Mentre dalla pista del Nido d'Uccello la squadra azzurra di atletica colleziona soprattutto delusioni (una su tutte Andrew Howe), a risollevarne le sorti c'è la solita ancora di salvezza della marcia. Ivano Brugnetti, campione uscente, non è riuscito a ripetersi nella 20 km, chiudendo al 5° posto la gara vinta dal russo Borchin alla faccia di chi pensava che caldo e afa avrebbero sfavorito gli atleti dei paesi freddi. Un piazzamento con qualche recriminazione per Brugnetti perché "quelli davanti anziché marciare correvano" per dirla con le sue parole. E' andata meglio ad Elisa Rigando, 28 anni da Cuneo, che sotto un autentico diluvio ha marciato cauta la sua 20 km, andando a recuperare le avversarie partite più forte ma che hanno ceduto nel finale. L'oro è andato ancora ad una russa, Olga Kanishkina, davanti alla norvegese Plaetzer e alla nostra Rigando. "Un bronzo che vale un oro" sono state le prime parole della medaglista azzurra. Il capolavoro però l'ha firmato un giovane altoatesino, Alex Schwazer, che già si era fatto conoscere ai Campionati del Mondo del 2005, quando appena ventenne si era presentato con un terzo posto nella massacrante 50 km. Un piazzamento bissato ai Mondiali successivi di Osaka, nel 2007, ma con grandi rimpianti: quella volta Schwazer partì lentamente seguendo una propria tabella di marcia che poi si rivelò troppo guardinga. Nel finale l'azzurro rinvenne fortissimo recuperando minuti e tagliando il traguardo con un terzo posto, ma anche tante energie ancora da spendere e tanta rabbia da smaltire. Stavolta Alex non ha sbagliato niente nella sua 50 km, e per non rischiare ha fatto gara di testa dimostrando di essere un gradino sopra a tutti gli altri, con un ritmo impressionante ed una bella tecnica di marcia. Il drappello dei pretendenti alle medaglie si è ridotto a quattro marciatori che hanno guidato a lungo la gara, con Schwazer attorniato da un cinese, un russo ed un australiano, ma quasi senza volerlo, dopo 42 km e più di tre ore di gara sotto un sole cocente, l'azzurro se ne è andato da solo. Non era ancora il momento che aveva previsto per attaccare, ma quando si è messo in testa gli altri si sono piegati e allora è stato il momento di proseguire nel one men show. Otto chilometri di gloria, a dare il cinque ad un gruppo di spettatori già fuori dallo stadio e poi l'apoteosi, le lacrime all'arrivo, il ricordo del nonno scomparso da poco. La 50 km mancava nella bacheca azzurra dal 1964, l'oro di Abdon Pamich succeduto a quello di Pino Dordoni nel '52, ma Schwazer "può aprire un'era, può vincere il titolo tre volte" sentenzia il tecnico Sandro Damilano, uno che non è solito sparare alto. Ma con Schwazer si può fare.
Link esterni: Sito ufficiale olimpiadi di Pechino 2008
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Dietista, Personal Trainer: DR.Riccardo BorgacciCome mai non riesco a replicare ad una risposta?: Io ho obblighie e doveri da assolvere, ma tra questi non rientrano le baruffe con altri operatori del sito; mi spiace.
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