Quando si dice che lo sport è invaso dal business! Uno studio della società italiana Stage Up, che si occupa di ricerca e consulenza nel business dello sport, ha snocciolato le cifre dei Giochi di Pechino. Cifre enormi che fanno pensare a quale giro d'affari si muova dietro alle imprese dei campioni sportivi più affermati.
Il BOCOG, il Comitato Organizzatore dei Giochi, ha messo insieme un budget di 2,4 miliardi di dollari, circa 1 miliardo e mezzo di euro al cambio attuale, con il quale allestire le Olimpiadi, dalla realizzazione degli impianti alle infrastrutture e quant'altro. Questa cifra è coperta in gran parte da due entrate: la cessione dei diritti televisivi e mediatici in genere, e le sponsorizzazioni. Molto minoritaria è invece la voce riguardante la vendita dei biglietti, che coprirà appena l'8% del budget, contro il complessivo 60% di diritti (44%) e sponsor (16%). Lotterie e giochi garantiranno la copertura del'11% del budget, sussidi il 6%, i licenziatari il 3%, e a seguire i fornitori ufficiali, le emissioni filateliche e numismatiche, le donazioni.
Altrettanto giganteschi sono i tassi di crescita di questo movimento di denaro, nonostante l'economia mondiale non sia certamente in un momento favorevole. Gli incassi derivanti dalla cessione dei diritti media sono aumentati del 15% rispetto al quadriennio olimpico precedente, da 1423 milioni di euro per il 2001-2004 a 1637 milioni dell'attuale quadriennio. Ancora di più sono cresciuti i ricavi delle sponsorizzazioni: se nel quadriennio 2001-2004 i 12 partner ufficiale del Comitato olimpico avevano sborsato 422 milioni di euro, adesso la cifra è passata a 552 milioni, con un'impennata del 31%.
Andando più a ritroso ci si rende conto che la crescita è stata vertiginosa a partire dagli anni Ottanta: in vent'anni i ricavi dei diritti mediatici sono cresciuti del 253%, quelli delle sponsorizzazioni del 580%, con una spesa media per singolo sponsor che è passata da 6,8 a 46 milioni di euro.
Molto interessanti sono anche i dati relativi all'audience televisiva mondiale, che in controtendenza con tutti gli altri, hanno segnato una leggera flessione tra le edizioni di Sidney 2000 e Atene 2004. Quella di Sidney resta infatti l'edizione più vista di sempre con una audience cumulata mondiale di 36,1 miliardi di spettatori, mentre ad Atene c'è stato un calo fino a 34,4 miliardi. Il numero di ore trasmesse globalmente è invece sempre aumentato: a Seoul 1988 furono circa 2500, a Sidney 3500, ad Atene 3800. Spulciando i dati televisivi dell'edizione ateniese si scopre che i Giochi sono andati in onda in 220 nazioni con 3,9 miliardi di telespettatori unici, cioè persone che almeno una volta nell'arco dei Giochi hanno sintonizzato la TV sulle dirette da Atene, con un consumo medio di 12 ore per singolo spettatore. I maggiori "consumatori" di Olimpiadi risultano i giapponesi con 29 ore di dirette seguite da ogni cittadino del Sol Levante, davanti agli austriaci e ai finlandesi, mentre l'Italia si attesta ad un dato medio di 14 ore. Sempre rimanendo in Italia, l'edizione di Atene è risultata la più vista, anche perché per quella di Sidney molte gare erano in orari disagevoli per via del fuso orario. Le 304 ore di dirette proposte dalla RAI per Atene 2004 hanno registrato un ascolto medio di oltre 2.600.000 spettatori, con uno share superiore al 30%. Ancora più alto il dato dell'edizione casalinga di Torino 2006, Giochi Invernali, che registrarono ascolti medi di 2.700.000 spettatori, con un picco di quasi 11.000.000 per la cerimonia di apertura.
Link esterni: Sito ufficiale olimpiadi di Pechino 2008
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