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      Ultima modifica: 23/11/2011

Il sogno infranto di Oscar Pistorius

Al fianco delle Olimpiadi per normodotati sono sempre più cresciute negli ultimi anni le Paralimpiadi, i Giochi riservati agli atleti diversamente abili. A qualcuno però deve essere sembrato troppo poco partecipare e vincere alle Paralimpiadi e da qui è arrivato il sogno impossibile, la voglia di oltrepassare ogni limite e barriera: un ragazzo amputato ad entrambe le gambe che gareggia alle Olimpiadi con gli atleti "normali". Oscar PistoriusE' questa la storia di Oscar Pistorius, un giovane atleta sudafricano campionissimo nell'atletica riservata ai diversamente abili, già medaglia d'oro paralimpica ad Atene 2004 sui 200 metri, quando non era neanche 18enne. Pistorius ha subito da bambino l'amputazione di entrambe le gambe sotto al ginocchio per una grave malformazione, ma ha saputo reagire senza mai darsi addosso. "Non mi considero un disabile" usa dire "ma una persona senza le gambe". Lo sport è diventato ben presto il suo mondo, prima il rugby, poi, dopo un infortunio al ginocchio, l'atletica. In un baleno ha cominciato ad esprimersi a livelli stupefacenti sulla pista, grazie alla sua forza di volontà, al talento e a delle particolari protesi in fibra di carbonio che sono poi diventate oggetto di studio ed analisi. Il ragazzo sudafricano, dopo aver stabilito i record mondiali dei 100, 200 e 400 metri per atleti amputati, ha voluto continuare il suo sogno verso mete inimmaginabili: correre tra i normodotati nelle Olimpiadi di Pechino 2008. L'annuncio di Pistorius ha fatto in breve il giro del mondo, raccogliendo stupore, entusiasmo e qualche perplessità. Il suo sogno di realizzare l'impossibile, un amputato ad entrambe le gambe che corre le Olimpiadi, ha affascinato ed incuriosito la gente, ma si è scontrato con l'opposizione della Federazione di Atletica. Secondo il massimo organismo di questo sport, infatti, le protesi in carbonio di Pistorius danno all'atleta un vantaggio in termini prestazionali rispetto ai normali arti e questa tesi è stata confermata dopo un approfondito studio commissionato dalla stessa Federazione. Il risultato è stato che le protesi in carbonio usate da Pistorius ricevono una spinta maggiore dalla pista rispetto a delle normali gambe e a conforto di questo sono stati paragonati i suoi valori di soglia aerobica e anaerobica con quelli di atleti che hanno fatto segnare tempi simili: qui si è visto che Pistorius ha dei valori più bassi e che quindi non potrebbe fare quei tempi se non con la spinta delle protesi "rimbalzanti". Certo, l'atleta sudafricano può ribattere che le prime falcate alla partenza sono molto più difficili con le protesi e così anche le curve, ma la Federazione ha già espresso i suoi giudizi. Intanto però Pistorius si è preso qualche bella soddisfazione ed il sogno di gareggiare contro i campioni normodotati si è avverato, anche se non alle Olimpiadi: nel 2005 ha partecipato al Gran Galà di Helsinki, ma è soprattutto la chiamata al Golden Galà di Roma del 2007 che ha fatto scalpore, perché il ragazzo ha ormai raggiunto una tale competitività che la sfida è diventata realmente competitiva. Il meeting romano si è svolto la sera del 13 luglio e Pistorius ha partecipato alla gara B (quella con gli atleti che hanno tempi cronometrici meno rilevanti) del 400 metri. Le difficoltà a mettersi in moto lo lasciano indietro nel rettilineo opposto all'arrivo ma il suo passo rimbalzante alla fine esce al meglio e la rimonta si ferma al 2° posto con un incoraggiante tempo di 46.90. Più di tutto però è rimasto il grande calore con cui lo Stadio Olimpico ha seguito l'evento. Il sogno olimpico di Pistorius quindi resterà tale, anche se restano dubbi e domande sulla sua esclusione a priori, anche se bisogna ricordare che per ottenere la qualificazione avrebbe dovuto comunque abbassare ulteriormente i propri tempi di oltre un secondo. Ma le domande restano: i regolamenti debbono piegarsi al buon senso, al desiderio di poter competere di un ragazzo sfortunato, oppure c'è il rischio effettivo di una deriva tecnologica come pronosticato dalla Federazione, di una robotizzazione degli atleti con protesi ed artifici che permettono di andare più veloci del proprio valore tecnico? Dare una risposta che tolga tutti gli interrogativi è improbo, ma valutando il caso in sé è difficile ritrovare in Pistorius una gelida pianificazione tecnologica.

 

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