Azzurri verso Pechino: Paolo Bettini

Risultato della prova di ciclismo su strada alle olimpiadi di Pechino 2008

 

Atene 2004: sullo strappo del Licabetto Bettini attacca una, due volte, sfascia il gruppo. Solo il carneade portoghese Paulinho gli resiste a ruota, ma nell'arrivo in volata a due non c'è storia. Troppo forte Bettini: è il coronamento di un sogno inseguito per anni e sfuggito più di una volta per poco, quello di una vittoria con la maglia azzurra. Dopo Atene ne pioveranno altre, due titoli mondiali che faranno di Bettini uno dei più gloriosi corridori da gare di un giorno della storia del ciclismo. Paolo Bettini Pechino 2008Eppure quello che sarebbe diventato campione olimpico e mondiale non sembrava proprio un predestinato: classe '74, nato a La California, un paese sulla costa livornese, ha la prima biciclettina  da una discarica e subito via a vincere le corsette di giovanissimi tra gli isolati del livornese. Passando tra juniores e dilettante i compiti sembrano portarlo più verso il ruolo del gregario e di lui si ricorda soprattutto la faccia triste ai piedi del podio mondiale di Lugano '96, un podio tutto di italiani ed in cui lui stava a guardare dal 4° posto. Anche l'avventura professionistica lo propone come gregario, fido apripista di Michele Bartoli che accompagna in tante classiche vittoriose in cui dimostra eccellenti doti. Così fino al 2000, quando a 26 anni la carriera cambia: è la Liegi Bastogne Liegi, Bartoli è fuori per infortunio e per Bettini si apre la possibilità di correre una grande classica da capitano. L'occasione è irripetibile e Bettini non se la lascia sfuggire vincendo la sua prima grande corsa. Da lì è tutto un crescendo: arriva subito una tappa al Tour, un'altra Liegi, la Sanremo, le Coppe del Mondo, tutto costruito con azioni spettacolari, scatti continui che piacciono alla gente. Ai Mondiali qualcosa gli va sempre storto: nel 2001 perde di poco da Freire, nel 2003 si lascia sfuggire Astarloa nel finale, nel 2004 deve cedere per una botta ad un ginocchio rimediata urtando l'ammiraglia, nel 2005 divide la leadership con Petacchi e questo si rivela un fallimento. Finalmente dopo le Olimpiadi di Atene anche i Mondiali saldano il loro debito con il campione: nel 2006 a Salisburgo dopo scatti e controscatti si intrufola in un'azione a sorpresa nelle ultime curve con grande prontezza e riesce a battere il vecchio Zabel sul traguardo. Un trionfo che viene spazzato via dopo pochi giorni dall'improvvisa morte del fratello in un incidente d'auto. Bettini prosegue con la morte nel cuore e due settimane dopo, in un finale da brividi, va a vincere il Giro di Lombardia con le lacrime agli occhi. Nel 2007 poi raddoppia con il secondo titolo mondiale consecutivo a Stoccarda, come solo a Gianni Bugno era riuscito in passato tra gli italiani. E sulle ali dei tre titoli olimpici e mondiali Bettini si presenta a Pechino tra i grandi favoriti e alla testa di una nazionale più forte e unita che mai.

 




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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015