Pechino 2008: è successo anche questo

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Un'Italia d'oro sul ring. Il pugilato azzurro ha chiuso le Olimpiadi con un bilancio straordinario, ben tre pugili medagliati, come mai era accaduto negli ultimi vent'anni. Il supermassimo Roberto Cammarelle è stato il pugile più apprezzato dell'intero torneo, riuscendo a mandare al tappeto i malcapitati avversari sia in semifinale che in finale, una rarità nel pugilato olimpico. In finale Cammarelle ha suonato il cinese Zhang, con delle serie di colpi che hanno messo in ginocchio l'idolo di casa. Niente di meglio per esorcizzare il pericolo di una giuria troppo casalinga. Ventottenne di Cinisello Balsamo, Cammarelle ha rinunciato al passaggio tra i professionisti ed ha confermato anche dopo il trionfo olimpico di voler proseguire la sua attività come dilettante nel gruppo della Polizia, nonostante le sirene provenienti dal mondo pro. Alla gioia e commozione di Cammarelle per il suo oro ha fatto da contraltare la grande delusione di Clemente Russo, peso massimo campano che sperava anche lui di aggiudicarsi la vittoria. Invece, dopo essere arrivato con autorevolezza alla finale, il pugile campano si è imbattuto nel russo Cakchiev che l'ha sconfitto per 4-2. Un argento molto amaro per Russo, che aveva sconfitto il rivale ai Mondiali ma qui è rimasto invischiato in un match scorbutico e con più lotta che pugilato. A rimpinguare in maniera abbastanza inaspettata il medagliere ci ha pensato anche Vincenzo Picardi, napoletano, che ha raggiunto la semifinale nei pesi leggeri battuto da un tailandese: il risultato gli ha comunque permesso di aggiudicarsi il bronzo.

 

Un cubano aggredisce l'arbitro e Fidel Castro lo difende. Un grave episodio ha macchiato la kermesse del taekwondo, l'arte marziale coreana che potrebbe essere all'ultima apparizione olimpica. L'atleta cubano Angel Valodia Matos ha aggredito un arbitro dopo la conclusione del suo incontro per l'assegnazione della medaglia di bronzo, che aveva visto il cubano sconfitto. Subito dopo l'incontro Matos si è diretto verso l'arbitro protestando vivacemente ed è passato rapidamente dalle parole ai fatti sferrando un calcio al viso del malcapitato arbitro. La Federazione di Taekwondo ha deciso in breve per una sanzione esemplare verso l'atleta cubano, reo di un gesto davvero inqualificabile. Matos è infatti stato squalificato a vita da tutte le competizioni di taekwondo e così anche il suo allenatore. A Pechino l'episodio si è concluso così, ma dopo i Giochi da L'Avana si è fatta sentire la voce nientemeno che di Fidel Castro. Il Lider Maximo ha espresso la sua comprensione per Matos: la reazione, secondo Castro, è stata dettata dal comportamento degli arbitri contro gli atleti cubani per tutte le Olimpiadi. Soprattutto nel pugilato, terreno di conquista per i cubani nelle scorse edizioni delle Olimpiadi, Castro ha registrato una chiara avversione per i suoi atleti. Cuba ha chiuso le Olimpiadi con sole 2 medaglie d'oro

 

L'amarezza dei fratelli Sibello. La lunga diatriba della vela, classe 49er, che ha visto protagonisti, loro malgrado, anche i fratelli Sibello, è arrivata al TAS (il Tribunale dello Sport di Losanna) che ha emesso il suo verdetto nel penultimo giorno di gare olimpiche, sabato 23. Il TAS ha dato ragione all'equipaggio danese che si era aggiudicato l'oro, spingendo così fuori dal podio i fratelli Sibello. Ma ricostruiamo brevemente la vicenda: alla vigilia dell'ultima regata, la Medal Race, l'equipaggio danese, al comando della classifica, si è fatto prestare la barca dai croati, già eliminati dalla competizione, perché la loro si era danneggiata (rottura dell'albero). Con la barca che portava chiaramente le insegne della Croazia, i danesi sono andati a vincere, mentre i fratelli Sibello hanno chiuso al 4° posto della classifica generale, quindi fuori dal podio. Subito, però, è sorta la polemica, con il reclamo ufficiale, perché per regolamento nessun equipaggio può regatare con una barca che non sia la propria. Inoltre, le imbarcazioni debbono passare la notte precedente alla gara in quarantena per essere disponibili ad ogni controllo, ed in caso di rotture può essere sostituito solo il pezzo necessario, mai l'intera barca. Nonostante tutte queste palesi infrazioni il TAS ha dato ragione ai danesi, sostenendo che le barche sono tutte uguali e i vincitori non hanno quindi tratto vantaggio dall'averla cambiata e, anzi, lodando lo spirito olimpico con cui i croati hanno prestato la loro barca. I fratelli Sibello hanno espresso tutta la loro amarezza in una lettera aperta in cui hanno ripassato tutte le infrazioni commesse dai danesi chiedendosi perché esista un regolamento se poi non deve essere osservato.




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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015