Diritti umani e inquinamento: cosa succederà a Pechino?

Iniziata con la speranza di riuscire a cambiare anche solo parzialmente l'orientamento del regime cinese sui grandi temi, l'avventura di Pechino 2008 si sta scontrando con una realtà molto dura. Smog pechino 2008Prima le richieste agli atleti di non rilasciare dichiarazioni di natura politica ed etica durante le Olimpiadi, poi le dure repressioni esercitate in Tibet nonostante gli occhi del mondo intero siano sempre più orientati a quanto sta facendo la Cina, e sullo sfondo il dramma dell'inquinamento in cui le ecologiche realizzazioni olimpiche sono una goccia nel mare. Un inquinamento che sta mettendo a rischio, oltre a problematiche ben più gravi, anche il regolare svolgimento di alcune gare olimpiche all'aperto, specie quelle dir esistenza come maratona, marcia, ciclismo o triathlon. A questo proposito ha fatto scalpore la netta presa di posizione del campione etiope Haile Gebrsilassie, che sarebbe dovuto essere a Pechino nella maratona, distanza nella quale detiene la miglior prestazione mondiale: 42 km corsi a Berlino in 2 ore, 4 minuti e 26 secondi. Ebbene il campionissimo etiope, plurimedagliato olimpico e mondiale su 5000 e 10000 metri, ha annunciato che non disputerà la maratona olimpica proprio per il problema dell'inquinamento. Gebrsilassie ha infatti dei problemi di asma e ritiene che correre una maratona nelle sue condizioni di salute in mezzo ad uno smog spropositato come quello che si troverà a Pechino possa essere pericoloso. Un colpo durissimo per l'immagine di Olimpiadi verdi tanto sbandierata, in maniera anche ipocrita, dal comitato organizzatore. Il CIO ha annunciato un monitoraggio costante della situazione inquinamento con l'ipotesi di spostare le gare più a rischio in orari o date diversi da quelli previsti, anche se la possibilità che altri atleti seguano la scelta di Gebresilassie o addirittura alcune gare possano essere cancellate, non è da escludere a priori. Sarà difficile per Pechino mettere tutta la polvere sotto il tappeto e far finta che queste possano davvero essere ricordate come le Olimpiadi verdi. Altrettanto cercheranno di fare, e con più forza, per le questioni etiche ed umane. I Giochi e la loro forza mediatica sono una cassa di risonanza troppo grande  e porteranno alla ribalta tante realtà dimenticate: la questione tibetana è riesplosa con forza, con manifestazioni contro il regime cinese - che schiaccia la cultura del Tibet - che il governo di Pechino ha represso violentemente lasciando per strada decine di morti ignorati sistematicamente dai media nazionali. Anche l'attenzione particolare del mondo verso la Cina, in questi mesi di cammino in attesa dei Giochi, non ha spostato le reazioni cinesi verso il Tibet. Certo è che questa volta la Cina è davvero al centro del mondo e tutto quanto sta facendo ha un impatto mediatico enorme. Le proteste del mondo intero per la repressione esercitata dal governo cinese in Tibet sono state sollecite e nette come non mai. Da tutte le parti si è comunque cercato di dividere la politica dallo sport, un esercizio di equilibrismo per le Olimpiadi cinesi. Dagli Stati Uniti  ai maggiori stati europei, tutti hanno concordato che la parola boicottaggio verso i Giochi non deve neanche essere presa in considerazione. Anche il Dalai Lama, il leader spirituale del Tibet che vive in esilio in India dal 1959 (l'anno dell'occupazione cinese in Tibet) ha chiesto di non boicottare le Olimpiadi. L'unica voce fuori dal coro è stata quella del nuovo leader Taiwanese, Ma, che ha parlato di boicottaggio se la Cina continuerà le sue dure repressioni in Tibet. Anche il Presidente francese Nicolas Sarkozy ha parlato di un possibile mini-boicottaggio che riguarderebbe esclusivamente la cerimonia d'apertura. La cosa più probabile è che tutto si ricomponga da qui ad agosto, perché tornare all'onta dei boicottaggi sarebbe una sconfitta per tutto il mondo e farebbe rispegnere di nuovo i riflettori sulle questioni dei diritti civili in Cina di cui adesso finalmente tutto il mondo parla.
Intanto per non dare modo ai tibetani di inscenare proteste clamorose dal punto di vista mediatico, Pechino ha chiuso l'accesso all'Everest: sulla montagna più alta del mondo dovrà transitare a maggio la Fiaccola olimpica e il timore di una protesta per l'indipendenza del Tibet in quell'occasione era molto forte. Per questo gli accessi sono già stati chiusi e lo saranno fino a maggio. Ad accrescere le preoccupazioni per quanto potrà accadere da qui all'inizio delle Olimpiadi è stata la rivelazione del governo cinese di un piano terrorista pronto ad essere messo in atto durante i Giochi. Ad architettarlo un gruppo del Movimento islamico del Turkestan orientale: un gruppo ritenuto terrorista dalle Nazioni Unite, che però hanno anche rilevato le azioni repressive dei cinesi in questa regione a maggioranza mussulmana e ricca di risorse energetiche. In un evento di rilevanza universale come le Olimpiadi, c'è perciò la preoccupazione che le tante situazioni ambigue portate avanti dalla Cina in questi decenni, sul piano umano ed etico, si possano ritorcere contro al grande tiranno creando pericolo ed una situazione ben diversa dalla festa che dovrebbero essere i Giochi Olimpici.




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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015