Olimpiadi di Londra 2012 - Cronaca degli Episodi salienti

Londra, l'Olimpiade è giovane

“Inspire a generation”, ispirare una generazione. Inizia con questa frase la terza Olimpiade londinese. Un’Olimpiade giovane, sostenibile, che progetta il suo presente pensando al futuro. È una risposta alla faraonica Olimpiade di Pechino, costruita con le enormi disponibilità finanziarie del regime cinese. È il progetto, la sfida, l’idea di futuro lanciate non solo da Londra ma da tutto il mondo occidentale in risposta ad un sistema in grado di realizzare delle strabilie ma non di regalare la felicità alle persone.


Olimpiadi di Londra 2012 - Cerimonia Stadio

Così per molti sport sono piazze e parchi a fare da scenari alle gesta degli atleti, con strutture provvisorie. La magnificenza monumentale di Londra fa il resto e il gioco funziona. Anche lo Stadio Olimpico viene costruito con delle parti provvisorie per poter essere poi riadattato alla sua nuova vita post olimpica, con una riduzione drastica della capienza. Uno stadio un po’ spartano e poco emozionante, ma che fotografa bene la realtà.

Nonostante questo i costi sono altissimi. Non sono pochi gli inglesi che storcono il naso, ancor più in un momento economicamente non semplice. A far lievitare la spesa è soprattutto la sicurezza, che lievita fin oltre i 500 milioni di sterline, il doppio di quanto previsto inizialmente. Del resto le Olimpiadi sono un obiettivo sensibile e la prima conferma arriva il giorno dopo l’assegnazione dei Giochi a Londra, quando un attentato strozza in gola l’urlo di gioia dei londinesi. La corsa all’assegnazione si conclude il 6 luglio del 2005. Sono cinque le città in ballo: Londra, Parigi, Madrid, New York e Mosca. Si vota per quattro volte, e ad ogni tornata la città con meno preferenze viene eliminata. La capitale russa e la Grande Mela escono ai primi due scrutini, la partita resta europea. La candidatura di Madrid è forte e alla seconda votazione è la città spagnola ad ottenere più voti. Sorprendentemente però allo scrutinio successivo che determina le due finaliste è proprio Madrid ad essere eliminata, perdendo addirittura dei voti rispetto alla tornata precedente. Si parla di un errore di votazione di un membro del Cio che per distrazione avrebbe premuto il pulsante sbagliato eliminando di fatto Madrid. La realtà però è che a giocarsi le Olimpiadi 2012 sono Parigi e Londra. Un testa a testa in cui la capitale britannica prevale per 54 voti a 50. A Londra è il momento di fare festa. Il risveglio dal sogno olimpico però è violentissimo. All’indomani dell’assegnazione, il 7 luglio, tre bombe esplodono nella metropolitana londinese e una su un autobus, causando 56 vittime. Il timore di altri attentati costringe a blindare l’evento. Dal viaggio della fiaccola olimpica, ai preparativi, i test event, fino ai Giochi stessi, tutto è controllato e setacciato in maniera maniacale. L’atmosfera diventa un po’ soffocante, del resto si sa bene che anche per le Olimpiadi dopo l’11 settembre niente sarà più come prima.

Il richiamo ai giovani lanciato da Londra 2012 diventa allora un messaggio di speranza e fiducia in un momento in cui la crisi economica e il pericolo terroristico incombono minacciosamente. Ed è l’immagine simbolo della cerimonia d’apertura, l’accensione del braciere, a far viaggiare il messaggio in tutto il mondo. Anziché campioni dall’impatto mediatico planetario come David Beckham o leggende olimpiche come Steve Redgrave (cinque ori olimpici in cinque edizioni consecutive) sono sette ragazzi, sette giovani promesse dello sport ad illuminare la notte londinese con il fuoco sacro di Olimpia. Una notte che regala altre magie, tra lo humour inglese che porta la Regina Elisabetta e recitare con 007, all’invenzione del World Wide Web regalato da Tim Berners Lee al mondo per avvicinare persone, storie e culture. E l’Olimpiade, l’unico evento che il mondo lo riunisce per davvero, può cominciare.

Phelps, un addio da record

Quattro anni dopo sono ancora Michael Phelps e Usain Bolt a catalizzare l’attenzione sul palcoscenico olimpico. Due campioni accomunati da una carriera forse irripetibile, ma che non potrebbero essere personaggi più diversi. Tanto è schivo il nuotatore americano, tanto è esuberante il velocista giamaicano. A Londra Phelps è per la terza volta il numero uno della piscina, un dominio tanto lungo e diversificato nelle varie gare che non ha precedenti. In verità a Londra si scopre un Phelps un po’ più umano, campione ma non cannibale inavvicinabile. Nei 400 misti arriva addirittura fuori dal podio e nei 200 farfalla, specialità in cui è imbattuto da un decennio, viene sorprendentemente superato all’ultima bracciata dal sudafricano Chad Le Clos. Stavolta anche il Cannibale di Baltimora deve faticare per conquistarsi le sue medaglie, ma i successi arrivano nei 200 misti e nei 100 farfalla, a spese del connazionale Lochte e ancora di Le Clos. Le staffette gli regalano altri due ori e un argento: il bottino londinese porta la sua bacheca olimpica a quota 22 medaglie, di cui 18 d’oro! Anche l’ultimo record, quello di medaglie olimpiche vinte, ancora detenuto dalla ginnasta russa Larissa Latynina con 18, è suo. Phelps può così ricevere gli ultimi applausi della carriera nella sera in cui il nuoto chiude il suo programma, dopo aver vinto la staffetta 4x100 mista, quando l’organizzazione ritaglia uno spazio tutto per lui, per far salutare al pubblico l’uscita di scena del più grande nuotatore di tutti i tempi. Londra è infatti l’ultima gara della carriera di Phelps, un campione da record ma che non ha mai regalato uno sprazzo di vivacità, una dichiarazione, un gesto in grado di renderlo magico.

La rassegna del nuoto è dominata dallo squadrone americano che non è certo solo Phelps. Ryan Lochte, nuotatore eclettico che si destreggia tra dorso, stile libero e misti, porta a casa la bellezza di cinque medaglie, le donne non sono da meno con la regina del dorso Missy Franklin e altre splendide atlete come Dana Vollmer e Rebecca Soni. Agli altri restano le briciole, ma c’è comunque lo spazio per una manciata di bei nomi. La sorpresa più grande la fa la lituana Ruta Meilutyte. Ha solo 15 anni e una storia particolare alle spalle: da bambina ha perso la madre ed ha lasciato il suo paese per studiare alla scuola del nuoto britannica. Storie di vita e di sport. Fa parlare di sé un’altra ragazzina, la cinese Ye Shiwen. A 16 anni vince il doppio oro dei 200 e 400 misti con delle prestazioni sbalorditive. Nell’ultima frazione a stile libero la cinesina nuota più veloce di quanto facciano Lochte e Phelps nella stessa gara maschile, una performance incredibile che suscita qualche malumore e qualche chiacchiera. Del resto la storia dello sport cinese non è sempre stata all’insegna della massima pulizia e ad ogni risultato strabiliante ecco i sospetti. Nessun dubbio invece sulla classe di Sun Yang, principe del mezzofondo che demolisce avversari e primati nei 400 e 1500. Il cinese è anche argento nei 200 stile libero, dove si consacra Yannick Agnel, un francese di oltre due metri che si prende anche il lusso di sorpassare a vele spiegate Lochte nella staffetta 4x100 stile libero.

Chi esce con una vera disfatta dalla piscina londinese è la spedizione azzurra, arrivata con grandi speranze e finita in una polveriera. Tutti i nostri sono clamorosamente al di sotto delle attese: Federica Pellegrini è solo 5° nei 200 e nei 400 stile libero, l’argento mondiale Dotto non arriva neanche in finale nei 50 e nei 100, ancora peggio va Magnini. Il clan si spacca per il clamoroso flop e gli ultimi giorni di gare passano tra le accuse di Magnini che attacca apertamente gli allenatori in tv, e le repliche di questi ultimi e degli altri atleti. Per i nostri personaggi da copertina, abituati ormai più ai rotocalchi che alla Gazzetta dello Sport, non c’è neanche una ritirata umile e dignitosa a salvare la faccia.


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