Pechino 2008: la cerimonia di apertura

Il sipario si è alzato: con la tradizionale cerimonia di apertura è iniziata l'avventura delle Olimpiadi di Pechino 2008. Un'apertura che ha celebrato la nuova Cina che guarda al futuro, con anche molta attenzione rivolta al passato più glorioso, solo quello molto remoto, e poi i classici momenti d'ogni cerimonia, soprattutto una bellissima accensione del braciere. Prima della cerimonia, però, c'è da tornare purtroppo sull'ultima ondata di polemiche sollevata dalla politica italiana. Oggetto del contendere è stata l'opportunità o meno di partecipare alla sfilata degli atleti, uno dei momenti cardine di ogni cerimonia olimpica. La questione è stata sollevata dal capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, e dal ministro Giorgia Meloni: entrambi hanno invitato i nostri atleti a disertare la cerimonia in nome dei diritti umani. A stretto giro si sono avute le risposte, da altre istituzioni, come il presidente della Camera Gianfranco Fini, dagli atleti stessi, su tutti il portabandiera Antonio Rossi, e dalle autorità sportive nazionali e internazionali, i presidenti del CONI e del CIO. Da ogni parte un coro di disapprovazione per il tentativo della politica di interferire sui Giochi e sulla volontà degli atleti di sfilare. Il presidente del CONI, Gianni Petrucci, ha ricordato che la politica non può chiedere allo sport quello che la politica stessa non sa portare avanti. Anche Antonio Rossi, da capitano della spedizione, è stato molto chiaro: è giusto parlare di diritti umani, ma tocca alla politica fare di più. E da più parti si chiede perché la politica non dica niente sulle aziende italiane che hanno importanti rapporti commerciali con la Cina, che anzi vengono incoraggiati, e chiede invece allo sport di rinunciare ad una festa dell'umanità, come deve essere intesa una cerimonia di apertura dei Giochi, perché si svolge nella medesima Cina.
Festa si diceva, quindi, e festa in effetti è stata, pur senza dimenticare cosa c'è sullo sfondo in Cina. La cerimonia ha preso il via scandita da un countdown martellante di 2008 percussionisti armati di led colorati, per poi raccontare in un susseguirsi di sezioni alcuni momenti salienti della storia millenaria della Cina. Si è andati molto all'indietro, dalle pitture sui rotoli di carta che hanno fatto da scenografia, o meglio da tappeto, a tutta la cerimonia, quindi l'invenzione dei caratteri di stampa mobili, la via della seta, fino al passaggio repentino, con un salto di secoli, alla Cina che guarda al futuro, con lo stadio olimpico, il già celebre Nido d'uccello, ricreato da una muraglia di acrobati, ed ancora la Cina alla conquista dello spazio. Ci sono stati accenni alla natura, per la quale in Cina in realtà il più è ancora da fare, e poi gran sfarzo di fuochi d'artificio anche per ricordare l'invenzione della polvere da sparo che spetta ai cinesi. Una cerimonia che alla fine è risultata meno coinvolgente di altre, con un ricorso continuo alle coreografie di massa, ma che ha comunque riservato dei momenti di grande emozione. Su tutti l'accensione del braciere che ha chiuso la serata oltre la mezzanotte (con un ritardo di tre quarti d'ora sulla scaletta): l'ultimo tedoforo è stato Li Ning, il ginnasta che ai Giochi di Los Angeles 1984 si rivelò come la prima grande figura cinese della storia olimpica vincendo tre ori. Li Ning ha preso letteralmente il volo sorretto da un cavo metallico che l'ha portato in una corsa nell'aria a fianco della copertura dello stadio, fino all'altezza del braciere. Un braciere ben celato, che nonostante l'imponenza non si è praticamente scoperto fino all'ultimo. Davvero una scena ben costruita. Questo per la parte artistica. La sfilata degli atleti ha invece riservato la sorpresa dell'ottima accoglienza riservata a Taipei, la cosiddetta Cina nazionalista, mentre le due Coree, al contrario di quanto accaduto a Sidney e ad Atene, stavolta hanno sfilato separatamente: non sempre le Olimpiadi riescono nei miracoli. Il nostro Antonio Rossi, visibilmente emozionato, ha guidato la squadra azzurra, e ai cinesi padroni di casa è stata tributata una vera ovazione ed uno spazio interminabile per la sfilata. Da rimarcare anche il discorso del presidente del CIO, il belga Jacques Rogge, che ha ricordato il disastroso terremoto del Sichuan dello scorso maggio e si è soffermato, come suo solito, sull'importanza di gareggiare in maniera pulita, senza doping, per tutti gli atleti. Un impegno costante sul doping, quello di Rogge, che sta dando frutti, ma che ha bisogno di essere portato avanti in maniera più armoniosa tra i vari sport. Ed ora, con il braciere acceso, i discorsi, il protocollo, tutto a posto senza i temuti contrattempi, finalmente la parola può passare agli atleti.




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Ultima modifica dell'articolo: 24/12/2015