Du Toit e Pistorius, porte aperte per i Giochi

Sembrava definitivamente archiviata la possibilità di partecipazione alle Olimpiadi di Oscar Pistorius, l'atleta diversamente abile che grazie alle sue particolari protesi in carbonio vuol sfidare i normodotati sui 400 metri. Il CIO si era pronunciato in maniera negativa sulla sua richiesta di iscrizione ai Giochi per normodotati, ma il ragazzo sudafricano non si è arreso ed è arrivato al TAS, il Tribunale Amministrativo dello Sport che ha sede a Losanna. Dalla Svizzera è arrivato quindi il verdetto che ha ribaltato il giudizio del CIO e che lo costringerà ad accettare Pistorius ai Giochi. Secondo il TAS infatti Pistorius non avrebbe un vantaggio dall'uso delle protesi, come invece era sostenuto dal CIO per motivare l'esclusione dell'atleta sudafricano. Pistorius infatti è nato con una grave malformazione che l'ha costretto all'amputazione di entrambe le gambe sotto il ginocchio: per correre usa delle speciali protesi in fibra di carbonio, frutto di accurate ricerche scientifiche. Le protesi sono state al centro del dibattito: danno un vantaggio all'atleta che le usa facendogli usufruire di una spinta maggiore dalla pista oppure no? E soprattutto cosa accadrà in futuro? La tecnologia che sta alla base di queste protesi è ai suoi primi passi e potrebbe portare nei prossimi anni ad atleti diversamente abili che potrebbero battere i normodotati non in virtù di doti fisiche proprie ma esclusivamente della stessa tecnologia che sfruttano. Una vicenda complessa e che andrà senz'altro rivisitata via via che i progressi tecnologici faranno cadere nuove barriere: per ora però crediamo che dare la possibilità a Pistorius di correre tra i normodotati sia solo un motivo di speranza per chi si trova a dover combattere contro realtà terribili come quella conosciuta dal ragazzo sudafricano.


Dopo la storia di Oscar Pistorius ecco quella di Natalie Du Toit. Stesso paese di provenienza, il Sudafrica, stessa passione per lo sport nonostante la vita li abbia segnati nel fisico, stesso desiderio di partecipare alle Olimpiadi gareggiando al fianco dei normodotati. Se per Pistorius la strada per arrivare a Pechino è stata piena di ostacoli, Natalie Du Toit, con meno proclami e meno attenzione mediatica, non ha avuto difficoltà a farsi accettare. Natalie è una ragazza sudafricana di 24 anni che nuota praticamente da sempre. Già a 16 anni aveva mancato di poco la qualificazione olimpica per Sidney 2000, ma poco più avanti la sua vita doveva conoscere il dramma: nel febbraio 2001 una macchina la centrò mentre guidava il suo motorino. Da allora Natalie ha ripreso in un batter d'occhi a nuotare normalmente, ma con una gamba sola ed il suo sogno di partecipare alle Olimpiadi è rimasto altrettanto forte. Ad Atene ha raccolto una collezione straordinaria di allori alle Paraolimpiadi, ben 5 medaglie d'oro, ma la competizione con i normodotati non è mai stata vietata a Natalie. La ragazza è infatti campionessa assoluta africana dei 1500 metri stile libero ed ha partecipato a varie competizioni internazionali. A questo punto viene da chiedersi perché la Du Toit è accettata nelle normali competizioni senza nessuna difficoltà e per Pistorius si creano tanti ostacoli. Il motivo è presto spiegato: la Du Toit nuota con la sola forza delle sue braccia e con la sua unica gamba, senza nessun artificio tecnico, mentre Pistorius per correre, ovviamente, ha bisogno di queste protesi in carbonio che preoccupano non poco gli esperti. Una preoccupazione che nasce dal fatto che queste protesi sono il frutto di una nuova tecnologia che andrà sempre più migliorandosi e che ben presto potrebbe consentire agli atleti amputati che le usano di andare molto più forte dei normodotati. Atleti che diventano robot da perfezionare in laboratori, gallerie del vento e quant'altro, questa è la preoccupazione che ha portato alla prima esclusione di Pistorius, poi cancellata dalla sentenza del TAS. Per Natalie Du Toit il problema non si pone: grazie anche alle caratteristiche dello sport in cui eccelle, può gareggiare con le sue doti naturali e niente più. Dopo tanti anni in piscina è passata alle prove di fondo, le lunghe distanze in cui si sfida il mare aperto. A Pechino questa prova  sarà al debutto olimpico sulla distanza di 10 km. La ragazza sudafricana ha ottenuto una strepitosa qualificazione agli ultimi Campionati Mondiali, svoltisi a Siviglia a inizio maggio: un 4° posto eccezionale, ad una bracciata dalla medaglia di bronzo e sei secondi dalla vittoria. A Pechino coronerà sicuramente il suo primo sogno, quello di partecipare alle Olimpiadi, ma sognare non è mai troppo e allora perché non una medaglia?




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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015