Phelps e i giganti del Watercube

E' ruotato tutto intorno a Phelps al Watercube, lo splendido impianto del nuoto. Il tentativo di superare il record di sette medaglie d'oro di Spitz ha catalizzato quasi tutta l'attenzione della rassegna del nuoto: dopo i primi tre successi Phelps ha proseguito la sua marcia con i 200 farfalla, la gara che per primo l'ha fatto conoscere al mondo. Eppure qui ha rischiato di cadere, ha faticato in maniera imprevista proprio dove sembrava avviato ad una passeggiata. Invece, il fenomeno ha avuto un problema con gli occhialini, ha raccontato di non riuscire più a vedere il muro dell'ultima virata. Nonostante tutto ed un grande Laszlo Cseh, Phelps ce l'ha fatta ed ha portato a casa l'ennesima medaglia con un nuovo record del mondo abbassando di sei centesimi il suo precedente limite. Nella staffetta 4x200 stile libero, invece, non ha avuto difficoltà, ha nuotato in prima frazione scavando subito un gran distacco con le altre squadre che i compagni non hanno faticato ad ampliare arrivando a polverizzare il record del mondo, segnando il primo tempo nella storia sotto il muro dei sette minuti. Una staffetta davvero micidiale, con gli azzurri a cui non è bastato segnare il record europeo per salire sul podio, fermi al 4° posto. Nessun apparente problema per Phelps neanche sui 200 misti, dove il solito Laszlo Cseh l'ha impegnato per due vasche, per poi dover cedere allo strapotere del campione americano che ha siglato l'immancabile primato mondiale. Il passaggio critico, come aveva già annunciato il campione alla vigilia, sono stati i 100 farfalla, la sua ultima gara individuale. La doppia vasca è terreno un po' corto per Phelps, che ha vacillato in un finale thrilling: il serbo Cavic ha nuotato un primo 50 metri eccellente, mentre Phelps faticava ad ingranare, passando solo 7° a metà gara. Il ritorno dell'americano è stato imperioso e tutto si è risolto in un arrivo entusiasmante e mozzafiato: oro a Phelps per un centesimo (ma niente record stavolta!) su Cavic, con i serbi che hanno anche presentato un ricorso contro il verdetto che però è stato confermato. L'ultima fatica è stata la staffetta 4x100 mista in cui ha nuotato la frazione a farfalla: una gara in cui gli americani si sono imposti di misura su una coriacea Australia con un nuovo record del mondo. E così si è completata la settimana magica di Phelps che l'ha portato a questa incredibile serie di otto medaglie d'oro con sette record del mondo.
Phelps più in alto di Spitz e delle sue 7 medaglie d'oro a Monaco 1972, dunque: il leggendario sorpasso è arrivato, anche se forse Phelps farà più fatica a mantenere il suo personaggio nel mito come Spitz. E' un grandissimo campione, ma fuori dall'acqua non ha una personalità meno spiccata del predecessore, trasmette una certa umanità ma parla poco, è molto normale, schivo e semplice, al contrario di Spitz che nel bene e nel male, amato ed odiato, riusciva sempre a mettersi al centro dell'attenzione ed anche su questo ha costruito la sua fama. Un personaggio più da rotocalco Spitz, capace di dividere e far discutere, mentre Phelps piace abbastanza a tutti ma colpisce meno l'immaginario collettivo.
Un altro dei personaggi più attesi e chiacchierati, il francese Alain Bernard, non ha tradito le aspettative: arrivato a Pechino con il record mondiale dei 100 stile libero, se ne è andato con una delusione nella staffetta, con il record sfilato, ma con l'oro, uno dei più prestigiosi dei Giochi, dei 100. Già nelle semifinali, che hanno sancito l'uscita di scena del nostro Magnini, Bernard e l'australiano Sullivan si sono sfidati strappandosi il record, che alla fine è stato di quest'ultimo. In finale, però, il più forte è stato Bernard, che dopo essere passato leggermente dietro alla virata, ha rimontato vincendo all'ultima bracciata. Un campione che non entusiasma, comunque, questo Bernard: una massa di muscoli incredibile, davvero esagerata rispetto agli altri nuotatori, stilisticamente non molto bello. Ma la forza fa la differenza e questo è bastato a Bernard per mettersi al collo una delle medaglie più ambite dei Giochi, quella più classica del nuoto. E che dire del nostro Magnini? Il due volte campione del mondo è rimasto sui tempi delle scorse stagioni mentre tutti gli altri hanno buttato giù anche oltre un secondo dopo l'adozione dei nuovi costumi che stanno caratterizzando il nuoto attuale. Una rincorsa tecnologica che non ha precedenti in questo sport, con i nuovi materiali che consentono agli atleti di scivolare nell'acqua con prestazioni clamorose e che cancellano tutto quello che era stato finora. Magnini, purtroppo, sembra non essersi adattato al meglio a questa opportunità. Ma chi al Watercube non ha proprio lasciato traccia è stata Laure Manaudou, in crisi psicologica oltre che tecnica. La francese aveva dato segnali poco confortanti nei mesi di preparazione: impegni extrasportivi, poca voglia di allenarsi duramente. A Pechino ha conquistato a fatica un paio di finali dove ha chiuso mestamente in coda, lasciandosi andare alle lacrime e a propositi di ritiro dalle gare. L'Italia ha chiuso la settimana del nuoto con due medaglie, un po' al di sotto del previsto: oltre alla Pellegrini è salita sul podio la romana Alessia Filippi negli 800 stile libero, dietro alla inarrivabile inglese Adlington che ha battuto il più antico record del mondo, quello di Janet Evans, vecchio di quasi vent'anni. Per la Filippi partenza lenta e poi via in progressione a riprendere tutte quante tranne la Adlington. E che dire invece dell'americana Dara Torres che a 41 anni è riuscita a salire per tre volte sul podio dopo una carriera infinita tra periodi di ritiro dalle gare e ritorni clamorosi: in uno sport in cui a 30 anni si viene considerati dei nonnetti la sua impresa resta tra le più significative dei Giochi di Pechino.




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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015