Pechino 2008: la fiaccola avanza tra le proteste

Già alla blindatissima cerimonia di accensione in quel di Olimpia c'era stato un timido ed isolato tentativo di protesta, che sembrava annunciare come il mondo avrebbe accolto il viaggio della Fiamma dei Giochi cinesi. Dall'Europa all'America i primi passi del viaggio che ha portato il simbolo dei Giochi, il Fuoco sacro di Olimpia, in giro per il mondo sono stati quanto mai turbolenti. Dopo l'accensione di fine marzo e l'approdo a Pechino, la Fiamma ha iniziato il suo tour mondiale che l'ha portata dapprima nella vecchia Europa, dove a Londra ha trovato un'accoglienza infuocata ad opera dei dimostranti che hanno letteralmente assaltato il convoglio olimpico per manifestare a favore del Tibet. Come si ricorderà la Cina si è resa protagonista di una brutale repressione contro il popolo tibetano che vive sotto il giogo del gigante asiatico. Fiamma olimpica protesteMolti capi di stato e di governo si sono uniti alla proposta avanzata dal Presidente Francese, Nicolas Sarkozy, che ha legato la propria presenza a Pechino all'avvio di un dialogo tra la Cina ed il Dalai Lama, capo spirituale del popolo tibetano. Il premier britannico Gordon Brown ha annunciato che non sarà a Pechino per la cerimonia di inaugurazione, ed anche il Presidente americano George Bush potrebbe fare altrettanto. Tutti i potenti del mondo chiedono quindi alla Cina un ammorbidimento dei rapporti con il Tibet e con il Dalai Lama, ma da Pechino non arrivano reazioni in tal senso. Così il viaggio della Fiaccola Olimpica da momento di unione tra i popoli si sta trasformando in un percorso ad ostacoli tra proteste che a volte degenerano nella violenza. Tutto molto triste, ma se questo dovesse servire a creare delle condizioni nuove in Tibet allora la Fiaccola avrebbe compiuto il proprio ruolo di portatrice di pace e fratellanza e questa sarebbe la più bella vittoria delle Olimpiadi.
La giornata londinese della Fiaccola è stata particolarmente calda, nonostante la neve che ha imbiancato la capitale inglese un po' fuori stagione: ben 30 attivisti pro Tibet sono stati arrestati, alcuni hanno cercato di spegnere la torcia con degli estintori, altri hanno cercato di strapparla dalle mani dei tedofori, costantemente scortati da migliaia di poliziotti. La successiva tappa a Parigi non è andata meglio: la Fiaccola è stata portata più volte al riparo sui pullman dell'organizzazione per sfuggire alle proteste più accese, quindi sono state issate sulla Tour Eiffel e agli Champs Elisèes delle bandiere olimpiche con cinque manette al posto dei cinque cerchi. Anche qui arresti a decine, risse tra gruppi filocinesi e filotibetani, e la cerimonia conclusiva al municipio di Parigi annullata. A San Francisco gli attivisti hanno preceduto l'arrivo della Fiaccola issando megamanifesti sul Golden Gate, il ponte simbolo della città. Qui sono scesi in campo anche le star Hollywoodiane, in testa Richard Gere, da sempre impegnato per il Tibet, con una manifestazione insieme ai tibetani che vivono negli Stati Uniti. A questo punto anche il CIO è dovuto scendere in campo ed affrontare la questione: il Presidente Jacques Rogge ha invitato Pechino a cercare una soluzione pacifica per il Tibet evitando ogni forma di violenza, incompatibile con i valori olimpici. Dalla Cina però hanno fatto ancora orecchie da mercante, limitandosi a condannare i manifestanti che hanno disturbato il viaggio. Ovunque però, al passaggio della Fiamma, si annunciano nuove manifestazioni contro la Cina, e già si pensa a cosa potrà accadere quando, come confermato da Pechino, farà tappa a Lhasa, capitale del Tibet, il 20 di giugno.

 

Il percorso della fiamma Olimpica Niente Fiamma Olimpica a Taiwan Accensione della Fiamma Olimpica La fiaccola avanza tra le proteste La Fiaccola sul tetto del mondo



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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015