Pechino 2008: la grande occasione

Non si può certo pensare ai Giochi Olimpici esclusivamente come ad una manifestazione sportiva, tanto più in questa occasione in cui l'evento si svolge a Pechino. La Cina ha impostato ovviamente un lavoro che mira all'esaltazione del proprio impetuoso slancio economico, ma non può certo nascondere al mondo tutte le contraddizioni che si annidano dietro ad esso. L'impatto mediatico dei Giochi, con la Cina che si ritroverà al centro del mondo, dovrà servire a raccontare tutto del gigante asiatico e proprio da qui ha preso il via la prima accesa polemica riguardo a Pechino 2008. Una questione che è stata sollevata da Steven Spielberg, il grande regista hollywoodiano chiamato dai cinesi come consulente artistico delle cerimonie di apertura e chiusura.

Grande occasione pechino 2008Spielberg ha portato all'attenzione il caso del Darfur, dove decine di migliaia di persone stanno morendo nel conflitto che sta devastando questa regione del Sudan dal 2003. La Cina ha rapporti molto stretti con il governo sudanese, che gli fornisce ingentissime risorse petrolifere, e si è più volte opposta, in seno al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, all'invio dei caschi blu in Darfur. Il Sudan dal canto suo appoggia le milizie islamiche nella guerra del Darfur e così si crea un vortice di violenza in cui gli interessi economici cinesi contribuiscono a non far trovare una soluzione. Per questo Spielberg ha usato la propria immagine per dare voce al Darfur, sfruttando la portata mediatica che corre dietro ad ogni notizia che riguarda i Giochi cinesi. Il regista ha annunciato che si dimetterà dal suo incarico di consulente artistico se la Cina non prenderà la distanze dal governo sudanese, e c'è da augurarsi che dietro a questa iniziativa ne nascano altre, dai mille occhi che saranno rivolti a Pechino, per dare voce a chi vede annullati in Cina i propri diritti umani o ignorate le più elementari norme di rispetto dell'ambiente. Ecco che i Giochi saranno la grande occasione per portare ad una ribalta universale le contraddizioni, le verità nascoste di questa Cina, di aprire nuove porte, sperando che le luci su questi problemi restino accese anche dopo le due settimane di gare e che servano a favorire prese di posizione più nette e trasparenti rispetto ai diritti umani più basilari.
Ma anche il mondo sportivo ha a Pechino la sua grande occasione di fare un punto e a capo, di tracciare una riga e ripartire dopo anni veramente difficili in cui il doping e gli interessi economici l'hanno fatta da padroni. Basta pensare al caso Marion Jones esploso in una confessione choc il 5 ottobre 2007, dopo anni di sospetti: l'atleta americana era stata tra le stelle delle Olimpiadi di Sidney del 2000 dove aveva vinto 3 medaglie d'oro e 2 d'argento, prima donna dell'atletica a salire 5 volte sul podio nella stessa edizione dei Giochi. La Jones era sempre stata avvolta da un alone di sospetto, un po' per le sue performance esagerate, un po' per i compagni di vita che si era scelta, prima il pesista CJ Hunter, squalificato per nandrolone nel 2000, e poi il velocista Tim Montgomery, coinvolto in traffici di prodotti dopanti e frodi bancarie. Nel 2004 la Jones era stata investita dallo scandalo Balco, un'azienda farmaceutica statunitense fornitrice di sostanze dopanti a numerosi campioni, e accusata direttamente di aver fatto largo uso di prodotti illeciti prima e dopo i Giochi di Sidney. La Jones ha negato per anni, mentre le sue quotazioni di atleta scendevano malinconicamente, fino alla confessione del 5 ottobre: "Mi sono dopata e mi ritiro dall'atletica" ha annunciato in lacrime la Jones davanti ad un giudice, aggiungendo che avrebbe immediatamente riconsegnato le medaglie olimpiche. Ora il CIO e la WADA, l'organizzazione mondiale contro il doping, stanno stringendo il cerchio ponendo controlli sempre più rigidi e squalifiche più severe dopo anni in cui l'antidoping doveva rincorrere affannosamente con risorse e leggi inadeguate. L'organizzazione della lotta al doping sta finalmente facendo passi da gigante, i controlli si moltiplicano ed anche la Cina si muove con insospettabile decisione allestendo, per volere del Ministero dello Sport, un modernissimo laboratorio che vigilerà anche sui Giochi. Pur tra tante difficoltà e con un cammino in cui ancora moltissimo è da scrivere, sembra quindi farsi strada una presa di coscienza decisa contro il doping, che dovrà puntare soprattutto a lasciare un'eredità forte alle nuove generazioni, non tanto dal punto di vista delle tecnologie per la lotta agli aiuti proibiti, quanto per trasmettere una sana cultura sportiva.




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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015