i propri capitani in due coppie: Rebellin a marcare Sanchez, Bettini sulle tracce di Valverde. Così, quando l'australiano Evans prima e il giovane lussemburghese Andy Schleck poi, hanno provocato la fuga decisiva sull'ultimo passaggio in salita, Rebellin e Sanchez si sono portati all'inseguimento, mentre Bettini e Valverde si sono autoeliminati controllandosi reciprocamente. Nel finale da dietro è risalito poderosamente lo svizzero Fabian Cancellara, con una progressione spaventosa che ha riportato sui primi anche l'australiano Rogers e il russo Kolobnev, mentre Bettini non è riuscito a prendere al volo l'occasione. Sono così arrivati sei corridori a giocarsi titolo e medaglie, con Rebellin che è parso poter vincere, in testa fino ai 50 metri dall'arrivo, quando alla sua destra ha rimontato Sanchez, che ha così completato la stagione d'oro del ciclismo (e non solo) spagnolo aggiungendo l'oro olimpico al ricchissimo score degli iberici del pedale. Terza piazza per un fortissimo Cancellara, mentre Andy Schleck ha imprecato a lungo per l'occasione persa: l'impressione destata in salita dal lussemburghese è stata straordinaria e certamente avrebbe potuto raccogliere qualcosa in più di un quinto posto, davanti al russo Kolobnev.




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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015